Crollo al Teatro Verdi di Terni: quale futuro per la gestione della cultura?

di  Marina Antinori

Marina Antinori

Intervista a Dario Guardalben membro del  consiglio comunale di Terni per il Pdl ( con esperienza pluriennale ); per le sue competenze è stato nominato nel novembre 2008 dal Ministro Gelmini Consigliere Esperto presso il CNAM, Consiglio Nazionale dell’Alta Formazione Artistica e Musicale; dal 2009 rappresentante per il Ministero al Consiglio Accademico dell’Accademia di Belle Arti di Perugia ” Pietro Vannucci”; pubblicista; professore ordinario nei licei.

Professore qual è la situazione della gestione museale di Terni?

Mi occupo da anni di tante realtà nazionali ed umbre per quanto riguarda la cultura, per questo sto dando il mio contributo in consiglio comunale in proposito alle ultime vicende. Vidi fin

Dario Guardalben

dall’inizio con molta perplessità la volontà che fu espressa dalla precedente giunta Raffaelli di dare l’amministrazione di tutte le strutture che  hanno a  che fare con la cultura e l’arte ( il complesso dell’ Ex-Siri, il teatro Verdi,  Carsulae, il palazzo Primavera, ecc …) ad un’unica gestione. Non ne vedevo la convenienza, poiché la spesa era molto sostenuta, là dove la direzione diretta di alcuni di questi settori poteva rimanere in capo all’amministrazione comunale come nel caso del Verdi. Da un punto di vista formale si era costituita una gestione temporanea d’impresa tra un soggetto molto grande,“l’Associazione Civita”, leader in Italia per le manifestazioni culturali; è noto che ha saputo ben organizzare eventi come la Mostra del Perugino e del Pinturicchio a Perugia di richiamo nazionale ed internazionale.  Civita ad ogni modo mi lasciava molto dubbioso come gestore di bacini culturali. Questo grosso soggetto fu affiancato da una serie di cooperative già operanti sul territorio, che si segnalavano per la  buona volontà, ma con risultati modesti. L’operazione nel suo nascere non era convincente, poi ci sono stati anche dei comportamenti individuali che hanno generato polemiche di ampia discussione in città ( in riferimento all’ex-assessora) che sono finite sui giornali. Su quest’argomento non voglio ritornare, quello che mi interessa è il risultato. Da tutto ciò venne fuori il “Progetto Caos”, dove anche qui si possono fare delle osservazioni riguardo alla scelta delle opere, la disposizione delle stesse, e sulla capacità d’attrattiva e inventiva. Al di là delle competenze delle singole persone, tra cui alcune preparate, quello che io ho notato è che si resta su un piano che è quello che avevamo visto nella gestione del secondo Raffaelli, con a iniziative legate anche a fenomeni d’avanguardia, in taluni casi anche con nomi di grande risonanza a livello nazionale ed internazionale, ma si rimane nel ristretto ambito degli esperti.

Sì, tuttavia un amministratore locale cosa dovrebbe fare per migliorare la situazione?

Il quesito che bisogna porsi come amministratore locale è: sono in grado di mettere in equilibrio la necessità far qualcosa di pregio, raffinato e di alta qualità con l’esigenza di attrarre pubblico, visitatori, e di dare alla città la percezione della presenza di una cultura? Il nodo è questo. L’amministratore locale che si occupa di cultura deve porsi questo scopo di dare alla città la percezione di una cultura diffusa,  che ha a volte i caratteri del nazional-popolare, ma

Caos, museo Terni

anche atta a suscitare interesse, a fare cassetta e turismo. Questo tipo di esigenza si può coniugare con la volontà di cercare l’esclusivo, il raro e l’evento per gli addetti ai lavori, ma bisognerebbe saperlo bilanciare, altrimenti si resta autoreferenti. Quello che vorrei emergesse da questa intervista è il mio apprezzamento per chi cerca l’autore di grido o d’avanguardia, perché significa affacciarsi sulle nuove frontiere dell’arte e del teatro, ma riconosco che c’è il rischio del disprezzo di tutto ciò che non è del proprio ambito. Questo si nota, a volte, ed è sgradevole: impedisce di trovare un punto d’incontro. Ad esempio sarebbe ragionevole proporre una stagione in cui ci siano degli eventi d’avanguardia, ma anche altri più popolari.

Ma in passato si sono organizzate delle mostre di notevole pregio presso il “il Caos”, come quella dedicata a Pier Matteo d’Amelia, che cosa non è andato?

Sì, se n’è ampiamente discusso anche in Consiglio Comunale.  È stato un evento significativo per la città ha avuto un numero abbastanza palpabile di visitatori, questo è indiscutibile. Tuttavia si tratta di una mostra, che pur richiamando qualche illustre personaggio, – notabili gli interventi all’inaugurazione del professor Mancini e quello del professor Sciolla di Torino-  poi però non ha avuto la risonanza necessaria perché i mezzi a disposizione erano modesti. E l’evento si è rivelato un flop. Civita in questo caso si è rivelata un flop, invece doveva essere la garanzia di eventi di grado internazionale; non c’è riuscita perché probabilmente necessitava di molti più soldi. A questo punto bisogna essere molto onesti: a noi a che cosa serve un grosso soggetto che poi alla fine se non ha somme molto alte, oltre a quelle ingenti che gli sono già state date, non riesce a fare quello per cui è stato chiamato?

L’Amministrazione Comunale è consapevole di questo? Se sì, riguardo questa spinosa situazione cosa si deciderà di fare?

Sì, ne è consapevole tanto è vero che spinta da esigenze di bilancio, tra l’altro severissime, sta decidendo di rivedere la convenzione con Civita. Infatti questa convenzione, essendo pluriennale, non può venire rescissa, ma si può aggiustare. Soltanto … quale sarà l’effetto? Io temo che avremo la stesa situazione con in più una mancanza di mezzi finanziari che impedirà qualunque evento di un qualche respiro. Questo è il mio timore che è molto di più di un timore. A questo si assommano alcuni fatti accaduti di recente, come il crollo avvenuto al teatro Verdi.

Ecco, a proposito di crollo di parte del controsofitto del teatro Verdi … questo episodio è stato scatenante di un acceso dibattito in Consiglio Comunale e ha generato sdegno nell’opinione pubblica. Al di là delle polemiche … nel concreto, come sarà possibile provvedere?

Non è un danno colossale, ma quello che è evidente è che da un lato c’è un teatro che è in gravi condizioni di agibilità e strutture. Ha bisogno di essere ripristinato, ma in modo serio.  Beh, non c’è tanto da stupirsene, dall’altra parte, c’è stata un’amministrazione che ha fatto una convenzione che dava in gestione un teatro già inagibile. Questo dà il pretesto al convenzionato Civita di poter declinare ogni responsabilità. Dunque anche in questo caso c’è stata una gestione assolutamente superficiale.

Cosa può fare un’amministrazione in difficoltà finanziarie di fronte a un bene come l’unico teatro degno di questo nome nella città e nel circondario?

Precisamente, per trovarne uno altrettanto adeguato bisogna arrivare ad Orvieto, in quanto altri teatri, come quelli di Amelia e Narni, pur essendo antichi e prestigiosi, non hanno sufficiente numero di posti a sedere. Infatti, con gli standard attuali non è possibile rappresentare ad esempio dei melodrammi in strutture piccole, il Ministero –conosco questi particolari, poiché lo vivo dall’interno- non dà finanziamenti se il teatro non rispetta canoni di grandezza della cavea, di capacità di ospitare un certo numero di orchestranti, etc … Un’amministrazione in difficoltà per risolvere la situazione del teatro Verdi potrebbe chiedere  a qualcuno in città, come la fondazione Carit ad esempio, di finanziare un bando, un concorso di idee.  È evidente che non serve solo un qualche intervento di ordinaria manutenzione, ma abbisogna di essere completamente ripristinato, e ci vogliono architetti … personaggi di alto spessore in modo che si possano fare dei progetti tali che il teatro Verdi diventi una chicca della città.  Il progetto può prevedere la reintegrazione nelle forme ottocentesche o una struttura moderna, ma deve essere di alto valore artistico. Poi si cercano finanziamenti sul territorio, l’amministrazione potrebbe destinare i pochi soldi destinati alla cultura, non pochissimi ma ci sono,  per tutta la durata di un intero mandato solo a questo progetto. Si tratterebbe di qualche milione di euro. Si potrebbe attuare la cessione dei palchi, o una tassa di scopo, oppure se non si vuole arrivare a questa misura che può essere sgradevole, trovare in città delle altre risorse. Se poi il teatro Verdi, luogo di arte e cultura, viene collegato in prospettiva al grande bacino musicale del territorio, – abbiamo il  Briccialdi,  l’unico liceo musicale della regione, tante organizzazioni private che operano nella musica e un concorso di valenza internazionale come il Casagrande- si avrebbe una grande molla. Tutte queste realtà messe a sistema,  in competizione virtuosa, in collegamento tra loro da un’amministrazione che ci sappia fare potrebbero diventare il fulcro di un’attività culturale che viene percepita, coinvolge la città, non appare arroccata su se stessa e autoreferente. Dà un prodotto commisurato ai mezzi …

teatro Verdi

Come su questo argomento, si può ragionare su altri aspetti: come mai non si è riusciti a trovare il mezzo per far in modo che ci siano agenzie turistiche in Italia e, fuori Italia, che propongano dei pacchetti che prevedano la visita alle Cascate delle Marmore, di Carsulae, di tutte le cose degne di nota a Terni ed il collegamento con delle manifestazioni artistico-musicali? Questo è un fatto curioso, che non mi spiego, visto che in altre realtà si trovano.

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