L’UMBRIA E QUEL VENTO CHE TIRA AL CONTRARIO

di Ciuenlai

Nel giorno dello “Tsunami” politico, la conferenza stampa della segretaria provinciale di Perugia del Pd, è apparsa come una nota stonata, che stride un po’ con l’armonia di una esecuzione perfetta. Una stecca che conferma che quello è successo a Milano, a Napoli e a Cagliari, non è solo un gigantesco moto contro Berlusconi, ma anche un ammonimento contro questa roba qua. Mi spiego. Ieri si è visto con maggiore chiarezza che l’Umbria è in controtendenza rispetto al dato nazionale. Qui il centrosinistra si restringe, perde comuni e consensi, mentre dilaga nel resto d’Italia. Beh, se le cronache dei giornali sono esatte, di questo non c’è stata traccia nell’analisi di Rossi e Bottini. Abbiamo invece assistito alla noiosa e ripetitiva sfilata di persone, organizzata per raccontare la solita e sempre più evidente bugia propagandistica, alla quale, ve lo garantisco, non credono neppure loro : “abbiamo vinto noi, hanno perso loro”. Le disavventure di Assisi e Nocera, i risultati da brivido nei piccoli centri, i 10 punti in meno della coalizione presi dal candidato di Gubbio, le primarie perse ad Assisi e Città di Castello, derubricati a semplici fastidi, a piccoli effetti collaterali da risolvere con una semplice alzata di spalle. Se si continua a santificare le sconfitte o le non vittorie, si accompagna Alice nel paese delle meraviglie, si entra dentro una realtà virtuale, in una spirale molto vicina alla cultura berlusconiana, quella messa in discussione dai risultati di ieri. Dico questo non per spirito di polemica, ma per offrire un’altra chiave di lettura, che ritengo più adeguata ai tempi. I partiti e i movimenti sono infatti chiamati , in questa situazione, ad aprirsi alle novità e soprattutto alla verità, anche quando è scomoda. Operazioni che le oligarchie non possono fare, pena la loro scomparsa. Per questa ragione una risposta a queste domande non può essere trovate negli attuali assetti. La sinistra, se vuole continuare ad esprimere la sua egemonia culturale su questa regione, deve cercare strade diverse dentro e fuori il Pd, dentro e fuori le sue storiche componenti. Deve avvicinare i portatori del cambiamento, costruendo una rete e una partecipazione diffusa, una militanza articolata, zone di frontiera aperte ad una molteplicità di contributi, cercando luoghi, posti e punti d’incontro e di discussione tra le diverse anime, con i movimenti e i semplici comitati. Deve rimettere in moto le forze della cultura, riscoprire la funzione degli intellettuali, deve creare un processo dal quale emergano nuovi gruppi dirigenti che producano discontinuità e rinnovamento nei contenuti e nelle persone. Gruppi che, non necessariamente, debbono fare interamente capo ai partiti. Il tutto senza che nessuno abbia la pretesa di rivendicare primati e con la disponibilità di tutti a “confondersi tra la folla”. Insomma deve essere capace di mettere in moto un immenso cantiere in grado o di modificare profondamente, spurgare e ammodernare quello che esiste o di costruire un nuovo soggetto o aggregazione politica della sinistra. Perché il vento del cambiamento arriverà anche qui. E’ una vecchia legge della politica; quando nelle grandi città tuona, prima o poi pioverà anche in periferia. Compratevi un ombrello perché se non si è pronti, se non si è avviato un processo di mutamento profondo, rischiate che il vento, dalle nostre parti, fischi al contrario.

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