SALVIA COMUNE E L’ACETO DEI 4 LADRI

di Loriana Mari

Caratteristiche: il genere salvia appartiene alla famiglia delle Lamiaceae ed è particolarmente ricco di specie sia annuali che perenni, usate sia per scopi alimentari che terapeutici. La specie comunemente usata è la salvia officinalis. E’ originaria dell’Europa Meridionale ed in particolare delle regioni del bacino del Mediterraneo ed è stata introdotta nel Nuovo Mondo nel XVII° sec. è diffusa nelle aree temperate dell’intero continente americano. Suffruticosa perenne, dal forte e inconfondibile aroma canforato, sempreverde, alta fino a 50 cm con radici fusiformi, robusta e fibrosa ha fusti legnosi alla base. Ha foglie oblungo-lanceolate verdastre e rugose sulla parte superiore e biancastre nella parte inferiore. I fiori tubolosi, azzurro violacei, sono raccolti in spicastri apicali che compaiono tra aprile e maggio, sono ermafroditi e vengono impollinati dagli insetti. In Italia è spontanea e ampiamente coltivata in tutto il territorio.

Habitat: cresce nei luoghi aridi e fra le pietraie fino ai 500 m slm.

Proprietà: le proprietà aromatiche sono date dall’olio essenziale che le conferisce anche il particolare odore. E’ un ottimo tonico, è antispasmodica e diuretica, si usa nei casi di astenia, per i disturbi epatici, per le infezioni delle vie respiratorie, nei casi di asma e ipotensione. Per le sue doti antisettiche cura stomatiti, laringiti e affezioni della bocca.

Storia, mito, magia: il suo nome deriva dal latino “salvus = salvo” o “salus = salute” che stanno ad indicare le sue innumerevoli virtù. Un celebre detto dei medici medievali della Scuola di medicina salernitana così recita: cur moriatur homo, cui salvia crescit in horto? Come può mai morire l’uomo nel cui giardino cresce la salvia? E fu proprio la Scuola medica di Salerno, la più famosa nel Medio Evo depositaria della conoscenza medica ad aver dato a questa pianta il nome di  Salvia Salvatrix ( salvia che salva). Un famoso proverbio inglese consiglia: chi vuol vivere a lungo deve mangiare la salvia in maggio. La leggenda narra che durante la terribile peste che colpì Tolosa nel 1630, quattro ladri, non tenendo conto del rischio di contagio, entravano nelle case degli appestati, moribondi o morti per depredare le loro ricchezze. Arrestati furono condannati all’impiccagione. Un giudice intelligente e curioso si era però chiesto come facevano a non essersi contagiati, nessuno dei quattro. Li interrogò promettendo loro la grazia se avessero rivelato l’interessante segreto. I ladri risposero che due volte al giorno si bagnavano i polsi e le tempie con un macerato di varie erbe, tra cui salvia, rosmarino, timo e lavanda. Che da quel giorno prese il nome di aceto dei quattro ladri.

Ma i registri del parlamento della città riportano che dopo aver appreso la ricetta, i 4 ladri furono, comunque, impiccati. Un secolo dopo, nel corso di un’altra epidemia, sempre causata dalla Yiersinia Pestis, nell’anno 1720 a Marsiglia, altri ladri depositari del segreto, ma più fortunati dei colleghi tolosani, furono sorpresi, sottoposti a giudizio e liberati in cambio della formula segreta che fu trascritta nel museo della vecchia Marsiglia. Il Codice Ufficiale Francese del Corpo Medico ufficializzò nel 1758 l‘ACETO DEI 4 LADRI, aggiungendo: cannella, acoro aromatico ed aglio dato che alcuni guaritori conoscevano altre composizioni, era utilizzato con successo per preservarsi dai contagi considerato un disinfettante, detergente ed utilizzato anche in caso di sincope, ma scomparve dal Codice nel 1884 con l’avvento della Medicina Moderna. La ricetta, elaborata poi con l’aggiunta di altri ingredienti dall’erborista Ermanno Valli è la seguente: mettere in un vaso un cucchiaio di foglie di salvia triturate; un cucchiaio di foglie di rosmarino triturate; un cucchiaio di foglie di timo o serpillo (timo selvatico) triturate; un cucchiaio di foglie di fiori di lavanda triturati; uno spicchio d’aglio schiacciato. Queste le erbe usate già nel medioevo. Si possono aggiungere: un cucchiaio di foglie di noce triturate; un cucchiaio di foglie di alloro triturate; un cucchiaio di chiodi di garofano schiacciati; una stecca di cannella schiacciata; un cucchiaio di lichene islandico triturato; un cucchiaio di ginepro (ramoscelli e bacche) triturato. Si ricopre il tutto con 1 litro di buon aceto bianco o rosso, si macera per sette giorni e infine si filtra. Questo aceto ha proprietà antisettiche, da solo contiene sette proprietà di antibiotici. Se preparato a freddo può essere conservato a lungo. E’ utile per prevenire le malattie virali ed epidermiche (due gocce ai polsi e alle tempie mattino e sera come i famosi ladri). Nel caso di malattia si può assumere un cucchiaino di aceto diluito in acqua 3 volte al giorno. Sono indicati anche i pediluvi diluendo ½ bicchiere di aceto antisettico in due litri d’acqua. Oggigiorno, le capacità curative di tutti i componenti sono riconosciute: antisettiche, antibatteriche, antivirali, antimicotiche, antinfiammatorie, vermifughe, carminative, calagoghe, febbrifughe, insettorepellenti, antiveleno, stimolanti, vulnerarie e bechiche. Una leggenda cristiana invece, narra perché a questa pianta venissero attribuite tante virtù: quando la Sacra Famiglia fuggì in Egitto, solo la umile piantina di salvia accettò di nascondere Gesù Bambino dalla vista dei soldati, allora la Madonna la benedì e gli fece dono delle sue qualità terapeutiche. Essa rientrava tra le erbe che gli antichi Egizi usavano per l’imbalsamazione e le attribuivano la proprietà di rendere fertili le donne e la usavano contro la peste. Era considerata afrodisiaca tanto che la regina Cleopatra ne avrebbe fatto uso per conquistare gli uomini. I Greci vietavano l’assunzione di vino, estratti e bevande a base di salvia per evitare l’effetto”doping”. Teofrasto della pianta diceva che respinge i mali della malattia e della vecchiaia. Presso i romani era considerata sacra e simbolo di vita, veniva utilizzata come panacea universale e la usavano anche per regolare i cicli mensili delle donne (credenza in seguito fondata dalla scoperta di un estrogeno che regola la fecondità). Essi organizzavano un evento importante al tempo della raccolta, che avveniva sempre con attrezzi di metallo più nobili del ferro. Plinio la raccomanda contro i morsi di serpente e scorpioni purchè non fosse infettata. Alla salvia sono sempre stati riconosciuti poteri particolari: le sue foglie secche bruciate come incenso purificano gli ambienti e le persone che vi dimorano e proteggono da influssi negativi, gli indiani d’America la usano durante le cerimonie sacre. Nel Medio Evo si credeva avesse il magico potere di donare all’uomo la longevità e la saggezza. Si usa per tutte le attività che riguardano la fortuna, la buona salute, la saggezza, la longevità, la protezione la guarigione e la realizzazione dei desideri; occorre polverizzarla e mescolarla alle candele gialle preferibilmente di mercoledì e di luna crescente. Le foglie di salvia elaborate secondo precisi rituali venivano utilizzate per difendersi dagli incubi notturni.

Alcuni detti popolari vogliono che nelle case dove la salvia cresce bella e forte sia la moglie a spadroneggiare, mentre se la pianta di salvia che si ha nel giardino muore  gli affari andranno male. Nel Veneto si dice che quando muore la salvia nell’orto muore anche il padrone di casa se non è già morto. Si ritiene che come il rosmarino stimoli la memoria e sia utile per il cervello, un tempo era anche usata per alleviare le emicranie. Ai fiori della salvia è attribuito il significato di salvezza ispirato ovviamente dalle molteplici proprietà medicinali.

Piccole perle:

Vino di salvia: mettere in un lt di vino rosso 30 gr di foglie di salvia e lasciar macerare per 7 giorni , dopo di che filtrare e conservare in bottiglia. Si consiglia di berne due bicchierini al giorno come digestivo, tonico e antireumatico.

Infuso: un gr di foglie di salvia in 100 ml di acqua bollente, lasciare in infusione per dieci minuti, berne una tazzina  al giorno, se si vuole si può aggiungere miele e scorzetta di limone, contro l’asma e la tosse.

Per le gengive arrossate e per le affezioni della gola fare sciacqui e gargarismi con l’infuso.

Grappa alla salvia: alcuni rametti di salvia freschi, un (1) litro di grappa e 50 grammi di miele. Macerare per 20 giorni i rametti di salvia in 1/4 (250ml) di grappa dentro un vaso di vetro chiuso agitando di tanto in tanto. Trascorso questo tempo si filtra e si unisce il filtrato alla grappa rimanente nella quale, precedentemente, sarà stato disciolto il miele.

Le foglie fresche, sfregate sui denti, li puliscono e purificano l’ alito.

Per preparare un ottimo dentifricio: mescolare 6 gr. di salvia polverizzata con 10 gr. di carbonato di calcio in polvere e 5 gr. di bicarbonato di sodio in polvere. Il miscuglio viene infine amalgamato con argilla verde.

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