L’UMBRIA DEL FUTURO – PROGETTO “CIVICONE” – L’IDEA C’È MA GLI UOMINI (ANCORA) NO

di Darko Strelnikov

La vicenda Goracci un merito, se così si può chiamare, sembra averlo avuto. Ha aperto le danze e la discussione sul dopo. Indipendentemente da come andrà a finire questa legislatura e nel mentre si sta cercando di difendere con le unghia e con i denti lo status quo, si comincia a ragionare su altre prospettive. Su un domani molto diverso dall’oggi. E non si parla solo di cambi di maggioranza, anzi quelli vengono catalogati nell’ambito del “vecchio teatrino”, ma soprattutto di scenari di carattere generale completamente alternativi. In alcuni ambienti politici (e non solo politici) trasversali agli attuali partiti (con una buona presa soprattutto tra i quadri intermedi), ormai la domanda non è più se è preferibile continuare con il centrosinistra classico o aprire al centro, ma se questo ceto e assetto politico, nel suo complesso, si possa riproporre o meno. La domanda ricorrente è, se sia possibile o no,  trovare al suo interno forze, organizzazioni e persone in grado di fare quella svolta epocale nel sistema istituzionale e amministrativo della quale questa Regione sembra avere un disperato bisogno. Una svolta giudicata indispensabile perché la nostra, dice uno degli animatori della nuova prospettiva “è una Regione che, come affermano numerosi esperti, non è più governata, con la G maiuscola, da diverso tempo”. Del resto le proposte sulla Giunta di salute pubblica, sul metodo Monti, sono le cartine di tornasole che hanno, in qualche misura, già anticipato l’oggetto della questione e della disputa. E così Il dibattito si è aperto, in particolari e, occorre dirlo per verità di cronaca, ristretti ambienti. Siamo, secondo me e nonostante l’ottimismo dei proponenti, ancora a poco più che ai preliminari. Ma, comunque, si è aperto e questo è un fatto. E come è logico, ha già fatto subito registrare la presenza di due scuole di pensiero. Ma andiamo per ordine. Tutto parte da una convinzione generale, è cioè che l’elemento dominante della situazione attuale è “l’irriformabilità” del quadro politico esistente. Preso questo assunto come dato comune, ci si divide, però, sul come procedere per poter determinare un cambiamento profondo della realtà umbra. La prima corrente pensa di affiancare, con una partecipazione autonoma l’attuale assetto delle coalizioni e di sfruttare l’arma delle primarie come metodo, per produrre “la mutazione genetica”. In particolare, nel centrosinistra, c’è già chi guarda con “enorme simpatia” alla proposta Emiliano, il Sindaco di Bari. Un “civicone di sinistra, aperto anche a contributi provenienti da altre aree” con un programma innovativo, formato da personalità riconosciute, da gente che l’alternativa l’ha sostenuta e in alcuni casi anche praticata, con l’innesto, infine, anche di amministratori che hanno marciato su questa strada (e siccome io di questi non ne vedo nessuno, alla domanda chi, la risposta è stata molto vaga e molto simile ad un nessuno). Un “civicone” che sia in grado di mettere in campo, alle primarie, candidati di peso, presi fuori dall’attuale nomenclatura. L’altra parte crede invece che i nemici del rinnovamento sono “dentro casa” e che con essi non siano più possibili alleanze di alcun tipo. E allora il “civicone” o i “civiconi” debbono uscire dall’attuale realtà politica nazionale e regionale e produrre programmi, progetti, liste e soprattutto candidati alternativi. Candidati che non affiancano, ma si scontrano frontalmente con quelli ufficiali dei due poli. Una sfida a 360 gradi. Per capirsi; vincere eventuali primarie è considerato insufficiente, perché poi il candidato alternativo da “la copertura politica alla vecchia casta che, nascondendosi dietro le sue gonne, tornerebbe a sabotare le riforme, difendendo l’attuale sistema”. Si conta sulla novità e sul fatto che oggi tutto ciò che viene presentato contro quella che viene chiamata “casta”, ha un alto gradimento. Ma la difficoltà più grossa di chi sostiene e comincia ad organizzare queste tendenze, non sta nel produrre idee, ma nel trovare chi le presenta e le porta avanti. Qui gli Emiliano, i Vendola, I De Magistris, i Pisapia e i Doria non ci sono e non si sono mai visti. O perlomeno non sono ancora emersi. In Umbria il Pd, salvo rari casi, se perde le primarie, le perde con concorrenti che stanno dentro al sistema, com’è il caso di Bacchetta a Città di Castello. Per Dalema segretario del Pds, noi pesavamo quanto un quartiere di Roma. E forse è questo uno dei segreti, delle ragioni del perché la conservazione resiste e alla grande. Un posto piccolo come il nostro è ancora facile da controllare. Ed è un posto, nel quale, se vuoi sopravvivere, è difficile sganciarsi dal sistema imperante. Tuttavia il fatto che ci siano pezzi di società e di ceto politico che cominciano ad affrontare il problema, denota l’avvio di una mutazione. Quella mutazione che i sondaggi già segnalano. Quella mutazione, oggi silenziosa, che può trasformarsi in dissenso aperto, se non in rivolta, quando i provvedimenti che riguardano le tassazioni locali diventeranno realtà e verranno messe a sistema. C’è chi dice, addirittura, che sarà sufficiente l’applicazione dell’Imu per generare la scintilla. Ma vale la pena ricordare che non siamo di fronte ad una novità assoluta. Di questo si parlò anche prima delle scorse elezioni amministrative. Il progetto civico, in salsa anti Boccali, veniva addebitato ad Alberto Stramaccioni. Si fece anche il nome del candidato alternativo il Giudice Cardella. Se ne parlò anche nella vicina Corciano dove i civici avrebbero dovuto combattere sotto le bandiere di Truffarelli. Ma non se ne fece nulla e tutto restò a livello di indiscrezione. Certo oggi le condizioni sono cambiate, il distacco dalle istituzioni è notevolmente aumentato e la fiducia nella classe dirigente è finita sotto i piedi. Ma tutto questo genera ancora solo mugugni e non fa progetto. I “cospiratori” hanno tre anni per trasformare la proposta in realtà politica. Si attendono “buone notizie da Roma”. E poi via; la traccia del programma è già scritta e ci sono già le prime ipotesi sui nomi dei personaggi da coinvolgere. C’ è un unico dilemma :accetteranno i nostri eroi di mettersi in gioco o si sfileranno al primo soffio di vento, com’è successo fino ad ora? Dubitate gente, dubitate!

 

 

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