LA DESTRA: CON MONTI LA DISOCCUPAZIONE E’ SEMPRE PIU’ DONNA

Stefania Verruso

In Italia la partecipazione al lavoro delle donne rimane la più bassa dell’Unione Europea a causa del bassissimo tasso di occupazione femminile del Mezzogiorno.

Le disuguaglianze regionali infatti, per età e livello di istruzione, in Italia sono molto forti ed in costante aumento, come dimostrano i recentissimi dati ISTAT che riportano la percentuale del 20,7 % di giovani occupate tra i 18-29 anni al Sud contro il 45,7% del Nord, peggiorando ulteriormente tra 15-19 anni fino a toccare il 16,9% per le giovani del Meridione.

Colpa della crisi economica, colpa delle politiche sociali, colpa della formazione scolastica, colpa delle nuove regole del mondo del lavoro. Continuare ad attribuire le responsabilità ad ogni singolo fattore esterno è la risposta più banale che la politica attuale possa dare a chi oggi cerca disperatamente un impiego che dia dignità e prospettive future. Affrontando concretamente il problema dobbiamo invece dichiarare apertamente che le responsabilità sono tutte strutturali e vanno ricercate nel quadro d’insieme delle regole legislative, regole che dovrebbero cogliere con sguardo attento le peculiarità territoriali per capire gli intrecci tra modelli produttivi e modelli sociali, per capire le dinamiche culturali, per promuovere sviluppo, regole carenti che troppo spesso determinano le pessime percentuali di occupazione soprattutto al Centro Sud Italia, regole che l’attuale Governo, appositamente nominato per riorganizzare l’impianto strutturale, ha colpevolmente evitato di affrontare.

Esigui e mal destinati sono pertanto gli incentivi a favore della nascita di nuove imprese al femminile e “Il programma obiettivo per l’incremento e la qualificazione dell’occupazione femminile…”, pubblicato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, non può essere sufficiente a creare occupazione se, dietro a questo singolo provvedimento, rimane la reale difficoltà di mettere in campo un processo virtuoso che, senza troppa burocrazia, consenta di individuare nuovi settori lavorativi o rivalutare quelli tipici o connotativi del nostro Made in Italy al femminile, qualifiche di cui una società modernamente ed armonicamente concepita, necessita.

Anticipatamente a ciò infatti si sarebbero dovuti individuare gli indirizzi scolastici professionali o universitari che determinano l’apertura di nuove strade, che garantiscono possibilità di inserimento o promuovono il lavoro autonomo, ed è fuorviante pensare che in un situazione di crisi economica come quella attuale sia sufficiente limitarsi all’erogazione di qualche contributo o studiare a tavolino ricette salvifiche, anziché ridefinire un percorso partendo dalla formazione per arrivare poi a definire un’azione sinergica tra istituzioni e mondo economico, l’unico modo per dar vita alla creazione di nuove e durature opportunità di lavoro.

Da corollario a ciò il Governo doveva immancabilmente mettere in campo provvedimenti eccezionali e straordinari per creare tutte le condizioni favorevoli alla nascita di nuove realtà occupazionali o per l’ampliamento di quelle esistenti, sgravi fiscali, incentivi alle assunzioni, abbattimenti dell’IVA, finanziamenti a fondo perduto, detassazione degli utili reinvestiti, perché solo in questo modo si potevano fronteggiare gli allarmanti dati della disoccupazione, misure che stanno invece attuando paesi limitrofi al nostro, attirando gli investimenti di numerose medie e grandi aziende italiane che preferiscono ora espatriare per impiantare nuovi siti produttivi determinando la costante perdita di migliaia di posti di lavoro per il nostro paese, ultimo il caso GEOX.

Non accettiamo, pertanto, che l’attuale classe politica in Italia si renda complice solo di creare occupazione giovanile a scadenza, di non riuscire a bloccare l’espatrio dei migliori cervelli e di incentivare piuttosto l’atipicità dei contratti di lavoro senza garanzie, soprattutto per l’occupazione femminile, contratti che determinano addirittura la perdita del lavoro in caso di maternità.

Una politica miope che non tiene conto neppure dei recenti studi di organismi internazionali che hanno rilevato il maggior vantaggio in termini di crescita demografica laddove vi sia un aumento della occupazione femminile, vantaggio da ricercare in una nazione come l’Italia dove ancora il lavoro delle donne è visto come un ostacolo, con una popolazione che sta invecchiando, ma che è costretta poi a sopportare gli auspici della più alta carica dello Stato che affida agli extracomunitari la crescita demografica.

Non possiamo quindi stupirci se i livelli occupazionali femminili continuano a scendere a fronte della totale assenza programmatica di questo Governo che recepisce dall’Unione Europea solo ciò che interessa, ma ci indigniamo quando vengono tralasciati argomenti strategici e fondamentali come quello dell’innalzamento dell’occupazione femminile che la stessa UE ha posto al centro delle politiche per lo sviluppo.

Al Ministro Passera dovrebbe essere noto che persino la Banca d’Italia ha calcolato che se il nostro paese riuscisse a centrare l’Obiettivo di Lisbona, portando il tasso di occupazione femminile al 60%, il PIL nazionale potrebbe crescere fino al 7%, ma ciò probabilmente non rientra nei piani di sviluppo concepiti da questo Governo.

Stefania Verruso – Segretario regionale La Destra

 

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