TURISMO E SOCIALE, SVENDUTO A PERUGIA IL COMUNE DI ASSISI

Riceviamo e pubblichiamo

Di fronte alla “emorragia”di servizi che si sta registrando con questa amministrazione, che sta portando ad un indubbio impoverimento del territorio di Assisi, come le programmate perdite dell’Università del turismo, del punto nascita dell’ospedale, della sede del Tribunale, del distretto sanitario trasferito da Santa Maria a Bastia, il Comune di Assisi, per volontà del Sindaco, ha regalato i servizi turismo e sociale di zona a Perugia. La legge regionale dava la possibilità di mantenere in Unioni le attuali 12 zone dell’Umbria, a capofila di una delle quali, costituita da Assisi, Bastia, Bettona, Cannara e Valfabbrica, era proprio, e da anni, Assisi. Tutte le zone hanno preferito, logicamente, rimanere indipendenti. Invece Assisi ha rinunciato alla zona, di cui era capofila, e che funzionava con soddisfazione di tutti i cittadini. Infatti per la nostra città, il Sindaco, come si legge nella delibera di giunta del luglio 2012, “il CAL accogliendo la volontà di accorpamento manifestata dalle assemblee dei sindaci”, ha richiesto l’accorpamento con Perugia. Pertanto la zona verrà incorporata con quella del capoluogo regionale e, quindi, sarà proprio Perugia capofila. Una scelta incomprensibile ai più, perché palesemente sbagliata. Si tratta, infatti, di due territori con problematiche diverse, sia sotto l’aspetto turistico che sociale. Sotto quest’ultimo, da una parte Perugia, grande comune con problemi di droga, prostituzione, grandi strutture socio/sanitarie. Di contro il nostro territorio, meno esteso, che può e deve investire soprattutto nella prevenzione. Assisi ed i comuni sotto Perugia perderanno la loro autonomia di spesa e il comune di Assisi non sarà più il destinatario dei finanziamenti regionali e statali, come avvenuto finora, ma sarà Perugia a decidere ed amministrare per noi. È un fatto, questo, talmente paradossale che è naturale chiedersi se l’assessore al sociale Massucci e i consiglieri di maggioranza siano a conoscenza di tutto ciò, e si siano chiesti il perché le altre zone abbiano preferito rimanere indipendenti. Che alla base di tutto ci sia la stanchezza e la superficialità di amministrare è ormai palese, ma è altrettanto legittimo chiedersi se, a giustificare tanta “svendita” di una città del peso di Assisi, ci sia anche qualche motivazione politica personale, di certo deleteria per i cittadini.

Giorgio Bartolini

 

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