Politica energetica umbra: troppa elettricità da biomasse, mancano risparmio, calore e mobilità sostenibile

di Roberto Pellegrino – Movimento Perugia Civica

Il Piano d’Azione Nazionale sulle energie rinnovabili (PAN), adottato dal Governo nel giugno 2010, fissa al 17% l’obiettivo del consumo energetico rinnovabile rispetto al consumo finale lordo (CFL). Tale obiettivo è raggiungibile agendo in quattro direzioni:

1) stabilizzando – o diminuendo – i consumi con l’aumento dell’efficienza energetica e del risparmio nei consumi finale, (ri-qualificazione energetica degli edifici, uso di elettrodomestici a basso consumo ecc);

2) aumentando la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabile (elettricità da FER), come fotovoltaico, eolico, idroelettrico, biomasse e biogas;

3) aumentando la produzione di calore da fonti energetiche rinnovabili (Calore da FER) come solare termico, geotermia;

4) aumentando il trasporto pubblico alimentato con energia rinnovabile (treni elettrici o altri sistemi urbani).

In Italia lo stato di avanzamento complessivo ai fini del raggiungimento dell’obiettivo del 17% al 2020 è positivo, in quanto al 2010 oltre il 10% dei consumi energetici complessivi è stato coperto mediante fonti rinnovabili, contro l’8,86% del 2009. In particolare, nel settore elettrico, l’Italia è in anticipo rispetto agli obiettivi fissati al 26%, poiché la capacità installata a fine 2011 è già in grado di assicurare la produzione prevista per il 2020 (fonte DM rinnovabili 6/7/2012). Anche in Umbria la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabile è in forte anticipo avendo già superato nel 2010 la quota del 26% da raggiungere entro il 2020. E quindi evidente che per  il perseguimento degli obiettivi in materia di fonti rinnovabili si deve dare maggiore impulso ai settori calore e trasporti e all’efficienza energetica, che richiedono, tra l’altro, minori investimenti rispetto a quelli necessari alla produzione di energia elettrica da FER. Settori in cui l’Umbria è invece decisamente carente e dove molto si potrebbe fare: dall’incentivazione della qualificazione energetica delle abitazioni private (che rilancerebbe il settore edilizio, oggi in forte crisi), all’ammodernamento ed elettrificazione della Ferrovia Centrale Umbra (che ridurrebbe l’inquinamento causato dal trasporto privato). In questo contesto il perseverare in una politica regionale di forte incentivazione alla produzione di energia elettrica rinnovabile con impianti a biomasse e biogas appare alquanto immotivata e fuori luogo.

 

 

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