Perugia: dalla voce del presidente provinciale di Uritaxi i motivi della protesta

Il presidente provinciale di Perugia di Uritaxi, il sindacato dei tassisti, risponde alle nostre domande da un parcheggio riservato in piazza Italia. Si trova all’interno del proprio mezzo, in attesa di una chiamata dalla centrale per un sevizio. Zone sosta piene di taxi che aspettano clienti. La conversazione dura più di venti minuti e in questo intervallo di tempo nessuna chiamata arriva telefono di Matteo Radicchi. La fotografia spiega il motivo per il quale i tassisti perugini hanno aderito in massa alla protesta nazionale contro il decreto sulle liberalizzazioni. Per Uritaxi provinciale concedere la possibilità di aumentare il numero dei servizi potrebbe significare per i professionisti del capoluogo, la chiusura delle proprie attività o, meglio che vada, la diminuzione drastica del lavoro. Ecco dunque che tutti i rappresentanti stanno in attesa, a guardare, per leggere il testo definitivo del decreto. Nessuna manifestazione o sit in è stato organizzato nel frattempo, ciò non toglie che sono pronti a tornare in piazza in qualsiasi momento. Come conferma il presidente Radicchi.

‘Credo che l’ amministrazione comunale conosca bene la nostra situazione e quali potrebbero essere le conseguenze per noi se aumentassero i taxi in città, già ora non abbiamo abbastanza lavoro, con il libero mercato chiuderemo tutti i battenti’. I periodi di maggior impegno per i taxi sono quello estivo, in concomitanza con le grandi manifestazioni (Umbria Jazz ad esempio), Matteo Radicchi ci fornisce anche il conto del guadagno mensile: “Dobbiamo affrontare tante spese, dal carburante, al bollo auto, all’assicurazione, fino all’acquisto e alla manutenzione della vettura, il nostro incasso lordo in media si aggira intorno ai 2500€ che arrivano a circa 1500€ netti. Lavoriamo la notte e non ci viene nemmeno riconosciuto alcun indennizzo come lavoro usurante. Su questo punto ci saremmo almeno aspettati un’apertura del Governo”. Il Decreto prevede che la competenza sul rilascio delle licenze dei taxi passi all’Autorità per le reti (che si occuperà anche di trasporti). E’ prevista dunque la possibilità di più licenze in capo a uno stesso soggetto, nonché quella di esercitare il servizio al di fuori dell’area per la quale le licenze sono state rilasciate. Attualmente si diventa tassisti tramite un bando comunale, un concorso pubblico insomma. L’ultimo è stato effettuato tre anni fa, portando il numero dei taxi fino a 36 licenze, aggiungendone otto a quelle originarie. “Siamo in tanti, troppi – conclude Radicchi – a dimostrarlo sono le piazzole di sosta tutte occupate dai nostri mezzi, nessun taxi, in questa fascia oraria (le 12, dunque orario di punta) si sta muovendo. Giudichi lei”.

Fonte: http://www.lagoccia.it

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