Un gioiello dell’architettura romanica in attesa di restauro

franco spellani

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S. Maria di Pietrarossa  di Trevi al centro di una importante zona archeologica

di  Franco Spellani

La chiesa sorge su un’area  a sud di Trevi sulla piana attraversata dalla ferrovia che porta a Foligno. E’ una tipica costruzione romanica con le pareti interne ed esterne interamente decorate da pittori umbri della metà del ‘400 come Bartolomeo da Miranda e Valerio de Muti,  la struttura a tre navate   prende nome Pietrarossa dalla presenza di una pietra incastonata su una colonna a destra della navata centrale  guardando l’altare principale , una pietra rossa con al centro un foro da cui probabilmente , nell’uso originario, sgorgava l’acqua. In questa chiesa veniva esaltato il culto della Vergine Maria, a cui è dedicata, infatti sono numerose le immagini che la riproducono  nei preziosi affreschi  interni ed esterni della chiesa.

Dentro la chiesa . addossato ad una colonna troviamo un altarino  di Rocco Di Tommaso da Vicenza, che rappresenta un bassorilievo della Madonna col Bambino ed ai lati due statuette di San Giovanni e S. Emiliano Patrono di Trevi, recentemente trafugato e ritrovato.

La tradizione popolare vuole anche ribadire il culto di San Giovanni, il quale è anche esso presente negli affreschi, e si racconta che ogni anno a fine giugno aumenti il livello dell’acqua nei pozzi della zona e questo fenomeno veniva chiamato “acqua di San Giovanni” e si ricorda che nella notte di mezza estate vigilia della festa di San Giovanni, le donne trevane andassero in pellegrinaggio alla chiesa per invocare la fertilità o per le nubili un matrimonio. Certo non sono mancate le interpretazioni maliziose, perché   pare, che a quel tempo molte donne rimanessero incinte proprio  in quei giorni perché molte, con la scusa del pellegrinaggio si incontravano con focosi e giovani amanti nei pressi del tempio, ed il papa Gregorio XIII , che era stato canonico di Trevi, conoscendo quella usanza  poco spirituale decise  di interrompere questo tradizionale pellegrinaggio.

Tuttora vive la tradizione di mettere a bagno nell’acqua  petali di fiori e foglie e con l’infuso ricavato fare abluzioni benefiche  e beneauguranti il mattino seguente.

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