SIAM MICA VENUTI QUI PER CAMBIARE QUALCOSA!

di Ciuenlai

L’uscita del cavaliere è stata utilizzata per una gigantesca opera propagandistica a favore di Monti. Il professore era in caduta libera in tutti i sondaggi. La ragione è semplice; le cifre e i fatti parlano per lui e raccontano di un sonoro fallimento su tutta la linea (debito pubblico su, pil giù, tasse su, produzione industriale giù, poveri su, occupazione giù). E’ bastato un annuncio di dimissioni, su assist di Berlusconi, che di fatto anticipavano di 15 (dicasi 15) giorni la fine della legislatura, per scatenare l’inferno mediatico. Ma solo quello mediatico perché anche quello raccontato sui famigerati mercati, in realtà, cifre alla mano, non è stato quel tracollo scritto sui titoloni del 95% della stampa italiana. La borsa è scesa di due punti come decine di volte in questo periodo. E allora? Nelle altre occasioni non si era mai parlato di crollo. Come mai? Lo spread a 351 punti è stato dipinto come “una catastrofe”. Ma perché? Quando con lo stesso Monti era finito a 550 nessuno aveva osato parlare di disastro. Qualcosa non torna. Più che un dissenso tutto questo trambusto sembra quasi un gioco delle parti organizzato ad arte per stabilizzare due obiettivi politici precisi :

1) la continuazione con Monti (il ruolo è ininfluente , tanto comanda lui anche se se lo tengono a Palazzo Chigi con la qualifica di usciere del terzo piano) delle politiche di austerità contro il ceto medio e le classi meno abbienti, per proteggere banche, finanza e grandi capitali e riorganizzare un gigantesco cambiamento sociale che prevede l’annullamento del welfare e dei diritti.

2) Salvare l’attuale classe dirigente e i suoi tanti privilegi.

“Guai a voi! Dovete tenervi Monti” è il monito che è venuto da tutti i governanti del mondo di destra (Merkel, Cameron e presidenti del circolo polare artico) e di (finta) sinistra (Obama, Hollande, il nuovo capo della Spd tedesca che dicono sia riuscito nell’impresa di essere più a destra di Blair). E in questo quadro fa tenerezza se non pena, la fuga americana del segretario del Pd Bersani preoccupato di dire a tutti che, rivoltando la carta d’intenti delle primarie come un calzino, con lui al Governo la continuità è assicurata : “le controriforme delle pensioni e del lavoro restano come sono, Monti? Decida lui dove vuol  stare e cosa vuol fare, ma per piacere non si candidi, stia tranquillo faremo tutto quello che ci dice, Vendola? Si faremo qualcosina , Vaticano permettendo, per i gay, stop.Ma poi non rompa con i lavoratori e con i pensionati. Oh noi siamo il 30’ lui è il 5”. Insomma un bel programmino al grido “sian mica venuti qui per cambiare qualcosa!”.

L’appecoramento del Pd alle posizioni di Letta (che intanto dichiara fregandodosi le mani di essere sicuro che Pierluigi e Mario troveranno un accordo) fa il paio con la tendenza generale a preservare i privilegi degli oligarchi e a garantire la sopravvivenza dell’attuale classe dirigente con una colossale “operazione salvacasta”. Ecco i risultati portati a casa, in un giorno, da Alfano, Cicchitto, Maroni, Bersani, Casini, Fini, Schifani e soci:

1) nessuna diminuzione del numero dei parlamentari;

2) nessuna diminuzione significativa di stipendi ed emolumenti vari di deputati e senatori;

3) nessuna diminuzione delle province;

4) niente legge elettorale

5) voto con il porcellum che produrrà un nuovo parlamento di nominati che terranno bloccata qualsiasi ipotesi di rinnovamento (anticipando i tempi di chiusura della legislatura si sono pure trovati la scusa di non poter fare le primarie perchè “non c’è tempo”. Anche nel Pd si parla di consultazioni interne. Tradotto, di nomine dirette). E vedrete che tra Parlamento, Governo ed Europa ci saranno di nuovo tutti. La foto di gruppo del 94 sarà buona anche per il 2013.

La prova? Ma ci avete fatto caso che in questi giorni sono ricomparsi i riti e i personaggi che hanno dominato in questo ventennio. Berlusconi che fa i vertici con Cicchitto, Quagliarello, Schifani, Santanchè, Alfano, scatenando le dichiarazioni a raffica di Casini e Fini per il centro e di Bersani, Veltroni (di rientro dall’Africa che non c’è), Finocchiaro, La Torre e Franceschini per la finta sinistra. L’orologio è tornato indietro di quattro lustri. In Italia il tempo si è fermato di nuovo. E chi l’ha fermato sembra sempre impegnato nel gioco dei ladri di Pisa, quelli che il giorno si azzannano e la notte vanno rubare insieme.

P.S. – Il teatrino è riuscito a spiazzare anche Napolitano. E ho detto tutto!

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