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Anni fa si diceva … La Cina è vicina… ma non ci avevano predetto che avrebbe letto Goodmorningumbria

31 ottobre 2012

LETTERA A GOODMORNINGUMBRIA

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Storia, “Augusto Roncetti, un umbro nella Cina del primo Novecento”

14 marzo 2012

Augusto Roncetti

Lunedì 19 marzo, ore 17

Sala dei Notari. Sandro Allegrinipresenta l’incontro dell’Accademia del Dónca intitolato: “Augusto Roncetti, un umbro nella Cina del primo Novecento” con Mario Roncetti, ex prefetto della Biblioteca Augusta, e Attilio Bartoli Langeli, presidente della Deputazione di Storia patria per l’Umbria. L’Accademia del Dónca rende omaggio alla gloriosa Arma dei Carabinieri, ricordando un personaggio umbro di grande significato. Da Spoleto a Pechino nella concessione di Tien Tsin, ai primi del XX secolo. Da pastorello a carabiniere e pioniere del volo. Augusto Roncetti, classe 1889, era entrato nell’Arma per sfuggire a una condizione sociale ed economica precaria, animato dalla speranza di poter intraprendere una carriera promettente, alla ricerca di più ampi orizzonti geografici e umani. La sua formazione inizia col conseguimento della licenza elementare, che gli fa scoprire una crescente attenzione per la cultura. Dalle caserme romane, finisce a Mussomeli, vicino a Caltanissetta, un luogo che lo mette in contatto con un mondo e una mentalità diversi dalla sua. Rientrato

Augusto Roncetti

(nel 1912) a Roma, viene inviato nella concessione italiana in Cina di Tien Tsin, con un lungo viaggio in nave, poco dopo la conclusione della guerra dei Boxer. Resta in quell’enclave all’estero per tre anni, rientrando in Italia allo scoppio del primo conflitto mondiale. Appassionato di volo, Augusto Roncetti chiede di arruolarsi nell’aviazione, che compiva allora i primi passi. Ottiene il brevetto di volo: terzo pilota italiano dell’Arma. Dopo la fine della guerra, torna tra i carabinieri coi quali conclude la carriera nel 1937 col grado di maresciallo. Scompare nel 1971. Augusto Roncetti ha raccontato queste fasi della propria esistenza in due distinti diari: il primo, relativo all’esperienza cinese, il secondo intorno alla scuola piloti. I figli Antonio, già insegnante, e Mario, per un ventennio alla guida della biblioteca Augusta di Perugia, hanno pubblicato il volume “Da Spoleto a Pechino. Passione per il volo”, con prefazione di Roberto Abbondanza, edito sotto gli auspici della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria. Il cui presidente, il noto studioso Attilio Bartoli Langeli, ne tratterà alla Sala dei Notari. Il figlio Mario tratteggerà spigolature di carattere storico e personale, avvalendosi del contributo di uno slide (curato da Luigi Petruzzellis) ricco di immagini d’epoca. È prevista la presenza di rappresentanti dell’Arma.

 

 

 

 

 

 

 

SOCCI: “QUESTA NON E’ UNA CRISI. L’ITALIA E’ BOTTINO DI GUERRA”

11 febbraio 2012

Quando Mario Monti diceva la verità e ci vedeva lungo: “Sui mercati è nato un vero e proprio conflitto”. E noi siamo la preda grossa. «Sembra che una coltre di oscurità sia scesa sul nostro tempo e non permetta di vedere con chiarezza la luce del giorno», scrive il Papa nel suo messaggio per la giornata mondiale della pace. Ma da dove viene questa tenebra che produce ansia e insicurezza? Cosa esattamente sta accadendo e perché? I saputelli di casa nostra indicano il nostro «debito pubblico», ma la risposta è sbagliata (e provinciale) perché era a questi livelli anche dieci anni fa. Del resto il Giappone ha un debito pubblico che è quasi il doppio del nostro e un’economia che va male eppure non è minacciato da speculazione e default. Noi abbiamo le nostre colpe, ma è assai più complesso scoprire perché d’improvviso tutto l’Occidente (anche Francia, Spagna o Germania e Stati Uniti) si trova sull’orlo dell’abisso. Il primo passo per capire e uscire fuori dalla foresta oscura è dare il giusto nome alla cose.

Diciamo allora la verità. Quella in cui ci troviamo non è una «crisi», ma una «guerra». Passa un’enorme differenza tra le due situazioni. Una «crisi» infatti è come un disastro naturale (terremoto o alluvione) o come la traversata di un deserto: ci fa sentire uniti da un compito comune e fa dire a delle persone in gamba che è addirittura «un’opportunità» (espressione che io però userei sempre con cautela o mai perché ci sono delle vittime). Ma una «guerra» invece non è «un’opportunità» per nessuna persona perbene (solo loschi potentati bramano guadagnarci, ma di certo nessun uomo che abbia una moralità). In una guerra ci sono nemici, interessi in conflitto e forti che assalgono deboli. In una guerra è vitale capire chi sta combattendo, per cosa e come.

E da che parte stiamo noi. A me pare che molte persone in gamba (penso al mondo cattolico) siano incorse nell’abbaglio di confondere una guerra con una crisi, scambiando lucciole per lanterne, o le cannonate delle artiglierie per i fulmini di un temporale o per i fuochi d’artificio della festa paesana. Ha colto bene la situazione invece il gruppo di Alleanza Cattolica di Massimo Introvigne che sulla rivista “Cristianità” ha proposto una riflessione molto interessante, partendo proprio dalla nozione di «guerra». È proprio perché non ci si è ancora resi conto che siamo in guerra – dice Cristianità – che molti, i quali condividono ideali comuni (per esempio cattolico-liberali o ispirati alla dottrina sociale della Chiesa) «rischiano di dividersi tra loro»: sui «sacrifici», il «governo dei tecnici», l’Europa e altro. Ed è anche per questo che in Italia i vecchi schieramenti politici si frantumano e tutto sta cambiando.

Capiamo allora di che tipo di guerra si tratta. «Cristianità» spiega: «Almeno dal 2008 è in corso una guerra mondiale più difficile da capire di altre, perché combattuta non su campi di battaglia militari – almeno non principalmente, perché non mancano episodi di questo genere, come la guerra in Libia – ma nelle borse, nelle banche e nel sistema finanziario internazionale. Che questa sia una modalità delle moderne guerre dette “asimmetriche”, a proposito delle quali la parola “guerra” è usata in senso proprio e non solo metaforico, è stato chiarito dagli stessi ideatori della nozione di “guerra asimmetrica”, i colonnelli dell’esercito della Repubblica Popolare Cinese Qiao Liang e Wang Xiangsui, che nel loro libro “Guerre senza limiti. L’arte della guerra asimmetrica tra terrorismo e globalizzazione”, talora presentato come “la Bibbia dei nuovi conflitti”, oltre all’esempio del terrorismo citano precisamente quello delle aggressioni attraverso tecniche di tipo finanziario». Anche Mario Monti concorda che il problema comincia nel 2008 con la grande esplosione dei «subprime» americani (costata 4.100 miliardi di dollari che hanno dissestato l’economia mondiale). In una conferenza tenuta alla Luiss nel febbraio scorso affermava che anche in quel caso il disastro «è stato per un problema di regole e soprattutto di “enforcement” delle regole» (cioè di attuazione, esecuzione delle regole) e – proseguiva Monti – «non tanto per carenze nei meccanismi di “enforcement” quanto per il motivo più brutto che può star dietro a questa mancanza». Monti indicava l’atteggiamento dell’autorità che doveva sorvegliare i mercati e «le sue genuflessioni di fronte al mondo del grande capitalismo americano in quegli anni… ma anche abbiamo visto l’asservimento di finalità sociali, come quella di dare l’alloggio in proprietà ad ogni americano.

Per cui si sono fatte cose turpi. Nessuno ha osato richiamare al rispetto di certe regole che pure esistevano». Anche Monti – a proposito di questa regolazione dei mercati – parla di «conflitto, non armato, ma conflitto». Resta da capire se, quanto e come tale regolazione «bellica» di forze finanziarie più potenti degli stati possa essere imposta da tecnocrazie spesso provenienti dallo stesso mondo finanziario e bancario e con procedure che sembrano annacquare sempre più democrazia e sovranità popolare. «Cristianità» scrive: «Dopo che la crisi del 2008, seguita dall’elezione di un presidente degli Stati Uniti particolarmente inadatto a governarla, ha dimostrato che per la prima volta dopo la fine della Seconda guerra mondiale l’egemonia statunitense può essere messa in discussione, si è scatenata una guerra asimmetrica di tutti contro tutti per cercare di sostituirla con “qualche cos’altro”, dove i principali contendenti sono la Cina, alcuni Paesi arabi – che si muovono anche secondo una logica di tipo religioso -, e il BRI, sigla riferita a Brasile-Russia-India, Paesi che si considerano le potenze economiche emergenti del futuro e formano il cosiddetto BRIC con la Cina, con cui però hanno interessi non coincidenti». Questa descrizione della situazione ha molti annessi: per esempio l’atteggiamento della Gran Bretagna risente del fatto che la sua prima «industria» è quella finanziaria e i capitali che hanno scelto Londra come loro «patria» sono anzitutto quelli del petrolio arabo. Bisogna tener presente infatti che i protagonisti in campo non sono solo degli interessi nazionali definiti perché vi sono ormai masse di capitali, senza patria e più potenti degli stati, che si muovono su loro logiche di profitto (o anche ideologiche o religiose). Inoltre ci sono errori degli Stati Uniti e dell’Europa che hanno contribuito grandemente a dar fuoco alle polveri e a rendere l’Europa il vaso di coccio o meglio la preda.

Primo: gli Usa hanno «dopato» la loro economia non solo con le «bolle» speculative, ma anche consentendo alla finanza quell’errata globalizzazione che ha trasformato l’Asia e soprattutto la Cina in produttore a basso costo. Per questo hanno consentito quell’ingresso di schianto e senza condizioni della Cina nel Wto che ha messo in ginocchio le nostre produzioni e ha trasformato la Cina oggi nel «padrone» degli Usa (visto che ne detiene una parte significativa del debito pubblico).

Secondo: In Europa, col crollo del comunismo e la riunificazione della Germania, è riesploso lo scontro fra interessi nazionali, si è accantonata la cultura cattolica europeista di Adenauer, Schuman e De Gasperi e si è dato il potere a una tecnocrazia che ha inventato un’altra Europa, quella della moneta unica, senza una banca centrale come referente finale e senza un governo politico federale. Così esponendo l’euro e l’Europa – inermi – agli assalti.

In questo scenario «bellico» l’Italia è un vaso di coccio che ha perfino osato andare per conto suo alla ricerca del petrolio libico e del metano russo.

Perciò hanno usato il suo storico debito pubblico (e certi errori della sua classe politica) per punirla e metterla a guinzaglio essendo peraltro una preda appetitosa per i tesori che possiede (dal grande risparmio delle famiglie, alle aziende di stato, al patrimonio pubblico in generale) e che molti vogliono spolpare. La guerra continua e non è chiaro come si difende l’Italia e chi sta con chi.

Antonio Socci

 

 

Dracula e tutti i suoi discendenti volano in boeing, vera mutazione genetico – finanziaria.

18 settembre 2011

L’OPINIONE

Peccato che l’Occidente sedotto per troppo tempo da fasti e nefasti non abbia trovato in tempo la cura ai suoi mali ed abbia offerto una ghiotta occasione a fattori od esseri para-normali, finora invisibili ed inafferrabili , al cui amo, dall’esca velenosa, siamo abboccati fatalmente. Ma finalmente, dopo una mia piccola indagine, ho trovato qualche riferimento che potrebbe consentire di individuarne le origini e il capostipite che, dopo un certo periodo di oblio e di astinenza s’è risvegliato dal letargo insieme alla numerosa discendenza, che come sappiamo da vittime ereditavano automaticamente il suo carattere affabile e seducente, le sue aggraziate sembianze che all’occasione però mostravano quei canini piuttosto affilati ed occhi di fuoco per la sete insaziabile di una bevanda biologica al 100 % .

Proprio lui il conte Dracula che stanco della solita Transilvania e dei soliti Carpazi, annusando un colossale salasso per sé, la sua famigliola e tutta la sua stirpe, ha deciso di fare il giramondo adattandosi con una vera mutazione genetica  ai luoghi e tempi diversi con modi , mezzi e fini al passo con la modernità . Quindi , ora passando dalla leggenda alla realtà odierna Dracula perde il suo charme di seduttore o vampiro in carne ed ossa, ora è invisibile, ha anche perso quella parvenza aristocratica di fascinosa truculenza ed agisce su spazi illimitati con feroci scatti felini, non gira più con la carrozza traballante ma ovviamente preferisce il veloce boeing per i suoi spostamenti intercontinentali , la sua arma letale non sfoggia più dietro il suo smagliante sorriso, ma dal macabro strumento telematico armato di un Internet spietato e fulmineo, ora, con grande spirito di adattamento, osservando che tra i popoli e le finanze del mondo non corre “buon sangue“, si accontenterà di un suo succedaneo, non più biologico, ma comunque di grandi risorse di liquidità ( ben diverse da quelle nei flaconi dell’Avis, ma spesso sottoforma di titoli finanziari dai nomi più strambi ed esotici , comunque di finta liquidità ) .

Ovviamente questi oriundi vampiri, di fronte a un sì vasto scenario ricco di sterminate prede, non si attardano nella selezione di singole vittime , colpiscono indiscriminatamente interi popoli e così l’evoluzione della specie, dietro le forme più varie ed indistinte , ha sviluppato il “dissanguamento di massa “  .

Ormai , anche se è troppo facile capire le cause del male ( materialismo sprecone , globalizzazione selvaggia , scomparsa dei valori universali ………) , per evitare che Dracula si arrenda per sazietà ( cosa impossibile ) , occorre rispondere a due cruciali punti :

1. Identifichiamo questi vampiri clandestini, peraltro senza permesso di soggiorno, non si può vincere una guerra con un nemico anonimo ( anche se un sospetto, avallato poi da altri, l’ho avuto subito collegandomi alla tesi della  “ mutazione genetica “ che a bordo del boeing fa presto dalla Transilvania all’estremo Oriente facendo apparire vampiri con occhi a mandorla che con la loro accumulata forza di liquidità immensa ormai umilia anche gli USA ( finanziariamente e politicamente ) e minaccia di accrescere in Europa una stratosferica rete di banche del sangue per vampiri

2. Mettiamo subito in atto anche noi in Italia una cura d’urto , anche se finora urta qualcuno e scansa qualcun altro; non s’è capito (o qualcuno pur avendolo ben capito non puo’ smentire la sua storia politica) che l’ubriacatura lunga 50 anni è finita, ed in modo traumatico su base mondiale nonostante i “lungimiranti” economisti di fama, e che il percorso inverso dalle stelle alle stalle prevede una infinita e massacrante maratona. Occorre quindi da subito individuare i punti deboli non solo economici (effetti), ma soprattutto quelli che li hanno determinati (cause)  ed intervenire, pur se con effetti impopolari, chiedendo sacrifici a tutti (inclusa CGIL+COOP, Magistrati e Calciatori che hanno o vorrebbero opporsi, per le loro specifiche categorie, con assurdi scioperi), anche se con maggior peso sui ricconi. Nessuno potrà o dovrà sottrarsi ed i più sono anche disponibili a condizione di una equita’ distributiva senza ulteriori colpi ai meno abbienti.

Infine un consiglio a Dracula : nel tuo stesso interesse, non esagerare coi salassi continui che hanno già provocato terremoti nelle Economie di tutto il mondo che dovranno lottare solo per non arretrare troppo, … altro che crescita, mito da tutti ingenuamente invocato a forza di miliardi di €uro. (comunque sempre a rischio, se per aumentare artificiosamente consumi indiscriminati e/o sostenere sprechi e surplus del passato, senza considerare che con oculati tagli e razionalizzando la macchina statale quella benedetta crescita sarà sottintesa in automatico) !

Insomma Dracula attento che un’ anemia cronica delle tue vittime alla fine ti ridurrà a conficcare i tuoi deliziosi canini in corpi esanimi e restando disoccupato non avrai altra scelta che il ritorno in Transilvania , come tutti ci auguriamo e per sempre.

Leonida Laconico

DA BEVAGNA ALLA CINA PER AMORE DEGLI ORSI

10 marzo 2011

Orso cinese in gabbia in una fattoria della bile

di Francesco La Rosa

CHIEDIAMO LA SOSPENSIONE IMMEDIATA DI QUESTO BUSINESS ED Il  BOICOTTAGGIO DI  TUTTI I PRODOTTI DERIVATI DALLA BILE.

Appello di Dawn Lam, Penny Penrose e Bruno Tomassi residenti a Bevagna, per richiedere la sospensione dei crudeli prelievi quotidiani di bile agli orsi cinesi tenuti in cattività, addirittura in gabbie di soli due metri quadrati. I prelievi fatti con cateteri metallici inseriti nella cistifellea rischiano di portare i poveri malcapitati orsi alla paralisi.

Penny Penrose, Bruno Tomassi e Dawn Lam

Ma perché questi prelievi violenti di bile? Per i cinesi la bile è da sempre considerata importante in medicina perché è alla base di molti farmaci prodotti per la cura delle malattie del fegato degli occhi, e calcoli alle vesciche urinarie. Di fatto i quasi 7200 orsi tenuti in cattività sono una autentica catena di montaggio per la produzione di questa sostanza. Nell’Asia sud orientale come conferma una ricerca WSPA gli orsi bruni vengono catturati e venduti agli allevamenti, autentiche “Fattorie della Bile” ed il commercio di prodotti con base estratta dagli orsi ha posto di fatto una taglia sulla testa di ogni esemplare vivente.

La maggioranza dei cittadini cinesi di Pechino Shangai e Hong Kong è al corrente che gli animali sono sottoposti e resistono a livelli terribili di crudeltà e di abbandono, e si è dichiarata contraria a tale uso, ma  i tentativi di migliorarne gli standard di vita effettuati presso due strutture governative non hanno ottenuto alcun beneficio per gli orsi. L’unica consolazione è che per fortuna che i panda sono pochi e super protetti, altrimenti anche loro avrebbero fatto la stessa fine.

Mostra: L’Aquila e il Dragone: due Imperi a confronto.

22 gennaio 2011

di Francesca Romana Plebani

Francesca Romana Plebani

Ultime due settimane per ammirare la prestigiosa mostra “I due imperi. L’Aquila e il Dragone”, che si concluderà il prossimo 6 Febbraio. La seconda tappa italiana dell’esposizione è ospitata presso Palazzo Venezia, sede della Soprintendenza per il patrimonio Storico-Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma.


La mostra, inaugurata il 18 Novembre 2010, da più di un anno e mezzo sta toccando i maggiori poli culturali di Cina e Italia, conta più di 400 pezzi, autentici capolavori della cultura cinese e romana. Due infatti le sezioni, romana e cinese, unite da un unico percorso che si snoda tra  immagini, statue, emozioni e conoscenza. Testimonianze di vita quotidiana, religione, società ed economia costituiscono la cifra di questa mostra che si propone  di ripercorrere sinotticamente le tappe salienti dei due Imperi,  nel periodo che va dal II sec. a. C. al IV sec. d.C.

Il padiglione romano pone l’accento, mediante opere di statuaria, monete, iscrizioni, oggetti – quali manifestazione dell’ambito sia pubblico che privato -, su alcuni elementi costitutivi e strutturali dell’impero: ideologia e politica (particolarmente ricca la sezione degli affreschi, tra cui quelli di Atena, Pegaso e Bellorofonte da Pompei, e le pitture parietali provenienti da Boscoreale); quello delle opere cinesi presenta al pubblico una selezione dei tesori più preziosi – alcuni dei quali esposti per la prima volta  in Occidente – della millenaria storia delle dinastie cinesi Qin e Han. Accanto a manufatti della cultura materiale i tesori cinesi constano di splendide giade, lacche, sete, ori, bronzi, terrecotte. Eccezionali per la qualità e il colore della giada[1] impiegata sono l’imponente sarcofago di legno, lacca e giada (280x110x108 cm) appartenuto a un sovrano dell’antico regno di Chu, rinvenuto a Shizishan nella provincia del Jiangsu (II-I sec. a.C.), e la veste funeraria del re Jian di Zhongshan, rinvenuta a Beizhang nella provincia dello Hebei (I sec. d.C.), costituita da migliaia di piastre di varie dimensioni e diversi spessori cucite insieme con filo d’oroDi grande interesse sono anche alcuni drappi funerari di seta, uno dei quali di inestimabile valore (ne esiste solo un altro simile e nessuno dei due era mai uscito, fino ad ora, dalla Cina). Posto sul sarcofago del figlio del marchese di Dai (II sec. a.C.), il drappo descrive il viaggio dell’anima del defunto verso il Cielo. Colpiscono le dimensioni di queste delicato manufatto a forma di “T” (235 cm circa per 141), la bellezza delle immagini, la straordinaria ricchezza e complessità dei motivi iconografici. Di eccezionale valore è anche il cosiddetto albero delle monete, in terracotta e bronzo: una sorta di altare al quale venivano recate offerte in denaro per invocare la benevolenza delle divinità. Tra le ceramiche, si segnalano alcune riproduzioni di edifici a più piani, tra i quali spicca il modello invetriato di una torre riccamente ornata (h 216 cm). Dall’8 ottobre, intanto, continua alla Curia Iulia, sede dell’antico senato nel Foro romano, il settore della mostra che illustra la grandezza politico-militare dei due Imperi. Di notevole importanza ed inestimabile valore, dieci statue dell’esercito di terracotta del Primo Imperatore – rinvenuto alla fine degli anni Settanta del secolo scorso a Xi’an (Shaanxi) -, e due imponenti animali fantastici di pietra che, posti all’ingresso del sepolcro dello stesso, avevano il compito di tutelare le sue esequie dall’influsso degli spiriti maligni. Questo progetto, oltre al suo indiscutibile rilievo culturale, costituisce un tassello importante all’insegna della positiva integrazione tra Occidente e Oriente, e rende merito alla positiva collaborazione tra l’Amministrazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana  e lo State Administration for Cultural Heritage della Repubblica Popolare Cinese.  Infatti, l’accordo stipulato tra i due paesi prevede l’istituzione di un partenariato pluriennale attraverso un rapporto strutturato, che lancerà un forte impulso allo scambio di mostre e collezioni museali, all’organizzazione e coproduzione di progetti espositivi. Il MiBAC, inoltre, parteciperà al progetto di musealizzazione del nuovo Museo Nazionale della Cina di Piazza Tien nan men (192.000 mq espositivi – uno dei più grandi musei al mondo), che dopo un lungo ed importante intervento di restauro riaprirà i battenti la prossima primavera.

[1] Si riteneva che la giada preservasse la salma dalla decomposizione, consentendo di raggiungere l’immortalità.

Giuseppe Mascio Cavaliere d’Italia

26 ottobre 2009
Dario Marciano, funzionario de gabinetto del Ministro dell'Interno e Giuseppe mascio

Dario Marciano, funzionario del gabinetto del Ministro dell'Interno e Giuseppe Mascio

Con decreto del Presidente della Repubblica del 27 dicembre 2008, il dott. Giuseppe Mascio Assessore  Regionale alla Mobilità ed alle Infrastrutture è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Giuseppe Mascio, è noto a Terni per la sua professionalità, ha progettato fra gli altri gli impianti di idrogeno ed ossigeno per la Linde Gas italia, la produzione dei lingotti cavi per impianti petroliferi e chimici per l’india e la Cina, ma la passione per la politica e la militanza attiva lo hanno sempre impegnato fin dai tempi della scuola.

E’ ricordato a Terni per il suo impegno come consigliere comunale e come assessore all’urbanistica alle case popolari, e adesso è impegnato  con l’incarico di assessore regionale alla Mobilità ed alle Infrastrutture. Ha dimostrato particolare attenzione al sociale, infatti è iscritto a numerose associazioni per la ricerca sul cancro, ed ha collaborato con l’Università della Terza Età per la realizzazione di un seminario per la “sicurezza sociale” e con l’Aci, nel 2007, per una serie di eventi sulla la Sicurezza Stradale.


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