Massacro di Pietrafitta, una tragedia annunciata !

Si sapeva già che sarebbe successo! Da anni, ogni quattro giorni, le Forze dell’Ordine dovevano intervenire per le brutali violenze a cui il povero ragazzo, barbaramente massacrato a Pietrafitta, era sottoposto dal “patrigno padrone” che lo ha assassinato. Anni in cui nessuno si è assunto la responsabilità di prendere la decisione– che appare ovvia nel contesto dei fatti che emergono – di liberare questo giovane ed il fratello dalla grinfie dell’orco. I figli – che in un primo tempo erano stati allontanati dal patrigno – perché sono stati rimessi in famiglia? Perché – dopo che il ragazzo ha trovato la forza di denunciare il proprio “aguzzino”- i servizi sociali ed il Tribunale dei Minori hanno deciso di farlo tornare in famiglia? Non era chiaro – vista la gravità degli episodi di violenza a cui Ovidio era sottoposto – che il “recupero del rapporto” con il patrigno era solo una pura utopia? Solo ora il Tribunale dei Minori aveva deciso per l’allontanamento immediato del ragazzo dal suo carnefice ed il trasferimento in una casa famiglia di Castel del Piano. Chi ha consentito che tornasse a casa insieme al patrigno senza essere accompagnato né dalle Forze dell’Ordine, né da assistenti sociali? A quanti casi come questo dovremo assistere prima che si intervenga per modificare la legge in modo che tratti gli autori delle violenze in famiglia come degli assassini e, prima che lo diventino, tolga loro immediatamente la patria potestà, allontani e metta al sicuro le vittime di violenza? Oggi piangiamo per questa giovane vittima e chiediamo giustizia. Chi ha sbagliato, chi ha omesso di intervenire, chi non ha adottato tempestivamente tutte le misure di tutela necessarie e che avrebbero evitato il compiersi di questa tragedia, deve essere chiamato a risponderne. Così come dovrà essere punito con una pena esemplare il “mostro” autore del massacro; senza attenuanti, senza giustificazioni buoniste, senza appigli “psicologici”. In questo non ci conforta, anzi ci lascia sconcertati e perplessi, il fatto che il Capo della Procura avanzi l’ipotesi del “delitto d’impeto”. E’ corretto parlare di delitto d’impeto per una tragedia maturata lungo un interminabile e reiterato susseguirsi di violenze? O non sarebbe più corretto parlare di “atto finale” di una lunga ed ininterrotta premeditazione?

Carla Spagnoli

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