MAFIA IN UMBRIA: TENIAMO ALTA LA GUARDIA!

Riceviamo e pubblichiamo

Ancora una volta giungono notizie di “strane” azioni criminali ai danni di attività commerciali umbre, relegate in secondo piano tra le pagine di cronaca cittadina: l’ultima risale a ieri, con un bar di Ponte Felcino seriamente danneggiato da una bomba molotov fatta entrare nel locale attraverso un buco fatto nel muro. Gli inquirenti sospettano, tra le varie piste, anche l’ombra del racket un tentativo di estorsione come è avvenuto qualche giorno fa nel Tifernate.

L’Umbria, e in particolare il capoluogo Perugia, è ormai diventata da più di un decennio terra di conquista delle principali organizzazioni criminali (Camorra e ‘Ndrangheta in testa) : secondo i magistrati e le forze dell’ordine, il processo di infiltrazione nel sistema economico umbro dura ormai da oltre un decennio, da quando furono assegnati gli appalti per la ricostruzione della regione dopo il violento terremoto del 1997. Un rapporto dei servizi segreti datato al marzo 2010 ha collocato la regione al quinto posto in Italia per presenza di clan mafiosi e camorristici. Il giornalista e scrittore Claudio Lattanzi, nel libro “La mafia in Umbria. Cronaca di un assedio”, ha dettagliatamente ricostruito le strategie adottate da Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta per infiltrarsi negli appalti e negli affari economici delle varie città umbre, da Perugia a Terni, da Gubbio a Foligno, da Norcia a Narni, da Città di Castello ad Acquasparta.

La colpa è stata principalmente delle amministrazioni comunali di sinistra che, con il loro buonismo e la loro cecità, hanno permesso a imprese sospette provenienti dal sud Italia di potersi accaparrare gli appalti edilizi dopo il terremoto, anche tramite il sistema dei sub-appalti. Da lì è iniziata la lenta e inesorabile infiltrazione della mafia nell’economia umbra attraverso acquisizioni di alberghi, agriturismi, bar, ecc. e attraverso la nascita di società per nulla trasparenti che dopo pochi mesi, se non giorni, sparivano nel nulla. Si è arrivati addirittura in certe zone come Ponte San Giovanni alla richiesta del pizzo per garantire la protezione ai commercianti onesti minacciati di ritorsioni. Infine, a favorire l’infiltrazione mafiosa negli ultimi anni è stata la crisi economica che ha reso gli imprenditori onesti impotenti di fronte all’enorme liquidità a disposizione delle organizzazioni criminali e investita per essere riciclata.

Le istituzioni in questi anni non hanno visto o non hanno voluto vedere e la situazione è ormai degenerata, dato che, come ha denunciato anche lo scrittore Roberto Saviano all’ultimo Festival del Giornalismo a Perugia, le organizzazioni criminali si sono internazionalizzate, stringendo accordi e facendo affari con i grandi cartelli criminali esteri nel redditizio business del traffico di stupefacenti.

Che cosa hanno fatto i comuni? La regione non ha più infrastrutture ed è diventata ormai un’oasi felice per spacciatori e organizzazioni mafiose.

Dinanzi a questa piaga sociale diventa sempre più indispensabile prendere coscienza di questo problema e affrontarlo con le giuste e decise cautele. Innanzitutto non si devono lasciare soli gli imprenditori onesti e quelli che trovano il coraggio di denunciare minacce e soprusi da parte delle organizzazioni criminali: in questo senso sarebbe bene che la regione Umbria varasse delle misure a sostegno degli imprenditori onesti e coraggiosi simili alla legge 15 del 2008 varata dalla Commissione regionale Antimafia della regione Sicilia che prevede “ il rimborso di oneri fiscali come le imposte sui redditi, i contributi previdenziali e le imposte sugli immobili in favore degli imprenditori che denunciano richieste estorsive o provenienti dalla criminalità organizzata, tendenti a modificare il normale svolgimento dell’attività economica, cui sia seguita una richiesta di rinvio a giudizio”. Inoltre, sarebbe auspicabile che i Comuni umbria si adoperassero per emanare regolamenti atti a favorire gli imprenditori che denunciano irregolarità attraverso un contributo annuo e agevolazioni fiscali, come hanno fatto grandi comuni del sud come ad esempio Catania nel 2011.

Inoltre, le istituzioni devono far sentire la loro vicinanza alle vittime erogando i contributi non appena scatta la denuncia e il rinvio a giudizio e non dopo la costituzione di parte civile: in questo modo, infatti, si può garantire alla vittima anche un’assistenza giudiziaria, aiutandolo a sostenere le esose spese legali che deve affrontare.

Quando capiranno le istituzioni umbre che è giunta l’ora di agire?

Carla Spagnoli – Presidente Onorario del Movimento per Perugia

 

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