LA NARCOTIZZAZIONE DELLA DEMOCRAZIA, Compromesso indispensabile o ipocrisia insopportabile?

Arturo Diaconale

Molto probabilmente l’uno e l’altro. Nel senso che il governo, le forze politiche di maggioranza e le forze sociali stanno raggiungendo una serie di compromessi indispensabili per smuovere la paralisi che ha bloccato il paese nel corso di troppi lunghi anni e lo stanno facendo ammantando i passi in avanti di una coltre talmente massiccia di ipocrisia da apparire assolutamente conformista ed insopportabile. E’ indiscusso, ad esempio, che il governo sia riuscito a realizzare prima una riforma delle pensioni e tra poco una riforma del mercato del lavoro senza scontri politici eccessivi e fratture sociali troppo dolorose. Ma è altrettanto indiscusso che questi risultati siano stati raggiunti applicando sui compromessi che li hanno consentiti una melassa di ipocrisia e di mistificazione addirittura esagerata. In caso della riforma del mercato del lavoro è fin troppo indicativo. La sostanza è che l’art.18 verrà modificato rendendo più facili i licenziamenti per motivi economici. Il tabù della sinistra politica e sociale, quello che per un decennio ha portato ripetutamente nelle piazze milioni di lavoratori imbufaliti ed in nome del quale qualche criminale forsennato ha addirittura messo mano alle pistola (D’Antona e Biagi), verrà così infranto. Ma per nascondere una realtà che dovrebbe far imbufalire di nuovo i milioni di lavoratori e questa volta contro quelli che li avevano spinti a combattere inutilmente e dolorosamente battaglie di retroguardia, giù con la mistificazione e la melassa conformista. Basta non parlare più di art.18 e nascondere le modifiche ricorrendo ad una terminologia che imbelletta e maschera i concetti ed il gioco è fatto. La formula è quella antica dell’”ego te baptizo piscem”. Cioè dell’applicazione moderna della formula con cui i vescovi dell’antichità trasformavano la carne in pesce nei venerdì in cui era impossibile rispettare la regola del mangiare di magro. Ed il gioco è fatto. I lavoratori accetteranno i licenziamenti per motivi economici con la santa benedizione del governo dell’emergenza sorretto dai partiti e della forze sociali provvisto di senso di responsabilità. Tutti contenti? Tutti soddisfatti? Sicuramente si. Se in questo paese è possibile compiere qualche timida riforma solo adottando l’antica regola del “contenti e coglionati”, applichiamo la regola ed incassiamo il risultato. D’altro canto siamo in emergenza. Ed in nome della necessità di superare la fase di difficoltà si può anche giustificare la melassa ipocrita che ammanta i compromessi sulle riforme. Ma alla soddisfazione deve anche affiancarsi la preoccupazione che se questo metodo dovesse andare avanti troppo a lungo gli effetti negativi diventerebbero ben più numerosi e pesanti di quelli positivi. L’ipocrisia in dosi massicce addormenta il paese, narcotizza l’opinione pubblica, paralizza la democrazia. Produce, in altri termini, una pericolosa assuefazione ad un sistema di governo e di gestione della cosa pubblica che nel lungo periodo diventa fatalmente e pericolosamente autoritario. Ed un sistema autoritario, anche se non indossa la divisa ma il loden, alla lunga azzera tutti i benefici ottenuti sul terreno delle riforme realizzate con l’overdose di ipocrisia. L’Italia ha vissuto più volte in passato fasi del genere. Ed ognuna di queste fasi si è conclusa in maniera traumatica. Basti pensare a quella della solidarietà nazionale degli anni ’70 ed ai guasti devastanti provocati dal conformismo autoritario. E’ legittimo, allora, rallegrarsi per le riforme fatte senza tensioni sociali. Ma è opportuno che chi lo fa tenga sempre ben presente che questa fase di narcotizzazione della democrazia ad alte dosi di ipocrisia non può durare troppo a lungo. Al massimo fino alle prossime elezioni!

Arturo Diaconale

www. opinione.it

 

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