I TROPPI “VORREI MA NON POSSO” DELLA MARINI SU RIFORME E RIMPASTINO DI GIUNTA

di Ciuenlai

Riforma regionale; è tutto confermato, fino ad ottobre non se ne parla. E bisogna anche vedere come se ne parlerà. Perché gli annunci sono roboanti, ma ciò che circola in giro sulle soluzioni possibili sa tanto di “conservazione furbesca” allo stato puro.
La Presidente ci riprova, ma trova forti resistenze. Non è piaciuto nè al gruppo, nè alla segreteria regionale del Pd il dover “leggere sui giornali” le sue intenzioni, “senza essere stati consultati”. E non è, soprattutto piaciuto, il tentativo che sarebbe stato fatto, in diverse sedi e con diverse modalità, di farsi accreditare come il “leader massimo” del Pd e della coalizione.
Un ruolo, non messo in discussione per il futuro, ma tutto da conquistare nel presente. Un ruolo che i “senatori e le senatrici” democratiche non hanno nessuna intenzione di mollargli adesso. E gli abboccamenti successivi, quelli di questi giorni, hanno confermato questo disagio, decretando una scontatissima mancanza di identità di vedute. Risultato : l’accordo ancora non c’è. Due Asl, una azienda ospedaliera, niente Ati e Consorzi va bene a tutti. Ma c’è modo e modo di arrivarci. Si può fare e stop cassando tutto quello che c’è da cassare o seguire una linea gattopardesca che, in sostanza, lascia le cose immutate. L’azienda è unica ma ha due direzioni, una a Perugia e una a Terni, le Asl sono due , ma hanno sedi distaccate a Città di Castello e a Foligno, gli enti intermedi di secondo livello spariscono, ma al loro posto spuntano come cavallette agenzie regionali che si occupano “di tutto e di più”.
E, al momento, è questa la strada che riscuote maggiore consensi, come temono Idv, Sel e una piccola parte del Pd. La ragione l’ha ricordata il senatore Brutti : Questa classe dirigente dell’Umbria è vissuta all’ombra di questo sistema, che ha creato e che difficilmente smonterà. E con il possibile stop alla riforma dell’Umbria, tramonta anche l’ipotesi di un nuovo rimpastino di giunta, chiesto, sottovoce, da chi, dentro il Partito Democratico, pensa che, nel mezzo delle turbolenze giudiziarie, “bisognerebbe dare un segnale rinnovando anche gli uomini”, facendo entrare personale “più giovane e fresco”.
La vera posta in gioco per la Marini è quindi la scelta tra conservazione “camuffata” da riformismo e riformismo “vero” che cancella la conservazione. Per il momento la Presidente sembra averne la volontà, ma non la forza.

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