WOMEN@WORK, un salotto letterario al femminile

Costanza Bondi

Costanza Bondi

di Alessandro Baldini

Incontriamo oggi 21 marzo, giornata mondiale della poesia, Costanza Bondi, l’ideatrice, scenografa, regista e protagonista, del marchio WOMEN@WORK. Si tratta di un gruppo letterario che sceglie donne, ma talvolta anche uomini, all’interno di un percorso artistico/poetico, a seconda della forza e della passione del loro carattere letterario, che si evince, principalmente, nei tratti immancabilmente decisi di una intensità altamente creativa. Da qui, il riconoscimento del mondo culturale, con il conferimento del premio MINERVA ETRUSCA – sezione LETTERATURA a Costanza Bondi per il progetto WOMEN@WORK, nell’interezza della produzione, sia poetica che di narrativa, che in soli tre anni può vantare 15 libri editati.

Buongiorno, Costanza: qual è la difficoltà che incontri nel gestire un gruppo quasi esclusivamente composto da donne?

Sinceramente, nessuna in particolare, soprattutto per quanto riguarda me personalmente: io le amo le donne, in tutte le loro/nostre sfumature. Gli screzi nascono solo quando si tenta di mettersi in competizione l’una con l’altra, cosa questa già avvenuta tra alcune autrici, anni fa. Col risultato che, poi, le scrittrici in questione si sono allontanate spontaneamente dalle WOMEN@WORK. Appunto perché il concetto di rivalità va a scapito dell’etica di gruppo. E, quando si lavora tutte insieme, ognuna portando il proprio e immenso bagaglio di specificità, i personalismi non sono ben accetti.

La parte più ludica, invece, quella in cui vi divertite come foste amiche da sempre?

Guarda, se c’è una cosa su cui ciacoliamo alla grande, con discorsi che via Internet vanno avanti giorni e giorni, è l’argomento che ha per tema l’abbigliamento delle nostre presentazioni.

Cioè? Spiega, che mi incuriosisce…

Spiego subito. Intanto, mi riferisco ai progetti multiautoriali, quelli cioè in cui partecipiamo in più signore alla stessa antologia, che si tratti di prosa o poesia. Però, adesso che ci penso, succede anche per le monografie perché, essendo comunque in due, cioè l’autrice ed io in qualità di curatrice, ci dobbiamo mettere d’accordo lo stesso!

Davvero interessante e sicuramente corrispondente alla messa in atto di uno dei fondamentali precetti di marketing, ma ancora non mi hai levato la curiosità…

Ecco, allora, in tutto questo “teatrino”, mentre prepariamo ognuna la propria lettura… chi l’introduzione della presentazione… chi la mailing list dei giornalisti… chi il comunicato stampa… dobbiamo anche decidere come ci vestiamo.

Sì, se ho ben capito, quindi, il tutto consiste nell’abbinare l’abbigliamento tra di voi.

Non solo. Per una questione di coreografia, e rimanendo nell’unità di stile delle WOMEN@WORK, di solito scegliamo di mantenere, per i vestiti, gli stessi colori che compaiono nella copertina del libro che andiamo a presentare. È una questione di impatto che, visivamente, deve essere immediatamente riconducibile, per te che sei ospite, all’idea di uniformità stilistica. O, meglio, all’idea di una collana letteraria, dietro alla quale c’è un’organizzazione dall’immancabile essenza femminile. Immancabilmente, adottiamo un dress-code, come dicevo prima, che richiami i colori della copertina. E, qui, viene il bello. Chi dice che vuol mettere i tacchi e l’altra, invece, le scarpe da tennis, chi non ama, per esempio, il rosso e quindi lo userà soltanto per i particolari (leggi: smalto, spille, orecchini…), chi senza i collant non si presenta neanche a ferragosto, adducendo che possiede gambe come tronchi (quindi, viene e presenzia, ma poi crepa di caldo), chi i jeans non se li mette perché ha superato gli “anta”… E, poi, chi odia il nero, chi non ha la collana giusta da abbinare – e qui inizia il turbillon dei prestiti tra di noi, chi, come me, “causa anemia” si presenta comunque e sempre col cappotto e la sciarpa… insomma, abbiamo il nostro bel da fare nel metterci d’accordo ogni volta. Ma questa cosa, lo ammetto, mi diverte assai!

È come invitare le amiche per un tè e, nel frattempo, fare quattro chiacchiere in salotto.

Esatto, solo che si svolge tutto nel virtuale, quindi, mentre chiacchieriamo alla bell’e meglio su come ci vestiremo, il tè… ognuna se lo prende a casa sua. Ma, nel frattempo, si fa pure il pranzo, la merenda e la cena perché, te l’ho detto, siamo capaci di andare avanti anche per giorni…

Ah, e io che pensavo che il “più” fosse riservato alla produzione, alla parte tecnica, per intenderci!

Vedi: siamo tutte delle professioniste, ognuna nel proprio campo. L’autrice, la curatrice, la correttrice, la web manager: siamo autonome, quindi lavoriamo nello specifico. Per cui, c’è poco da discorrere e tanto meno da discutere durante la parte produttiva. Coi vestiti, invece, te lo raccomando! Ma siamo femmine, no?

 E che femmine! Donne complete, davvero. La mia ammirazione più totale va proprio alla vostra capacità di saper conciliare alla perfezione lavoro e famiglia, casalinghitudine e scrittura: ve lo devo dire.

Grazie, questo complimento me lo prendo a nome di tutte le mie adoratissime multitasking WOMEN@WORK: d’altronde… è il nostro stesso nome che lo dice!

 

 

 

 

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3 Risposte to “WOMEN@WORK, un salotto letterario al femminile”

  1. Giulia Says:

    Visto il tono scherzoso e ironico dell’intervista, aggiungo anch’io qualcosa. Sappiamo bene che” l’abito non fa il monaco”… ma sotto l’abito delle Women@Work ci sono fior di donne vere e soprattutto scrittorE che, con la particolare varietà e ricchezza dei loro cuori e delle loro parole, sono capaci di fare ancora sognare, in un momento davvero buio della nostra società.

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  2. WOMEN@WORK, un salotto letterario al femminile - GRUPPO LETTERARIO WOMEN@WORK Says:

    […] VAI ALL’ARTICOLO ORIGINALE […]

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  3. costanza bondi Says:

    Brava, Giulia: confermo!

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