I TANTI PERICOLI DEL “MONTISMO” PER L’UMBRIA DELLA CONSERVAZIONE E DEL CONFORMISMO

di Darko Strelnikov

Anche in Umbria “monta il montismo”. Gli influssi romani spingono in quella direzione. Non è certamente una convinzione. E’ un semplice calcolo politico o peggio una piaggeria. Più di un indizio porta oggi a pensare che, se a livello nazionale si continuerà con governi di Grande coalizione, le larghe intese verranno esportate anche nella nostra regione. Non è solo una constatazione, sono fatti. Piano piano, si sta iniziando a preparare il terreno per scavare la fossa al centrosinistra classico. Cito tre episodi precisi. Giorni fa l’assessore regionale Rossi, in una intervista ha fatto sapere che l’Umbria non resterà immune all’intesa Pd – Udc. A un’intesa della quale, badate bene, ufficialmente non c’è ancora traccia. E una! in Consiglio Regionale è stata bocciata una mozione della sinistra che chiedeva di discutere con Il Governo dei nostri problemi, salvaguardando i nostri interessi alla luce dei tagli draconiani della Spending Review, che mettono in discussione la qualità e la quantità dei nostri ottimi servizi sociali. Ma per il Pd le critiche al Governo sono irricevibili. Il loro mandato è preciso; difendere in terra, in cielo ed in ogni luogo Monti e la sua macelleria sociale, ritagliandosi, nel contempo, uno spazio di finta e lucrosa opposizione. Si approvano senza quasi fiatare tutte le proposte del Governo e il giorno dopo si mette in discussione quello che si è votato (leggi controriforme delle pensioni e del lavoro, esodati, Imu, tagli alle Regioni ecc.). Una volta lo chiamavano opportunismo, adesso la passano per coerenza. E’ il vocabolario che si aggiorna! E due! Voci di corridoio parlano, infine, di un intesa tra i parenti locali di “A,B,C” per cambiare profondamente la legge elettorale, favorendo i partiti più grandi. La legge conterrebbe una positiva riduzione a 24 dei Consiglieri dietro la quale si nasconderebbe (rivela un consigliere di maggioranza) “un perfido meccanismo che permetterebbe di stringere alleanze anche dopo il voto. Un combinato disposto teso a rendere più difficile la vita e la sopravvivenza delle piccole formazioni di sinistra, e soprattutto a ricattarle attraverso la politica dei due forni”. Il “Montismo” del Pd umbro servirebbe, dunque, principalmente a ricollocare, in maniera definitiva, questo partito in una posizione centrale (e non centrista perché il centrismo è una cosa seria e non una pratica per azzeccagarbugli della politica) per poi governare , in una condizione egemone, “con chi ci sta”. Uno scenario che non prevede alternative, ma solo la frammentazione dei possibili concorrenti, attorno ad un perno mediano : il Pd. Ma, alla lunga, è proprio questa situazione conservativa e conservatrice che potrebbe essere messa in discussione proprio dal “Montismo”. Molto dipenderà da come si andrà alle elezioni politiche. A occhio, i poteri forti (quelli veri) di questo paese, economici ed istituzionali, stanno cercando di organizzare una vasta maggioranza attorno all’attuale Governo tecnico, formata dai Democratici, dall’ex terzo polo, da fuoriusciti dal Pdl e da non meglio precisate liste civiche (una lista Monti è stata già depositata a Roma e c’è sempre il fantasma di Montezemolo che aleggia sul quadro politico italiano). Una nuova grande coalizione che avrebbe per nemici due poli populisti (Il Pdl di Berlusconi e Grillo) e una formazione della sinistra, ancora tutta da costruire. Questo “futuro”, se si realizzerà, dovrà necessariamente essere trasportato in sede locale. E qui cominciano i guai. Perché se c’è una cosa che oggi mette in crisi il Pd è quella delle scelte di campo. Tutti i sondaggi fatti su scala regionale dicono che, adesso, quel tipo di coalizione, socialisti compresi, non andrebbe oltre il 35% dei voti. Di più: Grillo e la sinistra potrebbero avere la maggioranza assoluta. Non c’è dunque nessun tipo di legge elettorale Regionale che, al momento, può costituire per i piduini, un sicuro riparo da amare sorprese. E peggio verrà se tutto questo dovesse essere abbinato all’ordalia delle primarie che, di volta in volta, potrebbero trasformare gli sconfitti, in avversari che spaccano l’elettorato di riferimento. E in tutto questo va messo in conto anche il deterioramento della situazione economica e sociale. C’è chi dice che rispetto al dimagrimento dello Stato non si è che all’inizio. La riduzione drastica della spesa, l’eliminazione di enti, agenzie e aziende pubbliche, il ridimensionamento corposo del Pubblico Impiego e conseguentemente di molto di quello che gli gira attorno, la quasi cancellazione delle risorse per appalti potrebbe mettere in seria discussione l’attuale sistema di governo. Di sicuro la crisi, per le caratteristiche strutturali dell’Umbria, per le scelte che sono state fatte in questi ultimi 10/15 anni produrrà effetti maggiori che in altre regioni. Secondo alcuni studiosi gli attuali “ il partito contenitore” (i due Pd con la l a intermittenza), hanno un consenso formato per due terzi da apparato e clientele e un terzo da voto fideistico e di appartenenza. A queste sfide difficilmente si potrà dunque sopravvivere con la cultura dei “ma anche”. Nei periodi di grande cambiamento le vie di mezzo non funzionano. La scelta sarà, di nuovo, fra il liberismo imperante e una nuova idea di socialismo fondata in oprimo luogo sulla salvaguardia dei beni comuni. La storia immancabilmente si ripete. Dunque chi adesso sposa “il Montismo” come una assicurazione sulla sopravvivenza del “sistema umbria”, potrebbe anche aver preso un grosso granchio e aver gettato il seme per la sua fine per la fine di un piccolo regime basato sul conformismo.

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