DECLINO E AGONIA DELL’ULTIMA ENCLAVE SOVIETICA : “L’UMBRIA”

di Darko Strelnikov

Assomiglia ad una presa in giro la corsa alla trasparenza di questi giorni. Sono tutti impegnati a tagliare e a tagliarsi qualcosa, ma non lo fanno perchè ne sono convinti, o perchè è giusto (altrimenti l’avrebbero fatto prima), ma solo perchè gli eventi li hanno costretti a farlo. Del resto definire “Low Cost” i circa 7000 euro degli stipendi dei Consiglieri Regionali umbri, solo perchè c’è chi ne prende 10 mila, è la dimostrazione che non si ha il senso della misura, ne il polso di una realtà devastata dalla crisi economica. E sono proprio queste cifre, unite ad altri privilegi come i vitalizi (che da noi sono stati confermati fino al 2015), le liquidazioni, i rimborsi ecc. che ci fanno capire il perchè ci sia una folle corsa ad accaparrarsi questi succulenti posti. Si cerca, insomma, non una nobile causa ma “una sistemazione per la vita o, alla peggio, una integrazione di reddito”, come mi disse un noto personaggio umbro che non riuscì nell’impresa. Eppure non è stato sempre così. Io penso che se non si racconta il “come eravamo” della politica non si può capire a che punto siamo arrivati e il perchè di tante storture del sistema. La politica è stata “riempita di soldi” e di prebende varie a partire dalla metà degli anni 80. I costi si sono, piano piano moltiplicati non solo in termini di indennità, gettoni ecc., ma in termini di aumento esponenziale di quanto fa sistema di potere (apparati, proliferazione di incarichi, aumento esponenziale della dirigenza e delle fasce direttive). E’ questo il  costo più consistente. Per rendersi conto a che punto siamo arrivati basterà che seguiate il breve racconto che vi farò della “politica di una volta”. Un Consigliere Regionale nel 1970 costava 240 mila lire al mese. Meno del doppio di un operaio metalmeccanico. Gli apparati erano ristretti. Pietro Conti aveva una segreteria e un numero di collaboratori, che oggi definiremmo con un solo termine : “ridicolo”. Ma tanto bastò perchè alcuni esponenti del Pci lo accusassero di personalismo e di mettere in discussione “il primato del partito”, tanto per capire che aria tirava a quei tempi. I Consiglieri Comunali e Provinciali prendevano un gettone di 20 mila lire a seduta. Non esistendo, fino agli ani 80 le Commissioni, si trattava di 40, massimo 80 mila lire lorde al mese (la metà di uno stipendio netto di un operaio). Per quelli del Pci andava anche peggio perchè il mai abbastanza compianto, Cesare Pesaresi gliene portava via subito la metà. Quei “masochisti della politica” con l’altra metà ci dovevano pagare anche le tasse sull’intero importo. Il povero Serafini ex Sindaco di Città della Pieve, mi confidò in un orecchio, quando era Consigliere Provinciale, che ci rimetteva e che era contento di rimetterci “così tutti capiranno che non lo facciamo per interesse”. Vallo a dire a Batman. I gruppi non avevano alcuno stanziamento. I più grandi eleggevano un segretario che faceva le funzioni degli attuali assistenti. Non esisteva il Presidente del Consiglio. Erano i Sindaci o i Presidenti delle Province ad esercitare questa funzione senza nessun onere aggiuntivo. Gli assessori erano anche consiglieri. Se la regola fosse rimasta, solo i grandi enti avrebbero risparmiato 10 stipendi a mese. Adesso sono tutti esterni cosa che oltre alla questione dei costi, presenta anche un problema di democrazia. Gli esecutivi, quelli che realmente governano, sono composti da gente non eletta da nessuno o da eletti che si sono dimessi. Già vedete che le differenze sono enormi. Ma sono ancora più devastanti se pensiamo all’indotto della politica. I Presidenti della Provincia di Perugia Vinci Grossi e Pagliacci hanno svolto egregiamente i loro compiti utilizzando i servigi di un’unica segretaria. La mitica Vittoria Pagnotta. Al tempo il privilegio era concesso solo agli apicali degli enti e solo attraverso il distacco di personale dipendente. Gli assessori non potevano averla e si dovevano arrangiare con quello che passavano gli uffici. E ancora! Le istituzioni più grandi avevano solo due dirigenti : Il ragioniere e l’ingegnere capo. Punto. Il loro stipendio era proporzionato a quello degli altri dipendenti. Con la sciagurata decisione, appoggiata da tutti i sindacati, di dividere i contratti  della “truppa” da quello della dirigenza, riempiendo quest’ultima di una montagna di quattrini, si è scatenata una corsa agli apicali degli enti locali. Corsa che naturalmente la politica ha assecondato per creare larghi e compiacenti sistemi di potere e di consenso. Per capirne la dimensione basta dire che sull’acropoli di Perugia all’alba della Regione esistevano una decina di dirigenti. Alla fine degli anni 90 erano diventati 200 (sono ancora circa 150). Moltiplicate questo per circa 100 mila euro ciascuno e avrete un’idea della dimensione del problema. E’ per questo che leggete sui giornali di macroscopici stanziamenti per i premi alla dirigenza. Sono grandi, perchè loro sono molti. E sono grandi perchè vengono stanziati non sul numero reale, ma sulla pianta organica. Così, per esempio, i 75 dirigenti della Regione dell’Umbria in servizio si spartiscono i premi dei 120 posti in organico. Basterebbe eliminare i posti non ricoperti e quelle cifre scenderebbero di un terzo. Ci vuole un attimo, quell’attimo che le Giunte non trovano mai. E’ questo il processo che ha trasformato l’Umbria in un grande unico ente, in un sistema di cultura sovietica, cresciuto, tra parentesi , dopo che l’Urss era scomparsa, nel quale tutto gira attorno alla spesa pubblica. Un sistema che, infatti, ha fatto aumentare negli ultimi 10 anni,la spesa per il mantenimento della nostra regione, del 145%, che, manco a dirlo è record italiano. Per questo oggi le resistenze al cambiamento sono fortissime. Si è visto mai che i capponi inventano il Natale . E di capponi da noi ce n’è un grande allevamento. Ma è una resistenza inutile e anche alquanto sciocca, perchè i cambiamenti sono in atto nel paese e, inevitabilmente, investiranno anche il nostro territorio. Domanda: è meglio governarli o è meglio subirli? (ogni riferimento a quello che sta succedendo attorno al salvataggio della Provincia di Terni è puramente casuale).

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