LA BELLEZZA DEL BIANCO ACCECANTE E DELLA SUA STORIA. IMMORTALE SIRACUSA

Il Duomo

di Roberta Capodicasa

Una rubrica sui viaggi  nelle città Greche e non-solo dell’Italia meridionale non può, secondo me, che cominciare da Siracusa.

Siracusa è di una bellezza straordinaria, accecante nei suoi colori vivissimi stagliati su un bianco brillante. Fu la prima città della Sicilia che volli con tutte le mie forze conoscere,  necessità

Cicerone

determinata dai miei studi storici e dal suo glorioso passato. Siracusa fu, infatti, la città greca di Sicilia che ebbe la fierezza di combattere nel V sec. a.C. con Atene e di vincerla determinando, tra le altre,  le cause della  caduta del suo impero.  Cicerone più tardi (75 a.C.), quando rivestì la carica di questore in Sicilia, vi dimorò diversi anni e ne ha lasciato descrizioni preziose; scrive nelle Verrine, le celebri orazioni contro l’altrettanto celebre predatore dei tesori dell’isola: Avete sentito dire che Siracusa è la più grande città greca e la più bella di tutte. La sua fama non è usurpata: occupa una posizione molto  forte ed inoltre è bellissima da qualsiasi direzione si arrivi, sia per terra che per mare.

Teatro Greco

Per quanto mi riguarda mi recai  a Siracusa per la prima volta, qualche secolo più tardi di Cicerone,  nella primavera nell’ anno  2002 dell’era volgare,  arrivando con il treno dopo aver attraversato lo stretto in traghetto, una esperienza che non posso condividere con Cicerone potendo, invece,  utilizzare appieno le sue parole riguardo all’effetto singolare che l’impatto con la città ebbe anche su di me!

Alla Stazione incontrai persone che sarebbero in futuro state sempre determinanti nel mio viaggio verso Siracusa e verso la Sicilia nel suo complesso, persone che mi permettono e costringono insieme ad accennare, se pur brevemente, al carattere amabile dei Siciliani, della loro ospitalità non comune, alla loro nobile fierezza.

L’ occasione particolare di questo viaggio a Siracusa fu data dalle  rappresentazioni allestite al Teatro Greco della antica polis. Il cartellone prevedeva, quell’anno, le tragedie di Eschilo con Prometeo incatenato e di Euripide con Le Baccanti entrambe allestite per la regia di Luca Ronconi. Mi concedevo una di quelle ricompense eccezionali che tutti dovrebbero riservarsi nella vita: considerata la mia inclinazione verso il mondo greco antico, fu per me una delle esperienze più esaltanti che ho vissuto ma credo che ognuno potrebbe averne sicuramente un’ottima impressione vista l’originalità del soggetto e la peculiarità del contesto unico in cui la rappresentazione si svolge.

La cena fu a casa della signora che mi ospitò, un’ottima cuoca e che ho la fortuna di annoverare,

Cannoli siciliani

ormai, trai miei amici più cari:  sarebbe stato il primo glorioso incontro anche con la cucina siciliana, incontro di una levatura tale da non poter non tornare più volte su questo ‘gustosissimo’ argomento: penne alla Norma e Caponata alle melanzane, con dessert di Cannoli Siciliani e altre pietanze squisite che, forse, ora confondo con tutte le ‘altre’ di innumerevoli ‘altre’ cene  che ci furono nei miei successivi viaggi. Vino bianco eccellente e Passito di Pantelleria conclusero la serata sorseggiando affabilmente il tutto su un terrazzo con ampia vista su Ortigia  e  il  quartiere Acradina, in antico una delle parti che

Isola di Ortigia

Cicerone vedeva come quattro città distinte.  La città, infatti, continuando a leggere le Verrine, è così grande da essere considerata come l’unione di quattro città: una di queste parti è la già ricordata “isola” che, cinta dai due porti, si spinge fino all’apertura che da accesso ad entrambi. Nell’Isola è la reggia che appartenne a Ierone, ora utilizzata dai Pretori. Il nome di questo quartiere, che Cicerone chiama “isola”, è Ortigia.  La terza città si chiama Tycha ovvero  ‘fortuna’, perché in essa era un antico tempio della Fortuna. La quarta, infine, è detta Neapolis, cioè citta-nuova. Il teatro si trova tutt’ora in questo quartiere. Esso  è il risultato di ampliamenti e rifacimenti voluti da Ierone II nel III sec. a. C. benché la sua esistenza è testimoniata dalle fonti già nel V secolo quando si racconta che i cittadini di Siracusa lo utilizzavano come luogo di riunione per le assemblee del popolo. L’impressione che si ha avvicinandosi al teatro di giorno è di essere letteralmente abbagliati dal colore marmoreo che sprigiona dalla struttura fatta di bianca pietra locale e tale da conferirle, come un po’ a tutta l’area siracusana, uno specifico colore bianco. Il sole che batte a spiovente nelle ore calde del giorno fa splendere ancora di più il tutto. Qui  il sole anche in giugno picchia forte ma, con greca lungimiranza, le  tragedie si rappresentano al tramonto, probabilmente per ovviare a questo problema che potremmo condividere idealmente con gli antichi frequentatori del teatro. Siamo di fronte ad una delle testimonianze più belle che la storia dell’arte ci abbia lasciato.  Ovvio che io sono di parte ma l’ oggettività delle mie parole   è facilmente verificabile da chiunque, visitando direttamente l’area archeologica.

La struttura attuale non è ovviamente fedele in tutto al complesso antico. Molte parti sono andate perdute e molte hanno subito rifacimenti e restauri. Il complesso, comunque, offre una panoramica attendibile di quello che fu uno dei teatri più belli e grandi dell’antichità. Cicerone, nell’opera succitata, volendo far notare la ricchezza straordinaria su cui il famelico Verre mise le mani con purtroppo sempre attualissima voracità, non esita a dichiarare in sede processuale: nella parte più alta della città c’è un grandissimo teatro e inoltre due importanti templi, di Cerere e di Libera e la statua di Apollo chiamata Temenite, molto bella e grande, che Verre, se avesse potuto,  non avrebbe esitato a portare via.

Se  in questo primo intervento ci siamo fermati in particolare sul teatro di Siracusa è perché indotti dal significato etimologico del termine teatro, dal verbo  theaomai ‘osservo, contemplo, sono spettatore’. L’azione espressa dal verbo illumina sul  senso di quello che andremo a fare nei nostri prossimi incontri: assistere, pur nel nostro piccolo,  alla meraviglia delle molteplici ricchezze che il meridione d’Italia e la Sicilia in particolare, riserva ed in maniera unica continua, malgrado tutto,  a proporre.

6 Risposte to “LA BELLEZZA DEL BIANCO ACCECANTE E DELLA SUA STORIA. IMMORTALE SIRACUSA”

  1. serenella Says:

    Bellissimo articolo che aumenta la curiosita per visitare questa bellissima Isola della nostra Italia.Conoscere la sua storia ,cultura,tradizioni e mare che penso sia stupendo:

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  2. maria cristina Says:

    Bellissima descrizione….si credo proprio che andrò a visitarla. Grazie

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  3. Marian Says:

    Cara Roberta,
    concordo sul fascino di Siracusa e sono contenta di aver condiviso con te almeno una delle tue tante visite in questa mitica città, così da averla potuta vedere e gustare con l’intelletto molto più acceso che se fossi stata sola.
    Consiglio ai lettori anche la visita della fonte ebraica (Ortigia centro) interrata al momento della Reconquista Cattolica nel 1492 e riemersa pochi anni fa durante i lavori di ristrutturazione di un albergo.
    Veramente notevole questo crocevia di culture e veramente notevole è stato vedere Ortigia dal mare e immaginare la navigazione antica e i templi e castelli a far da punto di riferimento da lontano.

    Mariangela

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  4. alessandro berselli Says:

    una bellissima città meravigliosamente raccontata e vissuta – non è facile riuscire a fare sentire le cose che vedi e le emozioni che provi a chi ti legge – bravissima roberta!!!

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  5. Giorgio Says:

    ciao Mariangela, mi chiamo Giorgio e sono di Siracusa. io ho fatto una ricerca molto approfondita che mi ha portato a chiedere la paternità di una tomba che troppe coincidenze fanno pensare sia la tomba di archimede. leggendoti ho visto che sei appassionatissima della cultura greca… e bene… la risposta della soprintendenza fu che la tomba è preistorica. ma allora io non mi spiego cosa ci fa in un contesto greco, davanti una porta che va a ciane in direzione agrigento lungo appunto le mura di cinta della citta e adiacente ad una latomia greca… se ti va di discutere questa mia esperienza non esitare a contattarmi

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  6. goodmorningumbria Says:

    giorgio, se hai piacere di scrivere una nota sulla tomba di archimede ovviamente con foto la pubblico

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