Posts Tagged ‘santuario’

Itinerari culturali: Architettura razionalistica e passato romano

12 luglio 2014

Santuari repubblicani, ideologia imperiale e razionalismo
PRENESTE, TERRACINA, SABAUDIA, SPERLONGA
Visita guidata a cura di Nicoletta Bernardini e Malcolm Bull
sabato e domenica 19-20 luglio 2014

Santuario di Giove

Santuario di Giove Anxur di Terracina

« Tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono »
(Rassegna Italiana, dicembre 1926) (more…)

La “città nel mezzo” Mevania, capitale politica e centro religioso degli antichi Umbri

9 settembre 2013

mevaniaUn fine settimana alla riscoperta della Bevagna più antica. La due giorni organizzata dall’Associazione culturale Perdiquà, seguita da un folto, attento ed interessato pubblico, ha puntato i riflettori sulla storia più lontana. Bevagna, famosa per il suo medioevo, sapientemente riproposto durante il Mercato delle Gaite, contiene una storia più antica in cui la città ricopriva un ruolo di primaria importanza: Capitale dell’Etnos umbro.

L’Archeologo, studioso della storia degli Umbri, Simone Sisani ha coinvolto (more…)

SANTUARIO DI MONGIOVINO, 500° ANNIVERSARIO DEL MIRACOLO DELLA MOLTIPLICAZIONE DEI PANI

27 aprile 2013

mongiovinoInteressantissima conferenza  organizzata dalla Accademia Masoliniana e tenuta dalla Dr.ssa Caterina Bizzarri, sugli oggetti sacri patrimonio di Mongiovino, c’è stato il grande successo stasera per il concerto “Lode a Maria”. Centinaia di persone hanno assistito, all’interno del Santuario alla performance dei tre concertisti, Giovanni Sannipoli al flauto, Federico Galieni al violino e Jacopo Zampi all’organo (more…)

IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEI BAGNI

23 aprile 2013

altareUN GIOIELLO PREZIOSO, NASCOSTO NEL CUORE VERDE DELL’UMBRIA E D’ITALIA ha festeggiato i 350 anni di vita

di padre Antonio Santantoni a.santantoni@tin.it

In milioni lo han visto (o intravisto) passando, ma pochi, molto pochi, lo conoscono. A migliaia ne leggono ogni giorno il nome, passando velocemente sulla grande arteria della E 45 che da Roma sale verso Ravenna e Venezia,  ma solo in pochi si fermano, cedendo a un moto di curiosità. Il nome desta qualche stupore –dei bagni – ma poi si conclude che in fondo sarà una delle migliaia di piccole chiese che punteggiano il paesaggio italiano, (more…)

IL SANTUARIO DI MONGIOVINO DI NUOVO SULLA RIBALTA TELEVISIVA NAZIONALE DI RETE 4

23 marzo 2013

mongiovinoPer il secondo anno consecutivo il Santuario di Mongiovino può vantare un importante vetrina nazionale, infatti domenica 24 e domenica 31 marzo prossimi, giorno delle Palme e di Pasqua, ritornerà la Santa Messa celebrata in diretta televisiva su RETE 4, alle 10 del mattino. La Confraternita del S. Sacramento in Mongiovino e i volontari del Santuario esprimono grande soddisfazione per il fatto che questo importante monumento, che fa parte del più

prestigioso patrimonio storico-artistico nazionale, abbia attirato da qualche (more…)

ARTE E SPIRITUALITA: Realizzate due opere di Massimo BIgioni che rappresentano San Giuseppe di Leonessa

4 dicembre 2012

IN OCCASIONE DELL’ARRIVO DELLA SANTA URNA CONTENENTE IL SIMULACRO DI SAN GIUSEPPE DA LEONESSA, L’ARTISTA MASSIMO BIGIONI REALIZZA, SU COMMISSIONE DELLA CONFRATERNITA DEL SUFFRAGIO, DUE OPERE SULLA VITA DEL SANTO.

San Giuseppe orante davanti la Madonna del soccorso

San Giuseppe orante davanti la Madonna del soccorso

Il 10 novembre 2012, presso il santuario di Colle Collato di Leonessa, è stata collocata l’urna con il simulacro di San Giuseppe di Leonessa, proveniente dalla Chiesa di San Tommaso di Lama di San Giustino ,  per volontà della confraternita di San Giuseppe del Suffragio. In onore di San Giuseppe e per l’occasione dell’evento, l’artista Massimo Bigioni ha realizzato due meraviglie sulla vita del santo:

- San Giuseppe dona il cordone ad una famiglia di Lama;

- San Giuseppe orante davanti la Madonna del soccorso.

Queste due opere vanno ad aggiungersi alla precedente donata dal creativo leonessano, al santuario, che aveva raffigurato il santo liberato dalla prigionia in terra di Costantinopoli, in uno dei suoi tanti pellegrinaggi.

Il Santuario di San Giuseppe di Leonessa è un centro di preghiera e meta di numerosi pellegrinaggi. Grazie all’opera dei Cappuccini di Leonessa e della confraternita che insieme, si occupano della cura pastorale e “nuova evangelizzazione” per i cristiani che hanno perduto il (more…)

Mongiovino, finalmente il restauro del complesso edilizio adiacente al santuario

2 novembre 2011

santuario di Mongiovino

Preso atto del grave stato di degrado in cui versa il complesso edilizio adiacente al Santuario di Mongiovino che, da alcuni anni, non aveva più visto l’attenzione delle istituzioni locali a garanzia della  salvaguardia di questo importantissimo pezzo di storia di Panicale che il tempo sta logorando sempre di più e, grazie alla sensibilità della Regione dell’Umbria, ed in particolare dell’Assessore Silvano Rometti che ha raccolto le istanze della Confraternita del S.S. Sacramento, le istituzioni tutte hanno recentemente condiviso un protocollo d’intesa per il restauro, il recupero ed il conseguente riuso del complesso edilizio adiacente al Santuario di Mongiovino. Seguendo il percorso intrapreso già nel 1996 che riportò al suo antico splendore il Santuario, monumento nazionale restaurato con i fondi del Giubileo per il 2000,  il Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale per l’Umbria, la Regione Umbria, la Provincia di Perugia, il Comune di Panicale la Diocesi Arcivescovile di Perugia Città della Pieve e la Confraternita del S.S. Sacramento di Mongiovino, hanno convenuto unanimemente l’urgenza delle opere di restauro e la necessità di individuare fondi pubblici e privati per la fattibilità dell’intervento, condividendo un protocollo d’intesa, nel quale, ognuno per la sua parte, si sigla un impegno congiunto per salvare un bene di inestimabile valore storico per il quale il passare del tempo e l’avanzato stato di degrado rappresentano un rischio serio. Costituiscono oggetto del Protocollo il recupero dell’intero complesso edilizio adiacente al Santuario di Mongiovino, la valorizzazione del complesso medesimo, in un più generale contesto paesaggistico territoriale e nello specifico:il recupero del complesso edilizio adiacente al Santuario di Mongiovino ed il riuso dell’intero patrimonio per finalità religiose e legate al culto del Santuario, culturali legate alla possibile realizzazione di un Museo Diocesano per la custodia e la fruibilità del patrimonio del Santuario in termini di Paramenti ed oggetti Sacri, ad attività ricettive legate al turismo religioso e sociale, ad attività di ricerca e formazione professionale ed alla promozione di piccole attività, anche artigianali compatibili con le destinazioni di cui sopra;la realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie alla migliore fruibilità del complesso; la valorizzazione del Santuario di Mongiovino e del complesso edilizio adiacente in un più ampio contesto paesaggistico territoriale per la creazione di itinerari di turismo religioso, entro le eventuali estensioni europee dell’itinerario della Via Francigena, che ricomprendono eventualmente anche le Chiese di Mongiovino Vecchio, la Querciolana, Colle S. Paolo, le Grondici, la Collegiata di San Michele Arcangelo, la Chiesa della Sbarra e la Chiesa di San Sebastiano al centro storico di Panicale e l’inserimento negli itinerari culturali e religiosi del Comprensorio del Trasimeno e della Regione Umbria; l’inserimento dell’esperienza locale nei progetti di valorizzazione e di promozione a livello regionale, nazionale ed internazionale. L’obiettivo è quello di creare una struttura che possa portare sviluppo ed occupazione e favorire la ripresa economica a seguito della grave crisi che ha investito anche la Valnestore in una ottica di riconversione compatibile con il prezioso valore paesaggistico e storico dell’intera area di Mongiovino. Il gruppo consiliare di opposizione “Il Tuo Comune” già si fece promotore  all’interno del Consiglio Comunale nella primavera del 2009, della riproposizione e del rinnovo dell’accordo di programma, si sviluppò poi un interessante dibattito nella campagna elettorale del 2009 nel quale il complesso di Mongiovino era uno dei punti cardine del nostro programma elettorale che accolse anche la sensibilità di Vittorio Sgarbi, il quale incantato da tanta bellezza pose all’attenzione delle istituzioni regionali e nazionali la necessità di recupero. Oggi l’impegno continua, all’interno del Consiglio Comunale che lunedì prossimo porterà in approvazione il nuovo testo, che vedrà, mi auguro, opposizione e maggioranza uniti nella sensibilità a questo importante progetto, ma anche a supporto della Confraternita, mettendo a disposizione le mie competenze per individuare tutte le possibilità per reperire fondi, provenienti in particolare dalle istituzioni nazionali e comunitarie, al fine di salvare questo monumento di inestimabile valore per Panicale ma anche per l’Umbria. Francesca Caproni   Nota di redazione: Per giungere al Santuario di Mongiovino si segue la statale 220 “Pievaiola” fino all’abitato di Tavernelle e da li  seguire  le indicazioni stradali. Il progetto originale del Santuario (1513) è attribuito al Bramante. Le porte in pietra serena sono del 1532-38 ed attribuite a Mastro Bernardino da Siena uno dei maggiori intagliatori dell’epoca.  L’altare maggiore fu scolpito da Francesco d’Alesssandro da Fiesole.  Il Santuario è letteralmente una immensa unica opera d’arte essendo praticamente totalmente affrescato in ogni angolo. Gli affreschi sono stati eseguiti da vari maestri tra cui  Johannes Wraghe (1567), Niccolò Circignani detto il Pomarancio (1569-70), Giovan Battista Lombardelli (1567), Arrigo Van den Broeck (1564) e Orazio di Paride Alfani (1552).  Le nicchie sono invece del Salvio Savini (1590).  La cupola centrale fu affrescata da Marco Battaini nel 1709. Complessivamente ci sono  oltre 25 grandi affreschi e 24 formelle ex voto. Il Santuario fu consacrato il 30 Settembre 1646 dal Vescovo di Città della Pieve Monsignor Reginaldo Lucarini. Per  informazioni tel. 075 833 351

Isola di Mozia, Kouros e il santuario fenicio-punico “Il Cappiddazzu” ad un km da Marsala in Sicilia

30 ottobre 2011

Kouros o Giovinetto di Mozia

di Roberta Capodicasa

Mozia, Motye in greco, Mtwe (filanda?) in fenicio, è una piccola isola dinanzi alle saline dello Stagnone di Marsala. D’improvviso veniamo a trovarci dopo essere stati a Taormina-Naxos, come d’incanto, sulla costa occidentale della Sicilia, potremmo dire nel suo angolo più ad ovest che coincideva in antico con capo Lilibeo. Abbiamo a questo punto percorso da Taormina tutto il fianco nord del trilatero che stabilisce il lato nord dell’isola stessa definita col nome greco di Trinacria (tria-akrai), cioè terra con tre promontori (Pachino. Peloro e Lilibeo) e forma triangolare. Abbiamo abbandonato così le colonie greche della costa est per avventurarci in territorio prettamente Fenicio. Fino ad alcuni anni fa si pensava che la presenza fenicia nel mediterraneo e quindi in Sicilia, si potesse ragionevolmente porre tra la fine del XII secolo a.C.  e il secolo seguente, sulla scorta di vari dati e considerazioni cui brevemente accenno: il dato più interessante che costituisce il punto di partenza è il noto passo (dell’immancabile!!!) Tucidide che qui ritengo di riportare per la sua grande importanza:  “Abitarono poi anche i Fenici tutte le coste della Sicilia, avendo occupato il promontorio sul mare e le isolette vicine, a causa del commercio coi Siculi. Ma quando poi gli Elleni in gran numero vi giunsero dal mare, lasciata la maggior parte dell’isola abitarono a Mozia, Soloenta e Panormo, vicino agli Elimi, avendole confederate e confidando nell’alleanza degli Elimi e perchè da quel punto, Cartagine dista dalla Sicilia di una brevissima navigazione” (Vincenzo Tusa 1988)”.

La casa dei mosaici

Sarebbe bello esaminare attentamente in chiave storiografica questo passo interessante da molteplici punti di vista ma dobbiamo procedere per giungere al nostro isolotto, 45 ettari appena, denominato anche San Pantaleo. Mozia dista appena un chilometro dalla costa. Le testimonianze più antiche provengono dagli scavi eseguiti nei primi anni del 1900 dall’inglese J. Whitaker che, per non avere intralci sul lavoro, vide bene di comprarsi tutta l’isola. Fu anche merito suo la produzione del celebre vino Marsala tipico dell’isola che Whitaker vide bene di produrre oltre che dedicarsi all’archeologia. Fu egli a scoprire le prime necropoli fenicie di Mozia e ad avviare quegli scavi che arrivarono nel corso del Novecento ad identificare Mozia come un luogo di altissimo interesse archeologico soprattutto per la sua fase di maggiore splendore quella cioè di VI e V secolo a.C.: gli scavi attestano infatti che il sito fu poi distrutto nel 397 a. C. e mai più ricostruito. I reperti sono conservati nel Museo Whitaker alloggiato al pianterreno della villa che appartenne all’omonimo proprietario. Era questo il luogo in cui personalmente aspiravo vivamente ad entrare la prima volta che mi recai nell’isola. Il motivo era

Imbarcadero per Mozia

vedere quella che considero una delle statue più belle conservateci dall’antichità, il kouros, un ‘giovane’ con una veste insolita: un chitone con sette pieghe di stoffa, abito sottile e insieme ampio, che cinge completamente il corpo atletico della statua secondo la tipologia dello Stile Severo in cui è realizzata. Le pieghe dell’abito sembra che ondeggino in forza del movimento appena accennato che il corpo, in un gioco di onde e di veli che creano una atmosfera molto sensuale, sembra compiere: come dice uno studioso di nome Falsone, “Si ha l’impressione che lo scultore avesse voluto ritrarre un nudo e che sia stato costretto a vestirlo!!!” . La statua è certamente un originale greco della prima metà del V secolo opera di un grandissimo maestro forse ateniese. Si tratta probabilmente di un atleta olimpico punico di cui la statua funeraria celebra la memoria? I discorsi degli studiosi sono sempre aperti a nuove e stimolanti interpretazioni che non arrivano mai a nulla di definitivo lasciando dunque il kouros e la sua storia mitica. Appeso tra Grecia e Sicilia, il suo fascino misterioso si conserva nelle sale di un piccolo museo di una piccola isola fenicia. Per quanto mi riguarda io credo che si tratti davvero di un atleta olimpico vincitore di una gara alle antiche olimpiadi visto l’episodio singolare che mi capitò quando andai a vederlo per la prima volta nell’Agosto 2004.

Appena sbarcata col traghetto dalla terraferma mi recai di corsa, si fa per dire!, all’ingresso del Museo. Si può dire che quasi non parlai con il bigliettaio, una bella signora forse nord europea, che mi vide andare di fretta, ma proprio di fretta! Entrai nella sala dove mi aspettavo di incontrare il kouros girando una sorta di angolo e…la stauta non c’era! Cosa poteva essere successo? Ero confusa e disorientata. La portinaia mi raggiunse in persona e, con fare dispiaciuto, mi disse a bassa voce: “Il Kouros è stato portato ad Atene in occasione delle Olimpiadi, mi dispiace, mi dispiace davvero”. Per alcuni secondi  stentai a crederlo. Peccato però!

Fu una delle mie più cocenti delusioni dell’età adulta.

Santuario del Cappiddazzu

Nota:L’accesso all’isola è consentito solo da due imbarcaderi privati, che oltre a collegare la stessa Mozia alla terraferma permettono di visitare anche le altre isole dello Stagnone. L’isola appartiene alla Fondazione Whitaker, e benché sia aperta al pubblico e visitabile durante gli orari di apertura, è in vigore il divieto di sbarco non autorizzato. Nell’antichità una strada collegava la terraferma all’isola tra Capo San Teodoro e l’estrema punta moziese settentrionale: oggi la stessa via risulta sommersa dal mare.

Da visitare all’interno delle mura, il “Santuario del Cappiddazzu”  (in siciliano “cappello largo”) a poca distanza dalla Porta Nord.

Ecco l’immagine della grande tela rubata al Santuario delle Fontanelle

4 ottobre 2011

dipinto eseguito nel 1593 da autore ignoto, raffigurante  Santa Maria Assunta con Santi Francesco e Bonaventura

Il ritrovamento di opere d’arte trafugato dalle chiese, molto spesso eseguito su commissione e spesso con un acquirente già pronto, è sempre molto difficile ma un grande deterrente è certamente la conoscenza dell’opera rubata. Per questo l’Amministrazione comunale di Magione intende dare ampia diffusione della foto del quadro rubato lo scorso 26 settembre dal Santuario Madonna delle Fontanelle di Montecolognola a Magione, così che chiunque ne venga in possesso, qualora l’opera venga immessa sul mercato antiquario, non possa dire di ignorarne la provenienza. Inoltre il quadro, eseguito nel 1593 da autore ignoto, raffigurante una Santa Maria Assunta con Santi Francesco e Bonaventura, per le sue grandi dimensioni, circa un metro e mezzo per due e mezzo di altezza, non può passare di certo inosservato. Purtroppo, al momento della ricognizione effettuata a seguito del furto, che lo ricordiamo è stato scoperto casualmente durante un sopralluogo richiesto dall’assessore alla cultura del Comune Giacomo Chiodini, per una verifica dello stato di conservazione di alcuni monumenti del territorio, è stata rilevata anche la mancanza di un’acquasantiera del Settecento ed il tentativo di rubare anche la tela a destra dell’altare. Forse i ladri sono stati disturbati, visto che la zona è molto frequentata da cacciatori, per cui hanno lasciato incompiuto il furto. Per evitare che il quadro venisse trafugato in un secondo momento la Curia diocesana, proprietaria dell’immobile e delle opere che sono conservate all’interno, sono state messe in sicurezza dall’ufficio diocesano per i beni culturali ed ecclesiastici di Perugia . Una modalità di tutela resa indispensabile dal particolare isolamento dell’edificio che ne rende impossibile un controllo continuo. «Ci auguriamo che la tela venga ritrovata – è il commento dell’assessore Chiodini – per quello che ci riguarda cercheremo di dare massima diffusione alla conoscenza dell’opera con l’augurio che possa servire alla sua identificazione. Rimane la difficoltà a proteggere questo ricchissimo patrimonio artistico che è, non solo espressione della devozione religiosa di un luogo, ma testimonianza storica della bellezza e ricchezza di questi monumenti».

Montemelino, Il Rotaract Club Perugia Est ed il Sovrano Militare Ordine di Malta insieme per sostenere il Progetto Gemma del Movimento per la Vita

14 giugno 2011

Massimiliano Crusi, fra' Giacomo dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, Luciano Valentini di Laviano

Sabato 28 maggio la Delegazione di Perugia – Terni dell’Ordine di Malta ha accompagnato i Signori Assistiti nel consueto pellegrinaggio presso il Santuario della Madonna di Lourdes a Montemelino (PG). La tradizione si ripete ormai da dieci anni e proprio in occasione di questo anniversario il Gran Priore di Roma fra’ Giacomo dalla Torre del Tempio di Sanguinetto ha voluto partecipare personalmente. La S. Messa celebrata al mattino è stata officiata dall’arcivescovo di Perugia S.E. mons. Gualtiero Bassetti, le cui parole hanno commosso i cuori dei presenti: i Cavalieri e le Dame, i rappresentanti del CISOM e gli anziani della Casa di Riposo Sodalizio di San Martino, assistiti dai volontari dell’Ordine. I membri dell’Ordine, vestiti con gli abiti da chiesa, e gli altri pellegrini hanno aperto in processione l’ingresso dell’arcivescovo nel santuario, guidati dalla bandiera e dal crocifisso. Al termine della funzione il Gran Priore ha voluto ringraziare, non senza una sincera commozione, mons. Bassetti per le amorevoli parole dell’omelia, “ispirate dallo Spirito e dal cuore”, ed ha infine rivolto i suoi saluti a tutti i partecipanti, in special modo al Delegato Luciano Valentini di Laviano; quindi l’arcivescovo si è diretto verso la grotta, abilmente ricostruita all’interno della chiesa, e dopo aver pregato insieme ai cavalieri ed al popolo dei fedeli ai piedi della Nostra Signora di Lourdes, ha impartito la benedizione solenne. Oltre a profondo raccoglimento e preghiera non sono mancati motivi di festa: il Gran Priore ha infatti consegnato il diploma di ammissione nell’Ordine alla Donata di Devozione Patrizia Giuliodori ed ha ricevuto una donazione da parte del presidente del Rotaract Club Perugia Est dott. Massimiliano Crusi, il cui gruppo di giovani si è fortemente impegnato a raccogliere fondi, riuscendo a consegnare nelle mani di S.E. fra’ Giacomo dalla Torre un assegno di euro 1000 per sostenere il Progetto Gemma del Movimento per la Vita. I pellegrini si sono poi trattenuti per condividere un momento conviviale: i cavalieri e i Signori Assistiti accompagnati dai volontari hanno pranzato assieme presso il santuario, conversando come cari amici, mentre un caldo sole primaverile carezzato talvolta da candidi veli, osservava curioso dall’alto.

Magione, Festa della Madonna delle Fontanelle

1 giugno 2011

santuario Madonna delle fontanelle

DOMENICA 5 GIUGNO

Realizzato grazie alle elemosine degli abitanti di Magione, della piccola frazione di Montecolognola e di tutti coloro che appresero dei miracoli che in questo luogo avvenivano, in conseguenza di un’immagine della Madonna dipinta su un muro in prossimità di una fonte in cui si recava a prendere l’acqua, il Santuario della Madonna delle Fontanelle, edificato nelle forme attuali nel 1498, è stato sempre oggetto di un grande culto. Una tradizione antichissima vede gli abitanti di Magione e di Montecolognola recarsi in pellegrinaggio in occasione dell’Ascensione di Gesù per la tradizionale della Festa delle Fontanelle. Il luogo di grande suggestione, la presenza del Santuario, dove, sotto il transetto sinistro dell’edificio, vi è una piccola grotta dotata di una sorgente d’acqua dove, sopra una roccia verde di muschio e di felci, è posta una piccola statua della Madonna molto venerata, hanno reso questa occasione momento di grande partecipazione per le famiglie del posto in cui, fino a trenta anni fa, al momento religioso, quello della processione, faceva seguito un pranzo al sacco sul prato circostante. L’Amministrazione comunale di Magione, la Pro Loco di Magione il comitato di Montecolognola e la Parrocchia di Magione hanno inteso riproporre questa antica tradizione ritenendolo uno dei momenti religiosi e collettivi più significativi del territorio. La processione partirà alle ore 9 da Magione e da Montecolgnola per incontrarsi all’incrocio della strada sterrata che porta al Santuario. Dopo la celebrazione della messa ci sarà un pranzo tradizionale da consumare tutti insieme.

STORIA DEL SANTUARIO

Il santuario fu edificato nel 1498, probabilmente sui resti di una chiesetta preesistente. La leggenda legato ad esso narra infatti l’esistenza di un’immagine della Madonna dipinta su un muro e ritenuta miracolosa. Nei primi anni del secolo XVI, la chiesa passò all’ordine francescano e ciò generò contrasti con la comunità di Montecognola circa l’amministrazione dei beni spettanti ad essa. Nel corso del secolo XVIII, fu restaurata nella prima metà Ottocento da Don Vincenzo Agostini, nativo di Magione, che demolì il colonnato del chiostro, su cui si trovavano le camere dei frati, e sistemò l’abitazione del sacerdote. Realizzato in pietra arenaria, il santuario ha pianta a croce latina a navata unica. La facciata, molto semplice, presenta un portale ligneo delimitato da una trabeazione in pietra sorretta da due pilastri. Al di sopra è una finestra rotonda a mo’ di rosone. All’interno l’elemento più caratteristico e appariscente è l’enorme dossale in pietra arenaria che fa da sfondo all’altare, dividendo la zona absidale e assegnandole la funzione di sacrestia. Ai lati dell’altare si trovano due grandi dipinti incorniciati da una ricca edicola di stucco.


 

“Dal Falò alle Pasquarelle – Tradizioni del periodo natalizio nella città di Santa Rita”

22 dicembre 2010

di Francesca Romana Plebani

Cascia. Pochi giri di orologio ancora e durante la Santa Messa di mezzanotte di venerdì 24, presso la colleggiata di Santa Maria, verrà ufficialmente aperto il presepe realizzato dall’Associazione “Amici del Presepe Fabio CARBONARI”. “Dal Falò alle Pasquarelle – Tradizioni del periodo natalizio nella città di Santa Rita” è l’appuntamento che per il settimo anno consecutivo, dall’8 Dicembre al 23 Gennaio 2011, celebra la tradizione natalizia del presepe, vestendola di innovazione. Da quelli realizzati tradizionalmente, a quelli creati con l’uncinetto, scolpiti nel ghiaccio, costruiti con la pasta, il vetro e stoffe, i presepi esposti saranno di ogni genere e di diversi materiali. Le creazioni tra loro molto eterogenee – notevoli quelle ricavate all’interno di ceste in vimini e in vasche piene d’acqua – costelleranno i vicoli che si snodano tra le chiese, le cantine e i luoghi caratteristici del centro storico della città di Santa Rita.

Come ogni anno, la perfetta riuscita della manifestazione si deve all’impegno dell’Amministrazione Comunale e all’attiva partecipazione dei privati cittadini, delle scuole, dei centri anziani e degli artisti che hanno aderito, contribuendo ad inviare un bel segnale di amore e di pace attraverso il presepe. Ma soprattutto è all’Associazione “Amici del Presepe Fabio CARBONARI” e alla sezione locale del MO.I.C.A. che va il merito di aver coordinato la parte logistica ed operativa dell’evento.

Tra le creazioni più originali da ammirare, si annovera un presepe interamente realizzato con i bottoni ed uno composto unicamente di  sassi. Completamente in caramello il presepe più “dolce”.

Molto numerose le iniziative collaterali che stanno contribuendo a rendere l’intero territorio del casciano un immenso presepe all’aria aperta.

Dato il via alla rassegna mercoledì 8 dicembre, con l’inaugurazione del Presepe monumentale a Roccaporena presso il piazzale del Santuario di Santa Rita, la manifestazione toccherà il suo apice lunedì 27, quando alle 20.30 nella frazione di Avendita, prenderà luogo l’ormai consueto presepio vivente.

http://www.amicidelpresepecascia.it/presepedicascia/le-fotografie

Santuario della Verna : Il rumore del silenzio

14 luglio 2010

Cappella dell'Ascensione

di Gianna Nasi

Capisci subito dai tuoi passi che dal viale  ti porta al Santuario che è un luogo spirituale: sembra quasi che le persone non facciano neanche rumore camminando e se ne stiano in ammirazione della natura. Un bosco ricco e intenso  fra le rocce a picco.

I bassorilievi robbiani rappresentano immagini sacre e la più interessante è sicuramente quella all’interno della chiesa: a destra e a sinistra in basso della pala, si elevano da due vasi due rami di frutti alternati ma tutti facente parte dello stesso ramo che si ricongiunge al centro in alto nella simbolica rappresentazione di Dio. Sotto Gesù in mezzo a quattro coppie di angeli, e in basso gli apostoli con al centro una donna (La Maddalena?). Sempre in chiesa una teca con un saio racchiuso dal vetro.

Cappella dell’Ascensione,  costruita nel 1601 contiene una delle più grandi opere    (m 4,70 x 3,20)  di Luca della Robbia del 1490 .

suora nella Sala delle Stimmate

Più avanti il corridoio che porta al letto di S. Francesco. Fra le rocce consumate dal tempo  una grata a mò di protezione di quello che una volta era il etto del santo, con dei rosari e delle foto dove i pellegrini lasciano le loro speranze. Ma quando te ne stai li senti il rumore del silenzio. Le orecchie quasi vibrano. Come diceva una vecchia canzone di Art and Gurfunkel, The sound of silence “..no one dare to disturb the sound of silence”. Infatti non riesci neanche a parlare e immagini il piccolo frate che dormiva in un luogo cosi freddo umido e buio ma con un cuore pieno  di calore umano e spirituale e il desiderio e la determinazione di fare e lottare per il  bene.

Reduci dai mondiali di calcio dove la novità più pubblicizzata è stata la vuvuzela, una trombetta stonata con cui manifestare il proprio entusiasmo, e i clacson dopo le vincite delle varie squadre, le discussioni  sui decibel dell’ assordante musica in discoteca, il modo arrogante e aggressivo usato dai più dove chi strilla più forte sembra avere ragione … penso che tutti dovremmo andare in un posto simile, per capire il significato perduto del silenzio.

… Le mani i i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte dai chiodi… il fianco destro trapassato come da una lancia…

Letto di San Francesco

Il silenzio consente la meditazione, una riflessione su se stessi per capire chi siamo e dove vogliamo andare, fuori dai percorsi obbligati e pieni di frastuono, di staccare la spina sul mondo frenetico e roboante che ci spinge avanti con forza e ci obbliga a fare tutto in fretta e sempre di più, senza garantire un risultato vero e soddisfacente, dove nel chiasso perdiamo la bellezza di un sorriso, un tramonto, un sussurro…..

Il letto di San Francesco, sulla nuda roccia era il luogo dove il Santo riposava, la grata di ferro fu collocata per proteggere la pietra dai pellegrini che credendola sacra che ne asportavano i pezzi

Con l’assenza di suono ci si può anche riconciliare con la natura bellissima che ci circonda e di cui scopriamo l’esistenza solo nelle discussioni sul biologico, sull’ ogm, le coltivazioni rovinate dalla tempesta, o le catastrofi naturali. Nel suono del silenzio ci possiamo guardare dentro e fuori riscoprendo che siamo fatti di materia e di spirito e proprio questo è un modo per ritrovarne la tanto sperduta unità.

IL SANTUARIO DEL SORRISO a Montefalco

18 dicembre 2009

Marica Fuccelli

di Marica Fuccelli

Il Santuario della Madonna della Stella è situato nella città di Montefalco (PG), chiamata anche “ringhiera dell’Umbria” dato il panorama di straordinaria bellezza che offre la sua posizione.

Sul luogo dove sorge il Santuario esisteva una piccola chiesa dedicata a S. Bartolomeo Apostolo, crollata intorno al 1815 e ricostruita tra i 1862 e il 1881 su disegno dell’architetto perugino Giovanni Santini. Ciò che rimase in buone condizioni era l’abside sul quale vi era il dipinto di Paolo Bontulli da Percanestro rappresentante la Madonna seduta su un piccolo trono con il bimbo Gesù sulle ginocchia del 1525. Oggi l’antico affresco staccato è collocato all’altare maggiore, mentre le decorazioni del catino, delle volte e della cupola sono del pittore romano Cesare Mariani (1870). Ulteriormente si possono trovare tele di Enrico Pollastrini (1868), Giuseppe Mancinelli (1868), Friedrich Overbeck (1867), Giuseppe Sereni (1867).

Santuario Madonna della Stella

La prima apparizione mariana certa avvenne nel marzo del 1862, con il primo miracolo, mentre, dalle testimonianze del veggente Righetto Cionchi, si può ipotizzare che la Madonna avesse cominciato a farsi vedere già alcuni mesi prima, addirittura dall’autunno 1861.
La festa del Santuaio è celebrata l’8 settembre. Il primo anno di commemorazione è stato il 2002, dopo 4 anni di chiusura a causa del devastante terremoto del 1997. L’8 settembre è un giorno di festa per tutti i credenti che partecipano alla ricorrenza, per ricordare che la Madonna è presente tra noi ed è Lei che nel suo Santuario ha voluto portarci gioia, speranza e sorriso.

Orario delle visite:

Tutti i giorni dalle 6.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.30

Orario ss. Messe:

Feriale 7.00 e 17.00 (7.00 e 18.00 nel periodo estivo)

Festivo 7.30 – 9.00 – 10.00 – 11.00 – 12.00 – 16.00 – 17.00 – 18.00 (17.00 – 18.00 – 19.00 nel periodo estivo)

Per maggiori info. Tel. 0742.399032/0742.399415  Fax. 0742.399415


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