TERZA REPUBBLICA PER LA RINASCITA ITALIANA ?

L’OPINIONE

Dal1948, l’Italia ha attraversato diversi momenti storici, gravati in molti casi da gravi crisi e scontri sociali, che si sono trasformati nel tempo in profonde cicatrici che tutt’oggi sembrano difficili da rimarginare. L’unico momento che l’Italia si è negata al contrario di quanto avvenuto in altri paesi come la Spagna per citarne uno, è stato un processo di riconciliazione nazionale, che mettesse finalmente la parola fine a queste contrapposizioni, dando al paese quella stabilità politica e sociale che lo condurrebbe senza dubbio ad ottenere maggiori risultati, sia sul piano della governabilità sia nella crescita sociale ed economica, riconquistando di conseguenza anche una posizione di rilievo nel panorama mondiale ed europeo; perché come possiamo vedere anche come la Germania da pochi decenni riunificata, è riuscita grazie a questo sentimento di unione nazionalista, a riaffermarsi nello scacchiere politico europeo conquistando via via un peso sempre maggiore.

La prima Repubblica fino agli anni 90, è stata caratterizzata dal sistema consociativo dei partiti (di tutti i partiti), con una quasi totale assenza di confronto fra le forze in campo, atte a una mera scelta reale da parte dei cittadini; di fatto i governi venivano di volta in volta decisi più per accordi di palazzo che per voto elettorale, tanto è vero che in moltissimi casi duravano al massimo un anno senza nemmeno completare una legislatura (che dura 5 anni), consentendo con tale sistema, una diffusa abitudine clientelare con ampi spazzi alla corruzione, venendo praticata da ogni ambiente sociale ed economico; il favoritismo era all’ordine del giorno sotto ogni aspetto, e ancora oggi certi atteggiamenti rasentano qualche strascico di non poco conto.

La seconda Repubblica, con la scomparsa del consociativismo e dei partiti che ne avevano dominato la prima, vede contrapporsi due schieramenti, centro destra e centro sinistra, formati entrambi al loro interno di un universo di partiti e liste di vario tipo, e un centro del tutto irrilevante nella sua rappresentanza; nasce il bipolarismo, una sorta di soluzione all’idea di avere essenzialmente 2 o 3 schieramenti politici a confrontarsi sul piano elettorale; oggettivamente una formula nuova, ma sicuramente auspicabile per la semplificazione della scelta di chi deve governare, se non fosse stato però che le differenze negli schieramenti al loro interno, per le diverse identità e ideologie che ancora li formavano, erano troppo evidenti, generando furiosi scontri non solo verso la controparte, ma anche al loro stesso interno con dispute e diatribe accese e spesso senza esclusione di colpi trasformando la politica in quello che oggi a ragion veduta, viene chiamato il teatrino. Il terremoto di questo sistema ai giorni nostri, è stato caratterizzato dalla crisi del sistema economico europeo, che ha coinvolto buona parte degli aderenti alla moneta unica, scatenando un vero e proprio vortice che ha destabilizzato di fatto il panorama politico, finanziario, industriale e sociale, la cui conseguenza come purtroppo abbiamo visto, è stata quella di spodestare governi legittimamente eletti, sostituendoli con quelli tecnici come è accaduto per la Grecia e il nostro paese, e che su questa stessa onda, rischia di investire e travolgere anche la Francia, che di fatto sta subendo anche essa duri colpi sui mercati. Questo ha di conseguenza spaccato gli schieramenti del bipolarismo, che dopo il voto alle camere all’alba del governo Monti, ha visto votare la fiducia in modo frammentato, e che di fatto sancisce la fine dello stesso ormai di fatto crollato sotto il peso della crisi in corso. Benché il governo tecnico, altri non è che un commissario chiamato a gestire la cosa pubblica cercando di far fronte a questo stato di cose con strumenti di fatto molto limitati, in quanto la situazione richiede una risposta immediata e che purtroppo costringe una manovra straordinaria, che però al momento attuale risulta fortemente destabilizzante sul piano sociale, si sta verificando di conseguenza un moto di ribellione da parte dei cittadini, i cui effetti purtroppo abbiamo potuto vedere si sono ripercossi su loro stessi. Vediamo per esempio i blocchi in Sicilia, dove la gente non ha potuto recarsi agevolmente al luogo di lavoro, o non ha potuto fare rifornimento di carburante e trovato i supermercati sguarniti di generi alimentari che non potevano giungere, creando quindi un oggettivo disagio e trovandosi in questo modo ad essere due volte vittime della situazione. Di fatto quel che in questi tempi ho contestato a viso aperto, non è stato il piano della protesta nella quale vedo delle legittime e giustissime rivendicazioni, ma quanto il fatto che ogni protesta benché legittima, deve essere in ogni caso libera scelta individuale di partecipazione alla medesima, e non certamente una imposizione forzata come invece è avvenuto, ma spero sempre che ovviamente questo non fosse nelle reali intenzioni dei manifestanti; il condizionale purtroppo è inevitabile anche perché la sommossa è ancora in corso. Ho parlato nel titolo di terza Repubblica, in quanto gli scenari su descritti, stanno conducendo il paese, alla nascita di una nuova stagione politica, che sta disegnando uno scenario ormai del tutto aperto sullo scacchiere, che però desta una speranza; la speranza che finalmente, sia giunto e ormai maturo, il tempo di quella riconciliazione nazionale che auspicavo, e che proprio questo moto di sentimento di rivalsa strenua del popolo, sia la spinta decisiva in questa direzione. Riappropriarci dell’orgoglio di essere italiani, non è solo una frase retorica, non è solo patriottismo, non è puramente nazionalismo, ma è il dovere e il piacere della riconquista della nostra dignità, della nostra storia, della nostra identità, e della nostra libertà.

Andrea Franchi

 

 

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