LA SINISTRA CHE NON SI PUO’ SCEGLIERE, LA SINISTRA CHE NON SI PUO’ RIFIUTARE

di Darko Strelnikov  

Adesso per il Partito Democratico Umbro le cose si complicano. Le grandi difficoltà nazionali e locali di questo periodo mettono …in gioco il bene più prezioso che ha; la sua incontrastata egemonia su questa regione. E’ un passaggio delicatissimo che potrebbe portare a scenari impensabili fino a poco tempo fa. Ma andiamo per ordine e vedrete che le questioni da risolvere sono un botto e tutte di difficoltà massima. Primo si complica la gestione delle elezioni amministrative. Come noto, al momento, a Città di Castello, Gubbio e Assisi non ci sono in pista candidati democratici. Qualcuno aveva pensato, perlomeno in due di questi comuni, di risolvere la cosa attraverso le primarie di coalizione. Adesso in questo momento di crisi, andare ad una conta e probabilmente perderla, potrebbe significare aprire delle voragini, difficilmente tamponabili. Ma l’alternativa è terribile per il Pd. Niente primarie nessun candidato a Sindaco nei centri maggiori. Un accordo politico con gli alleati è cosa impossibile, anche perché ogni località fa storia a se. A Castello diventa difficile dire di no al socialista Bacchetta. C’era l’on. Verini che qualcuno vedeva alla finestra, in attesa che fosse dichiarata “l’inesistenza in vita” di un candidato spendibile del Pd, per poi prendere le sembianze del “salvatore della patria”. Ma dovrebbe andare al confronto con l’attuale sindaco, con l’immancabile Ciliberti e forse anche con l’avvocato Zaganelli. Tenuto conto del suo storico scarso appeal nella sua città e della situazione generale, il vice Veltroni rischierebbe “più di Gagarin”. E allora, per non andare sotto ancora una volta e fare una nuova brutta figura con Sel, è partito il tam Tam “Bacchetta Forever”. A Gubbio il segretario Guerrini ci prova, ma trova solo nemici interni ed esterni alla sua candidatura. Difficile che una sinistra con il vento in poppa ceda la poltrona del primo cittadino al Pd. Potrebbe succedere solo in due casi : che il Pd vada, come le altre volte, da solo o che Goracci passi con i democratici. Possibilità delle due ipotesi, zero spaccato (soprattutto la seconda di quelle che ho detto). Assisi è già persa. E’ una questione tra Ricci e Bartolini. Sono così messi male i democratici da pensare l’impensabile. Cavoli, si sono detti, se Bersani e Dalema possono fare un Governo con Fini, perché noi non possiamo fare una Giunta con Ricci? Insomma, per qualche assessorato in più, c’è chi pensa anche di recitare la parte dello zerbino con il cast di uno dei due contendenti della destra. Mentre la sinistra è già in campo con un proprio candidato il Pd, ha di questi brutti pensieri. Anche se li scaccerà, per non tracollare definitivamente, al massimo, potrà puntare su un esterno. Quindi neanche qui candidati di partito. E allora, se le cose andranno così, facendo due conti, tra comuni persi in questi anni e comuni ceduti agli alleati, il ridimensionamento sarebbe già evidente. Secondo questa impasse sui candidati si porta dietro un’altra e amara riflessione. Il Pd non presenta propri candidati semplicemente perché non ne ha. La legge dei “10 anni e più moltiplicar non deve” (quella delle due legislature massime per Sindaci e Presidenti), sta asciugando le ultime risorse umane del partito. Dietro alle Cecchini, agli Orsini, ai Panfili, ai Barboni, ai Borgognoni e ai Romoli il vuoto assoluto. Partendo da quelli del 68 e passando per quelli del 77, dietro loro c’è il nulla. Non esiste una terza generazione. E non esiste per due ragioni; perché non è stata fatta (scientificamente) crescere e perché quella che c’è, o viene tenuta ai margini o si è indirizzata verso altri lidi (principalmente Vendola). Ed è su questa riflessione che si incanala il terzo elemento negativo : i congressi. Orgogliosamente si dice che la maggior parte dei segretari sono giovani. E’ vero, ma cambia qualcosa rispetto all’analisi che ho fatto? Assolutamente no! Innanzitutto perché i circoli non hanno alcun ruolo dirigente. Anzi direi nel Pd non hanno un ruolo. Una volta i segretari di sezione avevano un peso politico e organizzativo. Per questo venivano scelti i più meritevoli. Per questo c’era sempre una classe dirigente di ricambio. Ma adesso queste nomine rappresentano contentini per tenere buoni le scalpitanti “giovani promesse”. E salvo qualche rara eccezione, che purtroppo fa la regola, questi segretari sono incastrati nel gioco delle correnti. Il manuale Cancelli ha funzionato alla grande. Non c’è stata concorrenzialità, tutto è stato ricondotto alla tecnica vecchia, ma sempre efficace, delle liste e delle candidature uniche. Ma c’è di più. Quando si sale verso i segretari comunali e provinciali, niente viene lasciato al caso. I nominati sono gente di sicuro affidamento per i vari capibastone. Ma come vedete, tutto questo è una accomodamento interno, incurante della bufera che sta imperversando fuori della finestra. La convinzione che il Pd stia diventando una cosa immobile ad uso e costume di una piccola oligarchia e delle sue diramazioni, sta ormai dilagando nel corpo del partito. Molti ormai si stanno convincendo della sua irriformabilità e si guardano intorno. Nella stazione del Pd, ora come ora, c’è solo la tabella delle partenze (poche tra i dirigenti, tante tra gli iscritti), mentre manca quella degli arrivi (nessuno). E in una stagione nella quale le inchieste hanno già prodotto cospicui danni politici, in una stagione amministrativa di “lacrime e sangue” nella quale gli enti diretti dai Democratici dovranno chiedere grandi sacrifici ai cittadini, il pericolo di deragliare definitivamente, sale al massimo livello. Non è certo la destra a fare paura, ma le notizie che parlano, in tutte le regioni rosse, di alleati di sinistra che viaggiano ormai sopra le due cifre, che sono in una continua e quasi inarrestabile crescita e che disegnano uno scenario nel quale il Pd diventa, da subito, un primis inter pares. E gli scenari nazionali non aiutano. Milano, tutti i sondaggi, portano dritti verso una strada chiamata sinistra, che i democratici, per costituzione, non possono scegliere e che, per tradizione, non possono rifiutare. Ma prima o poi la contraddizione andrà sciolta in un senso (Vendola e Di Pietro) o in un altro (Fini e Casini) e allora niente sarà più come prima. Siete curiosi? Volete sapere come va a finire? Io non lo so , chiedetelo a Mandrake! Ma faticherà anche lui a darvi una risposta.

Annunci

Tag: , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: