La crisi della “sottile linea nera” dell’Umbria

di Darko Strelnikov

C’e ancora quella lunga “linea nera” che da Gualdo Tadino, raggiunge Orvieto, passando per Assisi, Bastia e Todi, taglia in due l’”Umbria Rossa”. Una linea che si è allargata a Torgiano, Bettona, Deruta, Nocera Umbra e Montefalco e che contiene alcune delle principali eccellenze economiche della nostra regione come la ceramica e il vino doc. Una linea nera che, per un periodo, ha tolto il sonno ai dirigenti più responsabili del centrosinistra, perché poteva rappresentare la base di partenza per il grande balzo della destra verso i grandi enti dell’Umbria. Si c’è ancora , ma non ha più il sapore e il valore di quando è stata conquistata. Man mano che la legislatura è andata avanti il nero si è andata lentamente, ma inesorabilmente sbiadendo, portandosi con se speranze, illusioni e propositi. E così l’enclave berlusconiana rischia di diventare un semplice ricordo dei “bei tempi che furono”. La destra nostrale sembra non avercela fatta. Anzi un suo esponente dice ad alta voce che ha già “avviato le procedure di fallimento”. Sarà perché il clima congressuale dentro il Pdl non aiuta, sarà perché la destra è stata complessivamente la prima “a non averci creduto”, sarà per altre cose, ma la situazione non è certo delle migliori. Infatti la maggior parte delle amministrazioni citate sopra sono in crisi o vivono seri problemi di governabilità. E’ facile quindi prevedere che , stando alla realtà dell’oggi, Gualdo, Bettona e Orvieto torneranno, con grande probabilità, nell’orbita del centrosinistra. E ancora; hanno buona chances di essere sloggiati i primi cittadini di Bastia Umbra e di Torgiano. E infine, si va complicando anche la situazione di Todi. Nonostante un candidato del Pd tutt’altro che irresistibile, Antonino Ruggiano comincia ad avere seri problemi in casa propria. Niente lista alternativa dei socialisti in appoggio, una destra estrema che scalpita e, soprattutto, il terzo polo che se ne va da solo, mentre nelle precedenti amministrative stava con lui. E visto che la Presidente Marini, per problemi interni al PD, sta impegnando tutto il suo peso e il suo prestigio per riprendersi il “suo comune”, le probabilità di una imprevista debacle stanno aumentando a dismisura. Oltre al riconfermato Ricci ad Assisi il centrodestra sembra avere vita facile solo a Deruta dove Verbena è un amministratore di lungo corso che, con un avversario come Damiani, un ripescato dalle foto di famiglia del Pci del tempo di Ostelio Quaglia, dovrebbe avere vita facile. Anzi; io dico, facilissima. Insomma sembra proprio che il centrosinistra abbia in mano la gomma in grado di cancellare “quell’umiliante riga che affetta la nostra storia” (così la definì un anziano comunista due anni fa). L’unica possibilità di cambiare questo quadro desolante è che rispunti il “lodo Stramaccioni”, quello secondo il quale in Umbria non vince la destra, ma perde la sinistra. Tradotto; ultima spes è che le possibili i direi immancabili divisioni del “nemico” passino dal livello “endemico” a quello “devastante”. Ma la sentenza sembra già scritta. L’opposizione (si fa per dire!) al sistema politico imperante da 60 anni in questa regione, ha mostrato una classe dirigente meno capace di quella dell’attuale centrosinistra. Era un’impresa non facile riuscirci, ma sembra che siano sulla buona strada. In una rincorsa verso il basso, la destra sta superando i suoi avversari. Le ragioni sono le solite. Continua a pesare il non aver saputo diventare gli eredi del sistema di potere dell’ex Dc, ora in mano agli ex Margheriti del Pd e all’Udc. Ed è naturale. La parte più consistente dei suoi dirigenti vieni infatti dalla destra e in particolare dal Movimento Sociale. Parte che è stata costantemente all’opposizione sia del Pci che della Dc e che non ha mai saputo, nè forse potuto, costruirsi saldi rapporti di governo con l’Umbria che conta. La seconda è l’assoluta mancanza di un progetto di opposizione e di alternanza. Salvo rare eccezioni i Consiglieri di minoranza del Pdl tendono al consociativismo. Spesso si occupano delle magagne del palazzo accanto, ma si guardano bene dall’esercitare un valido controllo sull’operato degli esecutivi di riferimento. Terzo; tutto questo ben di dio, capitato all’improvviso e inaspettatamente, non è stato sfruttato e organizzato a mò di sistema per creare un’area franca in grado di dimostrare che “l’Umbria nera” sa amministrare meglio di quella rossa. Quarto ed ultimo, la debolezza del gruppo dirigente, continua a condurre alla pratica del protezionismo politico. Si tende ad evitare la candidatura di persone che non fanno parte dell’attuale nomenclatura e che in caso di successo potrebbero avere l’idea di spazzare via gli attuali equilibri. Meglio non rischiare e accontentarsi del monopolio dell’opposizione. Eppure il centrosinistra non è stato mai debole come adesso, non è stato mai diviso come adesso, non ha avuto, per effetto del correntismo imperante, una classe dirigente debole come adesso. Questa analisi riconferma dunque che cambiare in Umbria rimane un esercizio ad alto tasso utopico. L’unica strada, ma molto stretta e difficile da prendere, è quella del “civico”. E di un civico particolare, legato alla scomposizione dell’attuale maggioranza. Non è un auspicio è un esame del passato nel quale diversi dei candidati “alternativi” del centrosinistra, che avevano questi requisiti, sono andati vicino all’impresa. Perché tutto si svolge in un solo campo. Le primarie o le consultazioni del PD sono ormai le pratiche politiche che, da noi,decidono le elezioni amministrative. Anche quelle vinte dalla destra. Una destra che si ostina a non mettersi in gioco con iscritti ed elettori, a non farlo per tempo e a non prepararsi qualche anno prima alla sfida elettorale. Chi arranca in salita dovrebbe presentare programma e candidato con grande anticipo e misurarsi per un lungo periodo con sindaci e presidenti. Ma finchè ci si rimette alla “clemenza della corte” (pardon dell’avversario), chi governa da 60 anni può continuare ad andare sul palcoscenico e recitare tutti i ruoli : quelli di maggioranza e quelli di opposizione. E si può permettere di perdere anche qualche pezzo per strada, tanto sa che prima o poi gli verrà restituito con gli interessi. Dice che gli amministratori di Passignano e di Nocera Umbra stanno già facendo gli scongiuri.

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Una Risposta to “La crisi della “sottile linea nera” dell’Umbria”

  1. Franco Cocchi Says:

    Per la storia: Verbena fu assessore ai tempi di Quaglia (1985), Damiani fu assessore ai tempi di Verbena sindaco (1990).

    Mi piace

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