Concetto di guerra e convenienze politiche

di Matteo Bressan

I bombardamenti sulla Libia sono iniziati da quattro giorni e ancora non si vedono le bandiere arcobaleno che tanto hanno spopolato ai tempi della guerra in Afghanistan e Iraq. Che cosa è cambiato in questi anni nei sani principi che ispirano chi legittimamente rifiuta qualsiasi tipo di intervento militare? A ben vedere nulla, ma andando a leggere le cronache si scopre che da quando alla Casa Bianca è arrivato il nobel per la pace Obama si è smesso di protestare contro gli USA. Qualcosa però non torna. La guerra in Afghanistan c’è ancora, i raid contro i talebani si fanno ancora e addirittura si è anche iniziato a sconfinare in Pakistan pur di fermare il sostegno di cui godono le varie bande armate che si aggirano per l’Afghanistan. Se poi ci si accorge che buona parte della sinistra italiana spinge per menare le mani a Gheddafi, e la Lega Nord invece frena per i leciti timori della possibile invasione di profughi, qualche riflessione va fatta. Il sospetto che la sinistra pacifista voglia dare una lezione al rais, più per contestare i rapporti intercorsi tra questi e il Presidente Berlusconi, che per una chiara visione dello scenario libico è forte. Non si comprende però quale dovessero essere i rapporti tra l’Italia e la Libia, e più in generale tra i paesi occidentali e quei paesi produttori di petrolio governati da regimi autoritari. Il nodo della questione, non può essere fatto ricadere sui rapporti tra Italia e Libia, strategici nella politica energetica italiana, così come quelli con la Russia o la Turchia. Una politica estera che cerca di garantire delle linee di rifornimenti energetici non può essere misurata attraverso la categoria della democraticità dell’interlocutore. Se a questa considerazione si aggiunge lo storico disinteresse dell’Unione Europea, nel garantire una gestione collegiale tra tutti i paesi del mediterraneo, in materia di flussi migratori, si comprendono i legami che si erano instaurati non da Berlusconi, ma da tutti i Governi italiani che hanno cercato di stabilire un modus vivendi con il Rais. Di fronte ad Unione Europea sorda a questa problematica, così come lo è stata anche sul fronte degli approviggionamenti energetici, non si capisce per quale motivo la politica estera italiana debba esser criticata con categorie moralistiche, secondo le quali il solo fatto di partecipare insieme a Gazprom nella realizzazione di South Stream sarebbe un’operazione da contestare in tutti i modi. Ora che la coalizione dei volenterosi ha deciso di saldare il conto con Gheddafi si capirà se la Libia, entità statale e geografica creata dall’Italia, si avvierà verso una radicale trasformazione in senso democratico oppure si andrà smembrando in due o forse tre entità distinte, o peggio ancora diventerà un avamposto di Al Qaida.

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