INGLISC, AI LOV IÙ

di Costanza Bondi

(parla come mangi e ti dirò chi sei)

Dopo un incalzante meeting di lavoro, che se lo chiamassimo riunione sarebbe un po’ come sminuirlo, in cui si è sentito parlare di plas e di midia – che, rispettivamente, non sono la versione abbreviata di plasma, o un errore di trascrizione riferito a re Mida, ma rappresentano semplicemente il gusto di pronunciare all’inglese due termini latini – ci appropinquiamo al buffet, dove è previsto un brunch per il break.

Qui, il discorso diventa serio, poiché con grande sgomento, siamo invitati a scegliere tra porridge, tortillas, pancakes, Caesar salad e soft-shell crabs (che a casa mia si chiamano granchi fritti), per finire con muffins, scones e churros. E pensare che, per dirla grossa, ci pareva già di aver fatto tanto ragionando in termini di pura nouvelle cousine, fino a poco tempo fa…

Le mie colleghe, tutte o quasi in flat easy very fashion, che in parole povere significa che indossavano delle semplici ballerine, ma pur sempre alla moda, mi intrattengono tra un finger food e l’altro con discorsi sul marketplace on line, in soldoni: quel posto in cui è possibile vendere e/o comprare on line praticamente di tutto e, per quanto riguardava le mie colleghe, essenzialmente i propri capi usati, possibilmente firmati, così da soddisfare anche le più squattrinate fashion victim dell’ultim’ora.

«Ah, un social commerce» mi intrometto, alquanto timidamente, io!

«Certo, che può anche sfociare in fashion charity» mi viene subito specificato!

Ma tu senti… sono rimasta solo io a portare i vestiti di persona all’asilo gestito dalle suore del convento dietro casa.

Durante la conversazione imperavano gli ormai insostituibili Smartphone/ultimissima versione da digitare rigorosamente con unghia finta, laccata e munita dell’immancabile french nail.

Il look era ovviamente total black, giusto per nascondere i chili di troppo, d’altronde si sa che il nero sfina e che coadiuva tutti gli sforzi casalinghi della dieta Dukan.

Ma, ancora peggio, imperava il lifting melting pot alla Moira Orfei o, per essere al passo coi tempi, in omaggio ai canotti zigomati di Nina Moric.

Il tutto per connettersi al volo, tramite il social ambient discovery, e fare dating con le app: dicono, infatti, che per ronzare nel network in santa pace sfruttando il sistema gps non è vero che si incorra per forza nello spammy.

«Ti ho taggata nel link della nuova location del wine bar» sussurra con soddisfazione Giulia a Sabrina, la quale prontamente risponde: «Scusa, ma stamattina non ho proprio avuto modo di connettermi, la nanny si è ricoverata di urgenza e quindi ho pure dovuto disdire l’appuntamento col personal trainer… senti, ma… sai quanti follower ha Nico?» Sì, la nanny, giustappunto: una semplice babysitter, seppur anche lei col nome inglese, non bastava, no… certo che no, fa mica altrettanto cheap&chic… tuttalpiù shabby and choosy, per dirla alla Fornero!

Scampata a tale disorientamento della prima parte della mia giornata, riesco pure a scampare – nella mia corsa contro il tempo – al famigerato T-red, cioè quell’affare col nome strano che, se riesce a farti la multa dopo che sei passata col rosso, per farti capire quanto devi pagare e quanti punti ti hanno levato dalla patente, in barba al suo nome, la multa… te la deve comunque spedire a casa, scritta in lingua italiana.

Dopo aver inchiodato, quindi, al giallo del semaforo, vado a riprendere i miei figli a scuola, dove dalla maestra degli stessi vengo informata che, per migliorare il transito delle comunicazioni tra genitori e scuola, è necessario dotare ogni bambino di un folder, aggeggio in cui, appunto, poter inserire i documenti necessari a tale scopo. «Accipicchia! Una cartellina, di quelle trasparenti, che si comprano dal tabaccaio?» mi chiedo tra me e me.

O, forse, deve trattarsi dell’ennesimo misunderstanding!

Rientrata a casa, dopo questa dura giornata di fraintendimenti, appunto, linguistici, nel ritirare la posta mi capita in mano il volantino – che per parlare alla moda viene anche definito dépliant – in cui un albergo pubblicizza, tra le varie attività che propone ai propri clienti, un Indoor Fun World per bambini. Ma dove? A Orlando, in America? No, no: a Ortisei… luogo in cui ti offrono pure il Wellness per i genitori, all inclusive!

Mentre mi accingo, casalingamente, ad andare ai fornelli – prima di mettermi a letto non certo in negligè, quanto piuttosto con una normalissima camicia da notte – vengo raggiunta tramite sms dalla mia amica Cristina per il gossip di fine giornata. Nient’altro che… lo scoop di fine giornata. Rimproverata, prima di tutto, per non avere la funzione WhatsApp, vengo edotta che Mario, il nostro vicino di casa, che per lavoro si occupa di multilevel marketing, è stato trasferito a quella che io, durante la smessaggiata, mi sono sentita di definire “destinazione più consona” alla definizione della sua qualifica professionale: Londra, appunto!

Non ne posso più. Per fortuna, la cena è già pronta. Ora apro il frigorifero e prendo lo spezzatino che ho preparato ieri: primo e secondo in un’unica soluzione. E ci ricavo pure il sugo per le tagliatelle, quelle buone che fa tanto bene mia nonna.

Così, con grande soddisfazione, mia e della mia famiglia, finalmente, tra di noi parliamo come mangiamo…

Racconto tratto da

LE VENE VORTICOSE – quando l’ironia è femmina

antologia a cura di Costanza Bondi e Viviana Picchiarelli

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