LA SCUOLA DELL’OBBLIGO DA DIRITTO DIVENTA PRIVILEGIO.

Stefania Verruso

di  Stefania Verruso – Segretario regionale La Destra

Se l’Agosto è stato di fuoco il Settembre non si preannuncia migliore. Non è solo l’afa a rendere il clima rovente, ma anche la rabbia unita allo scoramento che cresce nei genitori italiani che in queste ore si trovano alle prese con l’acquisto dei libri di testo e di tutto il materiale scolastico in vista della riapertura delle scuole. Un costo non dilazionabile ne imprescindibile che andrà a gravare sul’ esiguo bilancio familiare già in dissesto per spese straordinarie come IMU o caro benzina, e che oggi dovrà pure sopportare il “caro libri”. Corretta la protesta delle Associazioni dei Consumatori per il mancato rispetto dei tetti di spesa fissati dal Ministero a fronte di aumenti che hanno raggiunto anche il 10% su un tetto massimo previsto al 5% . Inevitabile la nostra denuncia di carattere politico quando a subire gli aumenti è di nuovo la famiglia, uno degli anelli più deboli investiti dalla crisi economica e sociale di questi tempi. Quando vediamo che si è costretti a sborsare fino a 500 euro a figlio per garantire il diritto allo studio nella scuola dell’obbligo, percepiamo il vero livello di arretratezza socio culturale che caratterizza il nostro sistema statale, nella totale insensibilità di chi è preposto a governare. Ancora una volta ci chiediamo se mandare un figlio a scuola è ancora un diritto o è diventato privilegio di pochi.  Qui infatti non parliamo di tasse universitarie, per cui la scelta diventa anche facoltativa in quanto si compie già in età idonea all’attività lavorativa, le cifre a cui facciamo riferimento riguardano l’attrezzatura occorrente nelle scuole medie inferiori e superiori, riferita quindi a ragazzi che devono accedere alla scuola obbligatoria, a quel livello di studio atto a garantire la base di istruzione in un paese civile. E’ amaro rilevare la totale assenza legislativa per provvedimenti in grado di affrontare temi di politiche sociali, così come è deprimente accorgersi della costante indifferenza dimostrata dal Governo per la precaria quotidianità a cui sono costretti cittadini e famiglie, a fronte di una severa propensione al pretendere e mai all’erogare, come se il DO UT DES non debba essere invece il sacrosanto criterio per cui i cittadini pagano le tasse ma in cambio ricevono adeguati servizi. Un Governo di Tecnocrati che sa far quadrare i conti delle amiche banche ma che continua ad essere il più acerrimo nemico dei bilanci di cittadini e famiglie.

 

 

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