LA DECISIONE DI BENEDETTO XVI: UNA RINUNCIA UMANA O UNA VITTORIA DELL’AMORE DIVINO?

Pope Benedict XVIL’umanità cristiana e non cristiana si sta ponendo questa domanda che sembra alimentare le più svariate teorie , dalla mera stanchezza personale del Pontefice alla più complessa tesi del complotto interno alla Chiesa. L’unica certezza è che il prossimo Conclave ci donerà un nuovo Papa, ma questa fondamentale notizia non basterà a frenare la spasmodica ricerca del perché Benedetto XVI ha deciso di porre fine al suo papato da vivo e perché in un momento così delicato per la Chiesa Cattolica. Una Chiesa in perenne movimento che però non è ancora riuscita in mezzo secolo, a dare piena applicazione alle straordinarie innovazioni introdotte dal Concilio Vaticano II.

E forse è proprio questo il punto di partenza di una disamina di quanto sta accadendo nella Chiesa Cattolica , che è l’unica al mondo da sempre disposta e pronta a rinnovarsi per servire e seguire meglio il Signore. La strada che conduce da Gerusalemme ad Emmaus è sempre la stessa e noi la percorriamo senza arrivare mai a destinazione , distratti e piagnoni , proprio come i discepoli che Gesù volle incontrare su quel breve tratto di strada , condividendo i lori discorsi e mostrandosi come loro distratto, fino a quando non si rivelò in tutta la sua gloria con un semplice ma fondamentale gesto , mentre a tavola spezzava il pane. Con quel gesto Gesù spezzò le catene che imprigionavano i cuori di quei discepoli e vi penetrò con tutta la sua immensa grazia. Noi siamo come quei discepoli , siamo una generazione incredula che ha bisogno continuamente di segni per credere e di spiegazioni che appaghino la nostra fragile costituzione umana ; non ci basta sapere che il Papa lascia per il bene della Chiesa , perché il Cattolicesimo secondo noi ha resistito a scismi e guerre e dunque non può essere questa una motivazione , vogliamo sapere di più, come Mosè che pretendeva che Dio gli si mostrasse fisicamente, ma il Signore lo ammonì dicendo “ vedrai solo le mie spalle , nessuno può vedere il mio volto e rimanere in vita “ ; tanto doveva bastare a Mosè e tanto bastò.

Il Santo Padre ha motivato la sua decisione ricordando a se stesso e a tutti noi che solo l’umiltà serena e sincera ha importanza davanti al Signore . Egli , che si manifestò al popolo festante in Piazza San Pietro nel gaudio della sua proclamazione a successore di Pietro, definendosi un umile lavoratore della vigna del Signore , ci insegna oggi con forza che mantenersi umili è una eccelsa virtù alla quale tutti dovremmo ambire , per dare un senso al nostro anelito di Dio ed alla nostra vita , dono del Signore.

Ma questa umiltà non può manifestarsi nella sua essenza se non è accompagnata da una grande fede, da una totale fiducia nel Signore e da un’incessante preghiera di lode e di ringraziamento. Il Papa che è il custode della fede sulla terra, con questa decisione ha dimostrato all’umanità che la fede va vissuta non secondo il mondo, ma secondo Gesù , per seguire Gesù, per sentire Gesù ; cercare la croce , esaltare la croce , desiderare la croce per morire e rinascere con Cristo , per Cristo ed in Cristo .

Il Papa tedesco tutto di un pezzo , profondo conoscitore della teologia , rigoroso e rispettoso delle tradizioni, strettamente legato al Beato Giovanni Paolo II che lo volle a capo della dottrina della fede anche dopo aver superato il limite di età previsto in quella fattispecie, ha colto di sorpresa il mondo con questa decisione; quel mondo che nonostante il passaggio del tempo è sempre uguale e a volte ingannatore, nel cui interno brulica un popolo dalla dura cervice che quando un Pontefice viene proclamato lo osanna come uomo per poi tributare, al momento del trapasso, elogi divini.

Quanta incoerenza e quanta ignoranza!

Benedetto XVI però è ancora vivo e, finché il Signore lo vorrà, continuerà a pregare con noi per l’umanità intera, per la pace nel mondo, per l’unità della Chiesa, per la santificazione dei sacerdoti e per la nuova evangelizzazione che il Pontefice ha definito nel suo recente messaggio in occasione della Quaresima , come “ la più alta ed integrale promozione della persona umana “.

L’immenso amore dello Spirito Santo, che ha ispirato e ispira senza sosta il nostro amato Papa , ci regalerà un altro pescatore di uomini, un nuovo papa nel segno della continuità conciliare per proseguire con sempre maggiore e rinnovato impegno, nell’opera difficile ma assolutamente necessaria della nuova evangelizzazione .

La Signora di tutti i popoli, la Beata Vergine Maria, vigila su tutti noi e prega incessantemente per tutti, e non permetterà che l’amore del Padre Celeste sia vanificato o, peggio, banalizzato da noi ingrati e senza memoria; che sia messo in pericolo dalla nuova generazione di falsi profeti alimentati dal maledetto tignoso, tentatore subdolo, che mira a confonderci e ad instillare nella società e nelle comunità, anche in quelle religiose, disinformazione, pessimismo e terrore; questo nemico dell’amore divino che, come scrisse nella mirabile opera “ L’unità della Chiesa “ San Cipriano da Cartagine “ inventò le eresie e gli scismi con cui sovvertire la fede, corrompere la verità, spezzare l’unità”, non prevarrà perché La Santa Madre, sua acerrima nemica , proteggerà tutti, nonostante tutto, e forse un giorno sapremo cosa ha riferito al Santo Padre una veggente di Medjugorje nell’autunno scorso, durante un’udienza privata.

A noi credenti , spetta un compito semplice , non pesante e di sicuro effetto , stare vicini alla nostra Chiesa ed al nostro Papa con la preghiera , una potente preghiera fervente e sincera, senza dimenticare di pregare il Signore affinché apra il nostro cuore e lo renda puro ed impermeabile ad ogni infiltrazione o contaminazione e chiedere, come il grande San Francesco, che ci conceda senno e discernimento per compiere la sua vera e santa volontà.

Gli indifferenti ed i non credenti potrebbero, da questi accadimenti riflettere almeno su un dato, cioè cosa spinge un Papa a non morire da Papa e farsi umilmente da parte ritirandosi a vita strettamente privata da Vescovo Emerito di Roma per il bene di una immensa comunità in continuo cammino, tra alti e bassi , da duemila anni.

Riflettere se questo amore obbediente e sapiente, che nella rinuncia trova la via da seguire, può portare a pensare come Gandhi “ diventiamo ciò che ammiriamo “ con un profondo anelito di conoscenza ulteriore che non può che arricchire il nostro stato ed il nostro essere uomini e figli di Dio .

Vincenzo Luigi Gullace

 

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