CRISI REGIONE – IL PD E IL TEOREMA DI STOCKMAYER

di Ciuenlai

L’umorista Arthur Bloch ne “La legge di Murphy e altri motivi per cui le cose vanno al rovescio” presenta il Teorema di Stockmayer : “Se sembra facile, è dura. Se sembra difficile, è fottutamente impossibile“. Ecco, applicatelo alla crisi umbra e ne avrete una perfetta chiave di lettura. Venirne a capo non sarà, infatti, facile. La segreteria regionale del PD, per non smentire il teorema, ha deciso di non decidere e di passare la palla alla direzione regionale. Sul tavolo restano le due ipotesi : surroga dei componenti mancanti dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale o azzeramento totale dell’organismo con le dimissioni del Presidente Brega. La tentazione di aderire alle richieste degli alleati e di mandare “un segnale forte di rinnovamento” ha un discreto seguito negli organismi dirigenti, anche perché gli sponsor sarebbero Catiuscia Marini e Vladimiro Boccali. Sponsor che non troverebbero l’ostilità del Segretario Regionale Lamberto Bottini. Il problema è però come arrivarci e, soprattutto come fare. Perché questo è uno dei classici passaggi nei quali “si sa da dove si comincia, ma non si sa dove si può andare a finire”. Mi spiego; se opta per il cambiamento è probabile che una parte consistente del Pd chiederà di non fermarsi al Consiglio, ma di coinvolgere anche la Giunta. Insomma, per questo filone di pensiero, Brega si porta “inevitabilmente” dietro Riommi. La presunta minoranza dei democratici pretenderebbe, in cambio, un riequilibrio dell’esecutivo, dal quale è adesso esclusa. Il “chi” ancora non si conosce, ma si parla di un esterno, magari di Foligno, per rispettare gli attuali equilibri territoriali. Per l’area “Modem” questa resterebbe la soluzione preferita, non avendo un sostituto di Brega da mettere in campo. Il Consigliere Regionale Barberini è anche lui indagato e Smacchi viene considerato non proponibile “per diverse ragioni interne ed esterne alla componente”. Ed è anche e soprattutto per questo che la partita per la Presidenza del Consiglio si gioca, direbbe Veltroni, dentro, “ma anche” fuori del centrosinistra. Le varie correnti avrebbero già avuto colloqui e abboccamenti sia col terzo polo che con il Pdl. Anzi, secondo il racconto di un Consigliere Regionale (non mi chiedete se di maggioranza o di minoranza, tanto non ve lo dico), la cosa si sarebbe intensificata negli ultimi giorni perché “ognuna delle parti piduine non vuole cedere all’altra l’esclusiva sui rapporti con l’opposizione”. Parliamo, naturalmente, dell’ipotesi di portare Sandra Monacelli dell’Udc sul tetto del Consiglio. Un’ipotesi che si porta però dietro, lo spettro di un futuro cambio delle alleanze, con tutto quello che ne può conseguire in termini di stabilità per la Regione e diversi enti locali. E allora, se cambiamento ha da essere “adesso è meglio farlo in casa”. E, immancabilmente, rispunta il nome di Renato Locchi che ormai si è cucito una veste “bipartisan” nel Partito Democratico. Ma Locchi e conservazione sono descritti come una simbiosi, che si sposa male, tuonano i giovani leoni del Pd, con l’agognato rinnovamento. E siamo alla fine del viaggio per accorgerci che abbiamo fatto tutto questo giro per tornare al punto di partenza. Perché siamo alle solite, il Pd ormai non è più in grado di esprimere una leadership unitaria e riconosciuta. Ogni giorno aumentano il numero di mediazioni da compiere per trovare una soluzione condivisa. E , visto che “il difficile sembra fottutamente impossibile”, gli osservatori credono che la conclusione più ovvia alla quale si giungerà, perlomeno in una prima fase,è quella di lasciare il mondo com’è. Non potendo decidere, pena drammatiche rotture, ci si prepara a mettere in onda il programma preferito e più gettonato; quello del rinvio. Ma perché e soprattutto per quanto?

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