Anche l’Umbria a forte rischio sismico ! Oltre il 50% delle scuole prive del collaudo statico

Le notizie di stampa che riferiscono il contenuto di un documento “riservato” redatto dal Servizio Geologico e sismico della Regione sono scioccanti. 123 edifici scolastici vengono considerati ad alta vulnerabilità, oltre 300 a vulnerabilità media, per non parlare delle oltre 60 strutture sanitarie censite delle quali ben 51 debbono essere ancora verificate. Anche noi – che nel marzo del 2010 denunciammo come le scuole di Perugia fossero prive della certificazione di agibilità e della mancanza, per oltre il 50% di queste, del collaudo statico – siamo rimasti stupiti ed allarmati nell’apprendere una situazione così disastrosa. Quanto è accaduto in Emilia, in una zona ritenuta fino a ieri – evidentemente a torto – di relativa tranquillità sismica, deve stimolare una profonda riflessione su cosa si è omesso di fare negli anni per la sicurezza del nostro territorio e soprattutto sulle politiche di prevenzione che è necessario adottare per l’immediato futuro. In un Paese civile ed industrializzato come l’Italia non può accadere che eventi sismici, definiti dagli scienziati di magnitudo importante ma non catastrofica, provochino lo sbriciolamento di abitazioni e capannoni industriali anche di recente costruzione. E’ necessario investire nella prevenzione. In campo nazionale e per quello che ci riguarda nella nostra Regione che, è doveroso ricordarlo, è classificata ad un rischio sismico notevolmente più alto di quello dell’Emilia (18 Comuni in zona a massimo rischio e 51 nella zona immediatamente inferiore). Apprendere oggi dal rapporto del Servizio Geologico e Sismico della Regione l’esistenza di una situazione estremamente grave e che a fronte di questa, per interventi volti a “migliorare la resistenza ai terremoti” esistono stanziati circa 24 milioni 800 mila euro a fronte dei 250 milioni necessari, desta allarme e preoccupazione. La Giunta Regionale si impegni nella predisposizione di un Piano straordinario per l’adeguamento sismico ed idrogeologico. Reperisca risorse per finanziarlo attraverso una “spending review” concreta e non di facciata. Solleciti il Governo Centrale a fare la propria parte attraverso risorse statali ed europee. Spendere per la messa in sicurezza del territorio non è uno spreco, ma il più importante e remunerativo degli investimenti. Il costo delle opere di prevenzione è abissalmente più basso di quello che si è chiamati a sostenere per la riparazione dei danni che si subiscono a causa degli eventi sismici e delle alluvioni. La Protezione Civile ha stimato che negli ultimi 40 anni i terremoti hanno causato danni economici che attualizzati sommano a circa 150 miliardi di euro. Guido Bertolaso stimò poco tempo fa che per mettere in sicurezza tutto il nostro territorio nazionale ne basterebbero tra i 20 ed i 25 miliardi. Si tratta di un impegno redditizio sotto il profilo economico, quanto ed ancor più doveroso sotto l’aspetto etico e morale: quante migliaia di vite si sarebbero potute salvare e si potranno salvare con un’opera lungimirante di prevenzione? Qui non c’è sinistra, nè centro, né destra. E’ una intera comunità che chiede di essere preservata dai disastri che gli eventi naturali provocano e che l’uomo con la propria incuria e le proprie speculazioni aggrava. La politica, tutta, a quella domanda, ha il dovere di dare positive risposte.

Carla Spagnoli – Coordinatore Regionale Futuro e Libertà Umbria

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