“Noi siamo ciò in cui crediamo”: incontro con Luca Panichi

Costanza Bondi

di Costanza Bondi

Giorni fa, navigando in internet, mi imbatto in una nuova e piacevole conoscenza, nata per un contatto letterario e sfociata, per me digiuna di ciclismo, con tutta una serie di domande, più o meno tecniche sull’argomento. Allora Luca, questo il nome del mio interlocutore che di cognome fa Panichi, mi racconta che si allena 3 volte alla settimana e per varie ore al giorno, poiché sta tentando di raggiungere il suo obiettivo per il 2012: scalare il Passo dello Stelvio e aumentare il livello della prestazione rispetto all’anno scorso. Quindi, il martedì salite brevi e faticose, tipo il Colle della Trinità dalla parte di Corciano (chi legge ed è perugino, già fatica solo a sentirle certe cose); il venerdì, percorso misto non impegnativo; la domenica, salite lunghe come Bocca Trabaria, Castel Rigone o il Monte Peglia. “Scusa, ma quando trovi il tempo per lavorare con tutto questo impegno sportivo?” la domanda mi sorge spontanea… Lui sostiene che l’impegno sportivo è commisurato ai tempi di lavoro e non viceversa, perciò spesso gli capita che nei suoi spostamenti per i servizi esterni di Mia o di

Luca Panichi

Pianeta Umbria, o quelli per l’università a Roma, ne approfitta per ricavarsi degli spazi aggiuntivi di allenamento. Ma – tende a precisare – non segue tabelle rigorose di allenamento, poiché sono parecchie le cose di cui si occupa e quindi cerca di non sacrificare il lavoro allo sport, anche se alcune volte, ammette, può capitare! E qui mi sgancia la “Panichi philosophy”: il segreto reale è una assunzione quotidiana di forti dosi di “convintion” nel cervello! “Mmh, niente male… e a casa che dicono di tutti questi impegni?” “Mah, vedi, in tutto quel che faccio ho trovato pure il tempo di divorziarmi, ma guardo sempre avanti con positività perché considero ciò che mi succede sempre un arricchimento, partendo dal fatto di render merito e valore al come si sono vissute certe situazioni, dando priorità al come le si è percepite ed avvertite dentro, nell’animo… sì, è proprio la mia disposizione d’animo che mi perette di affrontare sempre col sorriso tutti i molteplici momenti della vita!” “Ah, abbiamo la stessa laurea, come leggo dalle tue info, Scienze Politiche, e siamo pure coetanei!” “Sì, ma io mi sono laureato tardi, nel 2005, con una tesi sullo spirito civico degli italiani: ci ho messo due anni a realizzarla!” “Beh, vista l’entità dello spirito civico dei nostri connazionali… due anni mi sembran pure troppi…” (ridiamo) “Ho analizzato il caso di Pescasseroli e del Parco Nazionale d’Abruzzo a parametro di analisi e, a seguito dell’elaborato elettronico, mi son ritrovato un po’ a fare il gabbianello della situazione…” “Gabbianello, uno che scala per il quarto anno consecutivo l’arrivo di tappa del Giro d’Italia professionisti?” “Pensa che nel 2009 scalai gli ultimi 5 km del Blockhouse… per il quale mi fecero la telecronaca in diretta degli ultimi 50 metri all’arrivo Auro Bulbarelli e Davide Cassani. Da lì presi l’idea di scalare ogni anno una salita del Giro d’Italia, quindi… nel 2010 feci i 5 km del Terminillo e i 10 km del Passo Tonale… nel 2011 scalai il Grossglockner in Austria di 12 km con pendenza media del 8-9% : il tutto come gesto simbolico e concreto, per me, di rivivere certe sensazioni, ma anche di condividerlo con gli appassionati di ciclismo, portando un messaggio positivo di ciò che è questo sport… ti allego il link delle scalate in ordine cronologico per darti un’idea…” Il bello di tutta questa chiacchierata che avete appena letto è che, solo alla fine, quando appunto apro il link, mi accorgo che Luca è in carrozzella. Un incidente di percorso, come lo ha definito lui. Una determinata consapevolezza, come la definisco io. Perché solo questo, a parer mio, può plasmare fortemente il proprio destino e, nonostante le restrizioni della vita che ci mettono a dura prova, può farci librare verso orizzonti infiniti. Ecco, quindi, come ciò, che agli occhi degli altri appare una sconfitta, Luca l’ha trasformato in vittoria: perché, aggiungo, noi siamo sempre e solo ciò in cui crediamo.

 

 

 

 

 

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