Regione, Segnali di cambiamento o segnali di aggiustamento?

di Darko Strelnikov
Apparentemente le cose stanno cambiando. Lentamente ma stanno cambiando. Le Comunità Montane verranno (probabilmente) abolite, l’Azienda unica dei Trasporti è una realtà certificata dal notaio, gli amministratori della Regione si sono tagliati lo stipendio del 10%. La situazione impone decisioni forti e di netta discontinuità con il passato. Questi primi segnali sembrerebbero andare in questa direzione. Dunque questo inizio di legislatura non può che non essere giudicato in maniera positiva. Però, (c’è sempre un però), nonostante tutto, alcuni vizi di fondo sembrano essere ancora presenti e il giudizio non può che rimanere appiccato all’esito finale delle varie operazioni, che si stanno compiendo e che ancora si devono compiere. E allora nasce spontanea una domanda : siamo di fronte ad un aggiustamento del vecchio metodo di governare o ad un  deciso cambio di passo, ad una vera e propria rivoluzione? Leviamo subito di mezzo Lenin, perché sconvolgimenti epocali e di assalti al palazzo d’inverno, in giro non se ne vedono. Piuttosto si ha l’impressione di una volontà, anche decisa di mutamento, che, ad un certo punto, si ferma e frena nel momento più importante. Insomma saremmo ai “Vorrei ma non posso”, ai “Due passi avanti e uno indietro” o peggio al viceversa (uno avanti e due indietro). Andiamo per esempi pratici prendendo subito di petto la questione della Comunità Montane. Se le aboliranno, come credo, sarà (ancora apparentemente) una scelta coraggiosa. Eliminare gli enti intermedi significa dare un colpo mortale a quel sistema di potere locale, inutile e costoso dal punto di vista istituzionale e amministrativo, ma preziosissimo per il mondo e le esigenze della politica. Ma solo se si ha il coraggio di arrivare fino in fondo. La scelta di accorpare tutto in una agenzia regionale desta più di una perplessità. Si continua a privilegiare soluzioni che non prendono la via maestra; quella degli enti elettivi, gli unici che debbono e possono essere i titolari di tutte le competenze di Governo. La mossa, più che una necessità, più che una novità è apparsa come un escamotage per permettere alla Regione di non perdere e cedere ad altri quei poteri. Ed è un classico di questi anni. Un classico che ha riguardato viabilità, acqua, trasporti e altre materie. La Regione Umbria del secondo millennio, credo unica in Italia, ha sempre voluto mantenere, accanto alle proprie ed esclusive prerogative di programmazione e legislazione, un ruolo significativo nel campo dell’amministrazione attiva, che invece, in uno schema ideale, dovrebbe appartenere totalmente a Province e Comuni. Ma sulla vicenda delle Comunità Montane c’è di più. Quello che è uscito dalla porta potrebbe anche rientrare dalla finestra. Come? Delegando a fantomatici Consorzi dei Comuni diverse attribuzioni dei vecchi enti. Non è una ipotesi, ma una precisa richiesta che “l’enclave” del Trasimeno ha già ufficialmente fatto. Se fosse così avremo una Agenzia Regionale che gestisce attraverso associazioni degli enti locali. E allora che sarebbe cambiato, visto che le Comunità Montane erano proprio questo? Sarebbe cambiato nome e avremmo un’agenzia in più. Tombola! Come razionalizzazione potremmo classificarla come una perla, una goduria, un esempio indimenticabile di gattopardismo. Ma anche la creazione di “Umbria Tpl”, l’azienda unica dei Trasporti, accanto ad una significativa opera di aggregazione e semplificazione, si porta dietro anche qualche buon “vizietto” della politica e diversi interrogativi sugli orizzonti futuri. Al di là del valore delle persone nominate, alcune delle quali, come il Presidente e soprattutto il Direttore, si portano dietro una esperienza amministrativa e una capacità manageriale notevoli e consolidate nel tempo, l’organigramma risponde ancora troppo a logiche di equilibrio politico tra partiti ed enti proprietari. Anche se il Cda non è scandaloso, come dice qualcuno dell’opposizione, perchè composto da gente che ha, in misura diversa, dimestichezza con l’argomento trasporti. E questo non è poco. Ma se si voleva produrre una vera innovazione bisognava seguire la logica dell’amministratore unico, che tanto bene funzionò all’Atam e all’Asp, prima della loro fusione e che potrebbe avere ancora una sua validità. Comunque, mi si dirà, si è iniziato. E questo è un indubbio merito. Dico di si, ma solo se il processo va avanti a 360 gradi. Gli accorpamenti nei servizi riguardano diverse materie. Però di fare aziende uniche di acqua e rifiuti si parla poco, anzi non se ne parla per niente. Addirittura qui si va in senso contrario. Umbriacque ha comunicato ai sindacati che vuole dividersi in due società. Altro che fusioni, qui siamo alle divisioni! E allora perché i trasporti si e gli altri no? Perché, probabilmente, la situazione delle aziende pubbliche del settore stava diventando insostenibile. Salvo l’Apm, che ha avuto una gestione oculata e che con importanti e lungimiranti operazioni esterne all’Umbria promosse da tutti i suoi presidenti (Brutti, Panettoni e Moriconi) ha sempre avuto una gestione in attivo, i bilanci di Atc e (soprattutto) Spoletina avevano il fiato corto ed erano in situazioni finanziarie difficili. Insomma l’Azienda Unica è stata l’unica soluzione (direi obbligata) in grado di scongiurare definitivamente qualsiasi ipotesi di chiusura. Se è così, la Giunta Regionale, a questo punto, dovrebbe chiarire se tutto ciò è un inizio o è invece una fine, se quella delle razionalizzazioni aziendali è una linea valida in tutti i settori o no. Dovrebbe chiarire se l’ obbiettivo finale è la creazione di un unico soggetto imprenditoriale pubblico dei servizi, o se invece , quella dei trasporti, è una eccezione dettata da uno stato di necessità. Sta qui il nocciolo della questione. Perché si fa presto a travestire un ipotetico “cambiamento” in un semplice “aggiustamento”.

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