“Le forme del rito, i Ceri di Gubbio”

Cristina Cipiciani

Districati nel mondo, riti e manifestazioni popolari colorano gli animi dei suoi partecipanti, divenendo molte volte pura ispirazione sia per la vita cittadina che privata, identificando, quasi come un “marchio”, coloro che ne sono soggetti attivi. La tradizione popolare è un’attività spirituale della collettività,che si manifesta da quando l’uomo ha preso coscienza di sé, la quale crea, tramanda e rinnova la vita sociale e di cultura; a cui si deve un patrimonio inestimabile di valori pratici, etici ed estetici. Tutti i riti sono connessi con la religione, il mito e la sfera del sacro. Ogni rito religioso svolge la funzione di rendere tangibile e ripetibile l’esperienza religiosa, sottraendola alla dimensione tutta privata della mistica, secondo norme codificate condivise da tutta la comunità. Tramite il rituale, all’interno della celebrazione di una festa, le varie componenti religiose assumono carattere normativo per tutti i partecipanti. L’uomo affida al rito i momenti più critici della sua esistenza personale e della collettività di cui fa parte, cercando in esso la garanzia del mantenimento della propria identità e di quella della comunità di appartenenza. Che abbia un fine sociale o che sia strettamente personale, il rito ha bisogno di una partecipazione emotiva profonda, senza la quale non esisterebbe. Nel rito è necessaria una componente estetica che è differente nelle diverse culture e nei diversi tempi; il rito si deve evolvere per non perdere di significato.

La tesi di laurea di Cristina Cipiciani, “Le forme del rito, i Ceri di Gubbio”, affronta in maniera esaustiva l’importanza del rito e della sua evoluzione per poter sopravvivere, riferendosi in specifico alla Festa dei Ceri di Gubbio. Una Festa molto sentita dai suoi partecipanti, che in realtà sono il cuore pulsante del rito stesso. Nel suo elaborato spiega non soltanto le varie ipotesi dell’origine, a tutt’oggi dibattito acceso tra gli studiosi, ma di come l’appartenenza, la fede e la tradizione vadano a braccetto con l’evoluzione; e di come inoltre, il rito sfrutti la comunicazione in tutti i suoi aspetti, garantendo documenti storici di importanza storica e popolare. Da ceraiola santantoniara ha donato con umiltà la sua tesi di laurea alla Famiglia dei Santantoniari, ricevendo in cambio una manifestazione ufficiale di riconoscenza, avvalorando ancora di più il suo elaborato. Curioso è che i riti, attaccati così tanto alla tradizione, si cibino di evoluzione, considerata a volte una maledizione, ma che in realtà garantisce longevità e indipendenza. Il rito fa parte della vita dell’uomo e per conoscersi veramente dobbiamo conoscere le nostre origini.

 



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Una Risposta to ““Le forme del rito, i Ceri di Gubbio””

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