La riforma sanitaria approvata compromette gli interessi dell’Umbria

L’approvazione a maggioranza in Prima Commissione del punto della riforma sanitaria che prevede l’istituzione di due aziende a Perugia e a Terni, entrambe sotto l’egida dell’Università, evidenzia un’impronta che risente di una visione troppo provinciale e poco regionale che non interpreta adeguatamente gli scenari politici ed economici del nostro Paese. Cedendo alle rivendicazioni territoriali, pur comprensibili, si rischia di compromettere gli interessi dell’Umbria nel suo complesso.

La convenzione con l’Università, che prevede la gestione delle aziende ospedaliere da parte dell’ateneo in tandem con la Regione, risente delle tante contraddizioni del passato. La riforma, per come si sta delineando, appare animata più dal prendere tempo che dal governare il domani.

La blindatura della giunta sul 2+2 (due Asl e due aziende ospedaliere) ha sì impedito di nascondere le lacerazioni politiche interne, ma non ha sufficientemente permesso di riflettere sulla possibilità di dotarsi di un altro modello organizzativo nel quale avrebbe potuto trovare spazio una sana e regolata competizione tra le due aziende, affidate l’una alla gestione dell’università e l’altra agli ospedalieri.

Un pizzico di coraggio in più e meno catenaccio avrebbe forse consentito un miglioramento della qualità dei servizi dove a guadagnarci sarebbero stati i cittadini.

Sandra Monacelli Capogruppo Udc Consiglio regionale

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