D’Andola: lettera aperta all’UDC

La presente lettera nasce dalla necessità che sento di assolvere al dovere, civico e cristiano, di dire la verità. Una verità, sulla gestione umbra dell’UdC, che si è tentato di mistificare negli ultimi mesi con vari argomenti, di condire con discorsi politically-correct, ma che con queste ultime elezioni amministrative ha finito di emergere in tutta la sua chiarezza. E nonostante ciò constato esterrefatto che qualcuno si ostina a non prenderne atto. È evidente che mi rivolgo principalmente al Commissario regionale, nonché Responsabile nazionale per il Mondo Cattolico, ambito nel quale ho finora svolto la mia attività politica nell’UdC come responsabile regionale.
Anche se ormai non ho molto altro da aggiungere a quanto ho già chiaramente esposto nella mia
lettera del 29 novembre scorso, ritengo doveroso trovare le parole per esprimere la mia profonda
amarezza e delusione. Dopo averci creduto per anni in questo partito, da mesi viviamo nella
profonda incertezza che ne ha caratterizzato nel recente passato l’azione politica, la proposta è
risultata spesso incomprensibile ed ambigua, soprattutto per l’elettorato cattolico. A fatica ne
abbiamo portato il peso, ma siamo andati avanti nel lavoro con tutte le realtà ecclesiali, fatto di
dialogo umile e sincero con tutti. Questo dialogo ha prodotto una rete molto ricca, che in questi anni ha dato anche qualche significativo frutto elettorale. Non sto qui a ripercorrere i vari passaggi, già ampiamente argomentati nella precedente lettera. Sorvolando sull’imbarazzante gestione del tesseramento, sia per quanto riguarda le nomine prima che la chiusura delle operazioni poi, sulla cui utilità in vista dei fantomatici congressi comincio a coltivare un legittimo scetticismo, vado dritto al punto. Dal recente responso elettorale umbro emerge drammaticamente tutta l’incoerenza di scelte fatte al solo scopo personale del medesimo soggetto che da decenni ormai conduce la gestione del partito in Umbria, il quale attualmente ricopre la carica di consigliere provinciale, anche se preferisce essere chiamato “commissario” provinciale piuttosto che “ex-parlamentare”. A lui si deve da lungo tempo la cronica non-crescita dell’UdC locale, obiettivo a lui molto caro per la facilità a governare un “orto piccolo” piuttosto che un grande giardino. Mi è chiaro quindi il suo scopo, ciò che mi sfugge totalmente è la ragione della copertura che il Commissario regionale gli ha fornito in questi mesi…
Non sto qui ad elencare la lunga serie di operazioni che in questi anni hanno lasciato una scia di
morti e feriti, in termini politici. ma fra un paio di giorni mi limiterò a focalizzare l’attenzione sulle sciagurate operazioni politiche messe in atto alle ultime elezioni amministrative.

Francesco D’Andola 

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