“ IO NON HO PAURA:- IL FEMMINICIDIO È UN REATO”

zampaConsiglio Provinciale Aperto giovedì 7 marzo 2013 ore 15:30

Sala del Consiglio – Palazzo della Provincia di Perugia

Il tema della violenza sulle donne è purtroppo argomento di triste attualità, nonostante il nostro Paese sia da sempre considerato baluardo di civiltà e cultura, lontano anni luce da quelle realtà giuridiche dove a fatica si può parlare di parità. Il fenomeno del femminicidio ha spesso trovato albergo anche nelle nostre città, addirittura all’interno delle mura domestiche, nell’intimità dei rapporti familiari.

Se il termine femminicidio viene coniato in ricordo delle donne di Ciudad Juarez (Messico), va ricordato che altri Stati hanno scelto di accogliere all’interno dei rispettivi sistemi penali uno specifico reato teso a reprimere atti di violenza perpetrati contro “le donne in quanto tali”; basti citare realtà come il Guatemala, Costa Rica, Venezuela, Cile, nonché Perù ed Argentina. Purtroppo anche l’Europa, culla dei diritti e delle battaglie civili, non è immune da questo drammatico fenomeno che miete vittime in una età che va dai 16 ai 44 anni, e che uccide più donne del cancro e degli incidenti stradali. Solo in Italia il dato è allarmante 120 donne trucidate nel 2012 in base alle notizie riportate nei giornali, dato che il nostro Governo ancora non ha ancora costituito un osservatorio, lasciando nel sommerso questo preoccupante fenomeno.

Si stenta a credere che nell’Italia delle battaglie civili, delle pari opportunità, delle quote rosa, si possa ancora morire per il semplice fatto di essere donne!

Tante sono le ipotesi e le ragioni sociologiche con le quali si tenta di inquadrare il fenomeno, cercando di scavare sui risvolti psicologici di chi si macchia di tali atroci delitti e, se da una parte questa indagine è fondamentale per combattere culturalmente il problema, dall’altra occorre in prima battuta far emergere quella zona grigia di connivenza che, senza sfociare necessariamente nell’omicidio, offre un terreno fertile di giustificazione sociale, retaggio di una mentalità ignorante e maschilista, fatta di piccoli abusi quotidiani in danno alle donne che non trova il giusto risalto e la debita indignazione. Occorre, pertanto, che se ne parli! Non è un Paese maturo, sotto il profilo della parità dei sessi, quello nel quale l’omicidio è punito in quanto tale, senza interrogarsi sulle ragioni per le quali si muore. Non è un discorso di pene o di eventuali aggravanti, peraltro già contemplate nel nostro sistema giuridico, ma è piuttosto un discorso di prevenzione! Parlare di femminicidio significa alzare il livello di guardia, porre sul tappeto una questione per troppo tempo ignorata, riflettere sul fatto che, in Italia, su 10 femminicidi acclarati, almeno 7 sono stati preceduti da segnalazioni e denunce alle Forze dell’Ordine. Parlare di femminicidio, nella consapevolezza che non si sta combattendo una sterile battaglia antistorica di genere, ma si stanno ponendo le basi per una maggiore attenzione sugli ordini di protezione familiare, sulle segnalazioni di abusi, sullo stalking, sulla tutela della dignità delle donne, affinché trovino il coraggio di denunciare e di uscire dall’omertà, sconfiggendo la paura ed il pregiudizio

Il femminicidio è un terreno che non può prendersi il lusso della contrapposizione politica; è per questo motivo che nella Provincia di Perugia, noi elette abbiamo trovato una naturale convergenza, una sinergia che ci ha portato a superare i partiti di appartenenza, per sottoscrivere numerosi documenti comuni. Abbiamo lanciato campagne di sensibilizzazione, proposto strutture di supporto logistico e psicologico in collaborazione con i presidi dell’Ente presenti sul territorio, dai Centri per le Pari Opportunità agli Sportelli del Cittadino, abbiamo stimolato un protocollo d’intesa per il Telefono Donna ed in ultimo abbiamo chiesto alla Provincia di fare propria l’istanza per l’introduzione nel nostro sistema penale di uno specifico reato… Abbiamo cercato di far emergere il dramma nei suoi aspetti più crudi, ci siamo spaventate e vergognate nel leggere i dati nazionali, ci siamo indignate nel constatare quante morti si sarebbero potute evitare, ci siamo demoralizzate nell’assistere ai tanti esempi di intollerabile ignoranza ai quali ancora si assiste ma, soprattutto non abbiamo perso la speranza e ci siamo sempre ritrovate unite, perché le generazioni future non debbano più porsi un simile problema. Abbiamo fatto solo quello che non potevamo esimerci dal fare, come donne e come rappresentanti politiche, nell’umiltà e nella consapevolezza che c’è ancora molta strada da percorrere con l’aiuto di tutti.

Paola De Bonis, Laura Zampa, Sandra Allegrini

 

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