di Francesca Caproni, Lista Civica Liberiamoci

Francesca Caproni
E’ prevista per lunedì prossimo la riapertura del nuovo anno scolastico e, ciò che si temeva da tempo oggi si è purtroppo concretizzato, infatti nel capoluogo, non avendo i numeri per poter fare una classe autonoma chiude la prima elementare e, quei pochi bambini che sono rimasti vanno in pluriclasse. Questa decisione non è arrivata a causa della ormai storica e consueta carenza di numeri, ma perché siamo di fronte ad una scuola che non riesce a garantire qualità e quantità dei servizi, quali per esempio il tempo pieno, che ormai tantissime famiglie richiedono. Per questo motivo quasi la metà dei ragazzini che a Panicale Capoluogo quest’anno andavano in prima elementare sono stati iscritti alle scuole dei Comuni limitrofi che offrivano il tempo pieno, che Panicale non è riuscito a garantire. Per la verità la prima classe fu ufficialmente soppressa già l’anno scorso, ma grazie a insegnanti versatili e genitori disponibili si è riusciti a dare a quei bambini la parvenza di appartenere ad una prima classe. Quest’anno essendo diminuito ancora il numero dei ragazzini non si riesce più a bleffare e lunedì i bambini di prima entreranno in pluriclasse con la seconda. Chiudere una classe, con la spada di Damocle della riforma Gelmini, significa non riaprirla più e fra qualche anno Panicale Capoluogo non avrà più la scuola primaria. Nel contesto ci si inserisce anche il fatto delle difficoltà che incontrano i ragazzini a vivere in un ambiente che deve diventare loro, con il gruppo dei pari, e per ultimo, ma non meno, stanno anche le difficoltà che si trovano ad affrontare i bambini della prima che devono condividere la classe e non solo, ma anche le maestre, con quelli di un anno più grandi di loro, minando così quella necessità che hanno i bambini ancora piccoli di identificarsi in un contesto con le proprie insegnanti, bambini che se non perderanno il sapore dell’esclusiva accoglienza in prima classe sarà solo per l’impegno straordinario delle insegnanti che ancora una volta saranno chiamate a tener fronte a quella che ormai è diventata una “fantascuola”, ma a nessuno sembra importare di tutti i nessi pedagogici che queste “confuse classi” possono scaturire. Ci ritroveremo così con insegnanti e bambini con crisi di identità e di appartenenza? Io credo che, per evitare tali paradossi, si dovrebbe una volta tanto adottare una politica scolastica seria, che tenga certo conto delle necessità, ormai non più rinviabili di razionalizzazione, ma che debba necessariamente al contempo tenere alto il livello di qualità e quantità dei servizi. Si tratta di un argomento molto importante visto che andiamo ad incidere sul futuro dei nostri giovani e della società. Occorre una politica scolastica che esca dai singoli confini territoriali che richiede un dialogo più ampio tra le istituzione limitrofe che dovrebbero necessariamente tendere ad una politica scolastica di riorganizzazione che possa per esempio prevedere la distribuzione dei plessi scolastici nel territorio, una scuola diffusa che distribuisca gli ordini scolastici nei diversi centri del comprensorio, la scuola dell’infanzia in un paese, la primaria in un altro, il tempo pieno e le secondarie in un altro ancora. In questo modo, pur dovendo rinunciare ognuno a qualche cosa si potrebbe garantire ad ogni centro un plesso e soprattutto si potrebbe garantire una scuola di qualità. Soluzione questa che consentirebbe anche la razionalizzazione dei costi, si pensi per esempio ai trasporti e alle mense scolastiche, ma allo stesso tempo permetterebbe di tenere alta ed anzi di ampliare l’offerta formativa. Se poi la soluzione dovesse essere un’altra purchè se ne discuta. C’è infatti, attorno a questi argomenti assenza di programmazione e anche di un vero e proprio confronto alla ricerca di soluzioni. Invitiamo pertanto le Amministrazioni Locali tutte a creare dei tavoli che stimolino proposte e non lascino più spazio a tali improvvisazioni a danno della qualità della scuola e del futuro dei nostri giovani.