Il Pd “rutinario” e le battaglie dei suoi alleati

di Darko Strelnikov

Dichiarano di avere 17.000 iscritti. E saranno loro a votare ai prossimi congressi del Pd Umbro. La cifra dichiara la crisi di questo partito. Non solo perché si è lontani anni luce dai “bei tempi”, ma perché c’è una diminuzione secca e preoccupante rispetto all’anno precedente. Chi diceva che la disputa per le segreterie nazionali e regionali aveva “drogato” il dato degli aderenti, chi parlava di pacchi di tessere che viaggiavano dal centro alla periferia, molto probabilmente era nel giusto. Crisi di tesserati, ma, sembra anche crisi di voti. Mi hanno parlato di un sondaggio scorporato per regioni nel quale, nel cuore verde d’Italia, la differenza tra i democratici e il resto della coalizione di sinistra sarebbe minima. Insomma si sarebbe passati dai 2 voti degli alleati contro 5 del Pd, a quasi 1 a 1. Tuttavia questi segnali non sembrano destinati a produrre, perlomeno nell’immediato, effetti sugli equilibri politici. Continua, infatti, la concorrenzialità tra le varie anime del centrosinistra. Di unità manco a parlarne. L’effetto Vendola ha peggiorato le cose. La paura di una esplosione del fenomeno anche da noi, ha messo in moto una ricerca di strategie, tese a resistere e a circoscrivere i recenti successi “di popolo” del Governatore della Puglia a Perugia. A prima vista questo elemento potrebbe essere gradito anche al Pd. Ma non è proprio così. Il ciclone “Nicki” colpisce fa breccia in tutta la sinistra, ma soprattutto tra la gente del Pd, che viene dalla spoglie del Pci. E allora è su questa debolezza che provano ad inserirsi anche gli altri. La dirigenza locale dell’Idv, adesso, proviene dalle stesse origini. Paolo Brutti (più cautamente), ma soprattutto il nuovo segretario provinciale Alfredo Andreani pensano ad una strategia di attacco dentro e fuori le istituzioni. Vogliono presentarsi come una alternativa di sinistra, per togliere spazio ai vendoliani e giocare sulla loro stesso tavolo. I primo assaggi sui problemi infrastrutturali, sul cambiamento della legge elettorale ecc. si sono già visti. Discorso diverso per la Federazione della sinistra che invece persegue la linea del “buon alleato”. Una linea con una doppia veste. All’assalto sulle questioni nazionali e di collaborazione attiva su quelle regionali e locali. Su questo fronte va segnalato l’attivismo del neo assessore regionale Stefano Vinti, anche con iniziative interessanti e sicuramente da non disprezzare. Ma è una linea legata soprattutto al concetto di “sopravvivenza”. Lo si capisce dal fatto che sono i più cattivi nell’attacco a Vendola e ai Vendoliani locali. Alcuni la definiscono come una ossessione politica, una specie di “sindrome da orecchino”. Il tutto va poi condito con i problemi di convivenza tra Prc e Pcdi e con turbe e divisioni interne, mai sopite e che potrebbero farsi sentire in un prossimo futuro. Non è una sorpresa perchè è difficile trovare la quadra in una situazione nella quale altri (Sel e Idv) hanno occupato lo spazio di alternativa alla sinistra moderata. Non deve stupire quindi l’innaturale alleanza con i democratici, il cui ombrello, rappresenta un’ ancora di sicurezza e un guanto di sfida agli avversari di fascia. Anche perché questi, come dicevamo, stanno perseguendo una tattica di distinguo rispetto al quadro regionale. Dopo l’Idv anche Sel fa la voce critica. Bacchetta la Marini per l’accordo con la Polverini, presenta proposte dirompenti sulla sanità, si inserisce con forza nel dibattito sindacale e reclama spazi istituzionali che oggi non ha. Secondo i suoi dirigenti, le adesioni vanno a “gonfie vele”. La frase è sempre la stessa “oltre le più rosee previsioni”. Sul trend positivo non ci sono dubbi. Ma penso che ancora siano alle centinaia. Non è poco, ma non è neanche un boom. A ottobre terranno il loro primo congresso regionale e lì si capirà meglio se si tratta dell’ennesimo cespuglio a sinistra del Pd o di un fenomeno destinato a cambiare la geografia politica umbra. Il Pd, comunque, non sembra preoccuparsi di ciò che sta accadendo. Del resto, fino ad ora, è stato un partito senza discussioni. Non c’è stata una analisi delle sconfitte. Non è stata prodotta uno straccio di idea di come uscire dal declino e da questo stato di cose. Si continua con il gioco delle correnti e delle cordate. La designazione di un giovane, Andrea Rossi, alla segreteria provinciale di partito è una novità di pura facciata, anzi è stato un preciso segnale di continuità con questo andazzo. Il nome è stato presentato come il frutto di un accordo tra i leader del partito. Ma invece è stato l’oggetto dell’ennesima disputa tra e dentro le componenti. Addirittura sembra che questo accordo non sia piaciuto nemmeno Bersani. Raccontano che sull’ipotesi Rossi i suoi sostenitori umbri si sarebbero spaccati in due. Favorevoli Bottini, Mignini e Boccali, contrarie Lorenzetti e Marini. Alla fine il segretario regionale, tra lo stupore generale, avrebbe tirato diritto e benedetto l’accordo con i Popolari sul “ragazzo” di Spoleto. Ma la cosa avrà un seguito, non tumultuoso, ma un seguito. La sfida si sposta sui numeri. Se voteranno in pochi ci sarà chi parlerà di segretario dimezzato o “poco sentito”, se invece i circoli si riempiranno di iscritti sarà la prova provata che la scelta era quella giusta. Ma intanto, liti e contrasti a parte, quello che emerge è che l’attuale gruppo dirigente non ha ancora valide alternative. Forse perché non ci sono o forse perché la richiesta di cambiamento si incentra solo sulle persone e non sui progetti e sul tipo di gestione. I mugugni continuano ad essere tanti, ma la didascalia finale resta sempre la stessa : “E vissero tutti felici e scontenti”.

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