Tyssen Krupp, il tempo dei ternani con l’anello al naso è finito, se mai c’è stato

di Giampiero Tasso

La grande bufala delle Acciaierie di Terni è già andata in scena, recitata senza applausi e con il godimento di pochi. Ed adesso a spettacolo finito ecco gli sceneggiatori di copioni vecchi e banali che cercano di mettere a posto le cose quando il pubblico è uscito dalla sala. ma dove erano questi personaggi che adesso si sperticano a far vedere il loro impegno quando i sindacati sei mesi fa lanciavano l’appello? Che piffero facevano i grandi nomi della politica italiana e regionale, invece di far finta di nulla ed andare a braccetto con la Merkel che invece fa il generale di ferro?

Ciò che nessuno vuole dire e nessuno ve lo dirà è che i tedeschi escono vittoriosi dall’affare TK/Outokumpu, incassano soldi, salvano le loro acciaierie, lasciando l’Italia in mezzo ad un mare di guai. E Mario Monti, l’uomo credibile, rispettato, affidabile, osannato dall’Europa dove era quando gli scippavano dal piatto le acciaierie ternane, il vanto mondiale dell’acciaio, il meglio della produzione inox che tutto il mondo ci invidia? Dove era Mario Monti il Magnifico, dove erano i deputati europei, i ministri, la governatrice Marini che adesso si precipita ad andare a Roma e spara a pallettoni… contro chi non si sa bene…

La verità è che i finnici della Outokumpu il 31 gennaio comprano dalla TK tedesca tutto quello che c’è da comperare per 2 miliardi e 700 milioni di euro. Un affare, un grande affare di un’azienda che ne valeva almeno 8 di miliardi. Ma TK è sull’orlo del fallimento: non è Terni a creare problemi, semmai sono le fonderie germaniche, vecchie ed improduttive che danno acciaio non all’altezza, semmai sono le fabbriche brasiliane ed americane che perdono miliardi ogni anno. Terni va come un treno, produce, ha due stabilimenti all’avanguardia ed i finnici lo sanno e ne sono orgogliosi. L’asse siderurgico diventerà Italia/Finlandia e sarà il futuro: 19mila dipendenti, fatturati da capogiro, il primo gruppo mondiale: se volete l’acciaio, quello buono e perfetto da noi dovrete venire.

I finnici commettono un solo errore, quello di parlare prima che sia tutto concluso, di andare in giro per il mondo a sventolare il successo dell’asse Italia/Finlandia e ricordare come le due acciaierie tedesche di Tissen saranno smantellate, demolite, annullate. L’orgoglio pangermanico del’industria che è prima in tutto è stracciato in mille pezzi. Le fonderie, l’acciaio della nazione temprata da due secoli di successi, di guerre e di potere è sbeffeggiato. La Merkel tronfia del modello pangermanico si ritrova declassata a semplice rottamatrice delle aziende dell’acciaio. Ed ecco allora che cambia tutto. I finnici hanno i soldi, ma i tedeschi il potere e la commissione europea antitrust, quella che decide tutto, inizia a cambiare idea. Inizia a dire: mmmhhh è troppa quella forza italo-finnica, hanno troppo, troppa egemonia. Il che può anche essere vero, lo ammetto, ma resta sbalorditivo che tutto accada in fretta. Ed allora la commissione europea che prima accettava la chiusura e la demolizione in Germania inizia a dire, non basta la Germania, dovete rinunciare a qualcosa, troppo alta la vostra capacità di mercato. Ma come i finnici comprano rottami tedeschi da chiudere perché vecchi e fatiscenti ed adesso gli dite è troppo? Troppo quanto? Finanza, potere, sindacato tedesco, governo tedesco, un po’ anche gli americani e i coreani… tutti a fare le pulci all’asse italo-finnico. Siamo ai primi di marzo, qualcosa trapela, qual cosina, poco poco. I sindacati italiani lo sentono subito il puzzo di cadavere ed iniziano a lanciare l’allarme: occorre che Mario Monti il Magnifico prenda in mano la situazione, faccia sentire la sua autorità, il pericolo è grosso perché se va avanti così saranno gli italiani a rimetterci il culo e molto. Ma Mario Monti, Passera e compagnia bella, fanno finta di nulla, non vogliono sapere, non gli interessa, non intervengono: sono troppo rispettati in Europa per intervenire, per alzare la voce. In fondo che c… vuoi che sia perdere tremila posti di lavoro, una sciocchezzina per chi non fuma. E così il piano tedesco lentamente emerge ed i finnici si trovano strangolati. E’ vero l’Antitrust europeo non dice nulla, silenzio e riserbo, ma affiorano le condizioni: vendere e disfarsi di Terni, investire in Germania e rimodellare le acciaierie tedesche, vecchie e decrepite. E così sarà, nonostante che i sindacati abbiano gridato allarme per mesi, senza essere ascoltati. Il colpo finale? Il rinvio da parte dell’Antitrust della decisione attesa per la seconda metà di settembre e rinviata alla fine di ottobre. E poi ci pensa la stampa a tirare fuori le notizie relative a Outokumpu. Vende, come? A chi? In che modo? A pezzi? Intanto i tedeschi pensano di riprendersi il tubificio e credetemi ci riusciranno e poi Terni sarà ceduta a brandelli, un pezzo per parte perché non si può lasciare a qualcuno la possibilità di sfruttarla. La grande bufala dell’asse italo-finnico è servita, Terni immolata per accontentare i poteri forti, il mercato, le banche, coloro che ancora oggi decidono tutto. Non ci sperate che qualcosa si possa fare. E’ già deciso. Mario Monti e i “compagni di mensa aziendale” hanno già fatto tutto con il loro onorevole e rispettabile silenzio. Più del culo non potevano mettere, alla faccia delle famiglie ternane che sputeranno sangue nei prossimi mesi.

Dimenticavo: un consiglio per la Governatrice Marini. Non si spertichi a correre a Roma. Vada piano e con prudenza, che tanto anche se batte i piedini la commedia è già finita e non concedono il bis. Lei signora governatrice sa bene che è finito tutto e che non ha, ne lei e ne Mario Monti, il potere e la possibilità di dire nulla su nulla. Magari ci fa una bella figura con i ternani e con gli umbri… chissà. Ma mi creda cara governatrice, il tempo dei ternani con l’anello al naso è finito da un sacco di anni, se non se ne fosse accorta.

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4 Risposte to “Tyssen Krupp, il tempo dei ternani con l’anello al naso è finito, se mai c’è stato”

  1. fc Says:

    La verità è che il Comune di Terni ha puntato sempre solo ed esclusivamente sulle industrie presenti sul territorio, invece di creare sbocchi lavorativi diversi. Agricoltura e terziario sono stati snobbati ed ora ci ritroviamo tutti con l’acqua alla gola grazie alle politiche errate delle nostre amministrazioni passate e presenti. In America ci sono molte città come Terni che avevano basato la loro economia solo sull’industria ed ora si sono ridotte a città fantasma, ovvero cumuli di macerie e case abbandonate. Stessa sorte toccherà a Terni? Io spero di no e dico che è ora di sviluppare altre idee e di avere una mentalità più aperta.

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  2. maury Says:

    Bonificare per almeno un lustro il sito siderurgico dopo aver smontato e trasferito gli impianti Tk-Ast potrebbe essere una opportunita’non affatto trascurabile in termini di riconversione occupazionale,quello di determinare poi un successivo cambiamento di destinazione d’uso delle aree bonificate al fine di impiantare l’iniziativa di un parco a tema collegato a quello gia’progettato sotto la cascata…un ulteriore elemento di possibilita’di riconversione industriale assolutamente proponibile e realizzabile con esclusivo capitale privato o in joint-venture…..

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    • Fabio. Says:

      Bonificare? Parco a tema? ma scherziamo, qui c’è da salvare una realtà che con numeri e qualità non è seconda a nessuno, ci sono da salvare migliaia di posti di lavoro e migliaia di famiglie!! I funerali si fanno ai morti noi ancora non lo siamo…dovremmo lottare per questo!

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  3. Onofrio Says:

    Terni ha sempre detto NO a tutto ciò che era diverso dall’industria, quasi dovesse mantere per punto preso la cnnotozione di “città operaia”. Ora che tutto questo sta finendo non si sà che pesci prendere.
    La colpa è degli amminisratori, a tutti i livelli, ma molto più gravi le responsabilità di quelli locali, che hanno chiuso le porte in faccia a tutti quegli investitori NON INDUSTRIALI che si sono affacciati nella Conca Ternana.
    Avete votato questa gente per 70 anni, rigraziateli per tutto ciò, rinnovandogli la fiducia. E mi raccomando AVANTI POPOLO,

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