Archeologia: La casa è dove si trova il cuore. (Gaio Plinio Secondo)

Francesca Plebani

di Francesca Plebani

“Conosci ora perché io preferisca la mia villa in Tuscis a quelle di Tuscolo, Tivoli e Preneste.” (V, 6). Plinio il Giovane (61-112 d.C.), oratore della prima età imperiale e governatore della Bitinia sotto Traiano, nell’epistola ad Apollinare riferisce della proprietà da lui preferita: la villa in Tuscis, residenza ubicata nel territorio di Tifernum Tiberinum, l’attuale Città di Castello. “L’aspetto del paese è bellissimo: immagina un anfiteatro immenso e quale soltanto la natura può crearlo. Una vasta e aperta piana è cinta dai monti, e le cime dei monti hanno boschi imponenti ed antichi. […] Eppure, benché vi sia abbondanza di acque, non vi sono paludi, perché la terra in pendio scarica nel Tevere l’acqua che ha ricevuto e non assorbito.” A Giovanni Magherini Graziani (1892-1924), storico tifernate, spetta il merito di aver sciolto l’annosa disputa sull’esatta

Villa Plinio in una foto aerea

ubicazione della residenza pliniana – indicata  nell’epistola IV, 1 semplicemente come in Tuscis (in Etruria) – riconoscendola nei resti affioranti (colonne, marmi, mosaici) nel campo di Santa Fiora, nei pressi dell’attuale abitato di Colle Plinio, nel Comune di San Giustino Umbro (PG). Il rinvenimento, infatti, di bolli impressi su tegola recanti le lettere CPCS, corrispondenti alle iniziali del nome completo di Plino, Caius Plinius Caecilus Secundus,  e la conformazione del luogo coerente con la descrizione pliniana, ha sollevato ogni dubbio da questa identificazione.

La scoperta dell’eccezionale estensione dell’area archeologica alla fine degli anni settanta del Novecento fu frutto del tentativo di bonificare il campo di Santa Fiora dai ruderi affioranti ad ogni aratura. I

l conseguente intervento di tutela della Soprintendenza Archeologica condusse poi ai primi saggi di scavo, e  successivamente alla proficua collaborazione scientifica con le Università di Perugia e di Alicante. Dal 1986, infatti, il rapporto di cooperazione tra l’equipe perugina e l’università spagnola ha condotto a ben 18 campagne di scavo,  l’ultima nell’agosto 2003.

Lo scavo ha esplorato in forma estensiva tutta l’area archeologica individuata, che attualmente occupa un’estensione di circa 2 ettari. La villa, che deve nome e notorietà ovviamente al suo più insigne proprietario – il quale provvide ad ampliarla e a dotarla di  un porticato aperto verso l’esterno – presenta fasi precedenti: quella c.d. “etrusca”, databile tra III e II sec. a.C. (lacerti di strutture murarie, pavimentazioni, scarti di fornace e terrecotte architettoniche), ed una fase di fine I sec. a.C. – inizi I sec. d.C. attribuibile agli interventi di Marco Granio Marcello.

Ulteriori fasi edilizie, ristrutturazioni e materiali, testimoniano continuità di frequentazione del sito almeno fino al V sec. d.C. Inoltre i bolli IMP(eratoris), databili tra II e III sec. d.C. su base paleografica, registrano come la proprietà, morto Plinio, fosse divenuta parte integrante del demanio imperiale. Nel corpo della villa, a nord dell’atrio, doveva collocarsi la chiesa di Santa Fiora o Flora, che ha dato il nome al campo. Da questa limitata area provengono frammenti di ceramica medievale (ancora in corso di studio). Interessante l’ipotesi che il culto di santa Fiora o Flora possa costituire una sopravvivenza, o piuttosto un’eco, del culto di Cerere che all’epoca di Plinio si praticava in questo luogo (la villa infatti ospitava un tempio dedicato a Cerere, ricordato da Plinio stesso nella lettera a Mustio, e probabile luogo di culto etrusco preesistente all’insediamento romano). Questa “continuità” cultuale sarebbe inoltre connessa con la presenza della vicina Pieve di San Cipriano. Il dies natalis di questo santo (14settembre), forse non casualmente, cade infatti il giorno seguente a quello della festa di Cerere, ricordata da Plinio (idi di settembre).

Fiore all’occhiello tra le antichità romane che il territorio umbro può vantare, la villa di Plinio ed il progetto di valorizzazione a questa legato, costituiscono un’esemplare prova di collaborazione tra l’Università degli Studi di Perugia (di cui personalmente ringrazio il prof. P. Braconi per la cortese disponibilità) e le istituzioni. Al Comune di San Giustino si rende infatti merito per la recente realizzazione di una copertura protettiva dell’area archeologica e per le iniziative promosse (apertura al pubblico di Villa Graziani e visite guidate agli scavi, Agosto 2010), finalizzate non unicamente alla tutela di un bene di inestimabile pregio, ma alla restituzione dello stesso al vasto pubblico.

Per ulteriori approfondimenti si segnala inoltre il sito www.arkecultura.com e l’intervento di R. Masciarri.

Si ringraziano il Prof. Paolo Braconi, docente di “Antichità Romane” presso l’Università di Perugia e direttore delle operazioni di scavo, responsabile scientifico degli scavi di Colle Plinio insieme al Prof. José Uroz Sàez dell’Università di Alicante, e tutti gli studenti dei corsi archeologici.

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Bibliografia

BRACONI 1998: P. BRACONI Paysage et amenagement: un domaine de Pline le Jeune, in Cité et Territoire II (Atti Bézier 1997), Paris 1998, pp. 155 ss.

BRACONI 2001: P. BRACONI, La Pieve ‘Vecchia’ di San Cipriano e la villa in Tuscis di Plinio il Giovane, in Umbria Cristiana. Dalla Diffusione del culto al culto dei santi (secc. IV-X) (Atti Spoleto 2000), Spoleto 2001, pp. 737 ss.

BRACONI 2003: P. BRACONI, Les premiers propriétaires de la villa de Pline le Jeune in Tuscis, in Histoire & Sociétés Rurales XIX 1, 2003, pp. 37 ss.

BRACONI-UROZ 1999: P. BRACONI – J. UROZ SÀEZ (a cura di), La Villa di Plino il Giovane a San Giustino. Primi risultati di una ricerca in corso, Perugia 1999.

BRACONI-UROZ 2001: P. BRACONI – J. UROZ SÀEZ, Il tempio nella tenuta di Plinio il Giovane in Tuscis, in Eutopia n.s. I 1-2, 2001, pp. 203 ss.

UROZ-ESTEVE 2002-03: J. UROZ SÁEZ – R. ESTEVE TÈBAR, Las Maufacturas etrusco-romans y el santuariode época republicana de Colle Plinio, in Lucentum XXIXXII, 2002-03, pp.103 ss.

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