FOLIGNO: C’E’ FAME, FERROVIE IN TILT PER IL CONCORSO DA SOLDATO

soldati12mila candidati in 8 giorni, e l’ultimo giorno di prova mette in tilt le ferrovie

Io, le consultazioni, se fossi Bersani, le farei in stazione, a Foligno. Vada lì, tra i 12mila giovani che in otto giorni da tutta Italia hanno fatto avanti e indietro per sperare di superare in una delle più grandi caserme d’Italia, la prova per la ferma prolungata di 4 anni nell’esercito. Lì, caro Bersani, c’era il partito della fame, il partito della disperazione, il partito del non futuro. Per un pezzo di pane, pagato per quattro anni, e poi Dio vede e provvede.

Il Perugia-Roma delle 14,36 era un carro bestiame, preso d’assalto da una massa umana di disillusione senza ritorno. Stipati, delusi, perché in otto giorni solo 900 ce l’hanno fatta, hanno piegato il Centro-Italia in due. Perché il treno della disoccupazione e della lotteria, era talmente pieno – le Ferrovie forse non sapevano? Non avevano visto? – che nessuno poteva più salire né scendere. Tanto che a Terni per ragioni di sicurezza, il Paese reale faceva sosta obbligata.

Quaranta minuti di fermo, annunciate dal gracchio dell’incomprensibile interfono – coincidenze saltate come un tappo in tutta la circolazione ferroviaria, perché le porte della disperazione non riuscivano più a chiudersi, come la schiuma della lavatrice che non fermi più appena apri l’oblò del lavaggio.

Presa la via secondaria della vecchia linea prima dell’alta velocità, i vagoni degli esodati espulsi persino dalla naia, arrivava in stazione Termini a Roma alle 18 e 10. Quattro ore più o meno di viaggio, un’ora e mezza ufficiale di ritardo, i vagoni si svuotavano come un tubetto di maionese fino all’ultimo soldatino, i 1.100-1.200 dell’ultima tornata di prove, assieme ai civili che avevano condiviso il lento tragitto della lista di collocamento.

Il viaggio, per molti, proseguiva ancora lento verso Napoli e Salerno, finalmente raggiunta alle 21 di sera, dopo sette ore di navigazione di speranza disoccupata.

Bersani, infilati lì dentro, con il Pdl e il Pd, con le larghe intese che sicuramente viaggiano più comode, infilati nei convogli ridotti di vagoni come quel Perugia-Roma, assieme ai 12mila soldati disinnamorati, fai sosta a Poggio Mirteto, Fara Sabina, Colonnetta la Memoria e Ponte d’Armi. E mettiti in coda ai corner dell’alta velocità per cambiarti il biglietto, così risparmi 48 euro. Un concorso ha spezzato l’Italia in due. Non erano il Nord e il Sud a dividersi. La faglia tra popolo e partiti ha dimostrato la forza della secessione in atto, la crisi, la fame, hanno già sentenziato cosa sta per accadere. Prima si prendono d’assalto le porte del treno, poi quelle del Palazzo.

Stefania Piazzo

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