“LOS INDIGNADOS”. IN ITALIA SONO STATI ANTICIPATI DAI TEA PARTY ITALIA

di Stelio Bonsegna

In Spagna sono nati gli “Indignados”, movimento spontaneo di giovani, delusi dalla partitocrazia e colpiti dalla mancanza di lavoro e da una delusione estrema nei confronti della fazione di Governo (Socialisti di Zapatero). In Francia un movimento giovanile omologo agli “Indignados” sta nascendo e in Italia?
In Italia, da una anno circa esiste un movimento di base spontaneo, chiamato “Tea Party Italia”, altri gruppi si stanno organizzando, sull’onda dei cugini spagnoli ai quali anche Beppe Grillo ha fatto visita per vicinanza di idee.  Uno di questi gruppi è “Italian Revolution”, il quale pecca di essere, in parte, attraversato politicamente dalla Sinistra estrema. Basta vedere i vari post inseriti su Facebook. Ecco come può nascere un movimento popolare spontaneo, rompendo gli schemi di un contesto politico atrofizzato e stantio. Ma vanno viste le priorità di queste formazioni spontanee, che differiscono tra loro notevolmente negli obiettivi e nel metodo. Comunque questi gruppi non si sono mai interfacciati con il Tea Party Italia che è già una realtà in Italia, e da un anno ha scelto di proporre soluzioni, piuttosto che la semplice protesta. In Tea Party Italia (sulla scia dei Tea Patry Americani) si sta allargando a macchia d’olio in tutta Italia, il cui motto è “Meno tasse più libertà”.  Tra le altre richieste: drastico abbattimento della spesa pubblica, riforma fiscale e del welfare, semplificazione e riduzione della pressione fiscale.
Questo si traduce in:
Più lavoro ai giovani; una profonda rivisitazione della nostra Costituzione, per metterci al passo degli altri paesi della Comunità Europea; una Giustizia giusta e veloce, oltre alla Sicurezza della Pena ed altro ancora, tra cui si esalta la richiesta di non essere più considerati dei sudditi dello stato, ma responsabili ed autonomi nelle scelte principali dell’essere umano.
Questo movimento sta prendendo piede in tutta Italia, proprio per la sua spontaneità ed al di fuori d’influenze della politica attuale.
Questo movimento non ha come obiettivo la trasformazione in partito politico, ma vuole essere una grande forza, tale da incidere in modo significativo sulle scelte dei vari Governi che si succederanno in Italia.
Il Tea Party Italia chiede una forte autonomia dallo Stato sulle scelte personali, che riguardano il popolo italiano, cioè meno stato più autonomia nelle libere scelte del cittadino.
Quindi ora l’Europa della Grande Finanza e delle Caste dovrà confrontarsi civilmente con queste nuove organizzazioni, le quali non hanno altro scopo che la richiesta di umanizzare l’Europa stessa, troppo presa dai valori essenzialmente molto lontani dalle esigenze popolari.
Saba Giulia Zecchi (uno dei fondatori) del movimento “Tea Party Italia”, dice che per risollevare le sorti di un’Italia troppo repressa da partiti politici e debito pubblico, bisogna puntare ad una Italia più libera nelle sue scelte essenziali, quali ad esempio i candidati politici, con elezioni primarie e interventi mirati a ridurre la spessa pubblica. In particolare a mie domande precise, risponde: “L’agenda della politica attuale è tutta da rivedere, e infatti con il movimento abbiamo preferito non seguirla per non entrare nel vortice del nonsense (che si è meanifestato alle recenti elezioni).
Il che non vuol dire cedere il passo all’anti-politica e non sporcarsi le mani, tanto che per le amministrazioni locali è stato importante aver proposto l’Impegno a difesa dei contribuenti”.
Per quanto riguarda il mondo del lavoro, in particolare ai giovani: “Occorre ridurre gli ostacoli all’accesso del mondo del lavoro, come gli ordini professionali, ridurre le tasse sul lavoro ed inoltre darci la possibilità di scegliere tra sistema previdenziale pubblico o privato (se scelgo il sistema privato non devo essere costretta a versare anche il contributo all’inps).
Ci lasciano perplessi i giovani che focalizzano la loro protesta sulla richiesta del posto fisso… però il lavoro a tempo determinato non può restare affogato in un sistema statalista, senza essere accompagnato dalla dovuta mobilità di mercato”.

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