Tulipano del 600: dallo sprint allo spread

Costanza Bondi

di Costanza Bondi

In quel del Seicento, la Borsa nacque ad Amsterdam, la città che all’epoca poteva fregiarsi del titolo di capitale mondiale dell’economia. Ricchezza, commerci e affari brulicavano nella Repubblica olandese, stato libero e indipendente che grazie alla propria politica di tolleranza religiosa aveva attirato commercianti dai più reconditi del sistema economico europeo del tempo. E proprio in questa repubblica, precisamente e non a caso a Bruges (allora città dei Paesi bassi meridionali, corrispondente all’attuale Belgio), nacque la prima casa di contrattazione, nella quale si potevano eseguire transazioni per mezzo di quelli che oggi chiamiamo mediatori finanziari. Edificio questo che, tramite la translitterazione dovuta alla pronuncia alla francese della città di Bruges, fu denominato BOURSES, da cui l’odierna Borsa italiana. Altra istituzione fondamentale di tale fiorente andamento economico fu la creazione nel 1602 della Compagnia Olandese delle Indie Orientali la quale, oltre a detenere il monopolio delle spezie nei commerci con l’Estremo Oriente, godeva di un’autonomia tale che poteva persino battere moneta. Sta di fatto che l’ambasciatore in terra ottomana dell’allora imperatore Ferdinando I d’Asburgo iniziò ad importare i cosiddetti “turbanti”dall’Oriente, ciò che noi oggi chiamiamo tulipani e il cui nome deriva appunto dalla forma che ne assumono i petali, una volta sbocciato il fiore. Tale Carolus Clusius – botanico francese naturalizzato olandese – fu invece colui che per primo ne iniziò a coltivare i bulbi e a crearne varietà sempre nuove. E qui veniamo al dunque. Col meccanismo della domanda/offerta in cui la prima surclassava di gran lunga la seconda, il mercato dei tulipani aumentò in modo considerevole e al contempo sconsiderato. Posto che un capo di bovino a inizio ‘600 poteva avere un valore che oscillava tra i 100 e i 130 fiorini e che uno stipendio medio era sufficiente appena per acquistarlo, una partita di un centinaio di tulipani in bulbi fu comprata ad Amsterdam per la “modica” cifra di 90.000 fiorini. Correva l’anno 1637. La domanda dei tulipani continuava a crescere, ma non di pari passo con l’offerta, per cui nacque il primo commercio speculativo legalizzato. Cosciente che siffatto giro speculativo non potesse rimanere redditizio a lungo, qualcuno tra i più accorti cominciò a vendere i tulipani e relativi bulbi in proprio possesso. Altri seguirono in breve l’esempio. Poi, altri ancora. E quindi i prezzi dei tulipani iniziarono a calare perché – come si sa – nell’aleatorio gioco di borsa sono il “sentore” e la “percezione” che contano. Perciò tutti, percependo che il tulipano non fosse più un prodotto desiderabile da acquistare, si misero a venderlo ad un costo sempre più basso e sicuramente di gran lunga inferiore a quanto l’avevano pagato. Panico e sconforto ridussero all’osso quella che fino a pochi anni prima era la più fiorente entità commerciale che il mondo avesse mai conosciuto prima: l’economia olandese dette il primo esempio nella storia di “bolla speculativa”. Quel fenomeno cioè che ancora oggi si ha quando i prezzi di un bene subiscono un aumento considerevole, in conseguenza di un’impennata della relativa domanda, repentina e limitata nel tempo: crescita questa che si perpetua solo fin quando chi investe “percepisce” che è arrivato il momento in cui il prezzo del bene ha smisuratamente superato il proprio valore, così da renderne ingiustificato ogni altro acquisto. E scoppia la “bolla”. Abbiamo quindi descritto un chiaro esempio di come “historia magistra vitae” sia ancora in cerca di scolari…

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