IL MOVIMENTO CINQUE STELLE DI PERUGIA STIGMATIZZA LA GRAVE CARENZA DI POLITICHE PROGRAMMATICHE DEL TURISMO

Riceviamo e pubblichiamo

Con l’entrata in vigore della legge sulla liberalizzazione dell’esercizio della professione di guida turistica quale futuro per le guide italiane?
Alcuni potrebbero scusare alla politica italiana, colpa la crisi degli ultimi anni, l’assenza di incentivi per cultura e turismo, ma quando emerge l’incapacità di regolamentare a livello nazionale ed internazionale le professioni del turismo, nessuno potrà usare una parola di discolpa. Oggi a far le spese di questa forma di miopia istituzionale sono le guide turistiche. Il 4 settembre il Presidente della Repubblica ha promulgato, in ottemperanza alle disposizioni europee sulla libera prestazione dell’attività di guida, la legge relativa alla professione di guida turistica e alla sua validità su tutto il territorio nazionale. Fino ad oggi, in Italia, la guida turistica, per poter esercitare, doveva conseguire l’abilitazione presso una singola Regione o Provincia dimostrando di conoscere dettagliatamente il territorio di competenza di fronte ad una commissione di esperti selezionati.

Da domani, con l’introduzione delle nuove disposizioni europee, nessuno potrà vietare ad una guida dell’UE di condurre un gruppo di turisti nel nostro Paese, facendo chiaramente a meno delle guide italiane. La prima conseguenza è che aumenteranno in modo esponenziale i profitti dei grandi tour operators stranieri, che utilizzeranno guide ed accompagnatori reclutati nel proprio Paese. La seconda, che riguarda il contesto italiano, è l’estensione dell’abilitazione all’esercizio della professione di guida a tutto il territorio nazionale. Di fronte ad un cambiamento di questa portata ci si è rivolti al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, che ha scelto di tamponare prendendosi novanta giorni di tempo per stilare una lista dei siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico per i quali occorrerebbe comunque una specifica abilitazione. Ma il rischio, molto forte, è che queste restrizioni all’esercizio della professione saranno applicabili alle sole guide italiane, che si troveranno a combattere per il pane, mentre le guide europee potranno operare “in regime di libera prestazione dei servizi senza necessità di alcuna autorizzazione nè abilitazione, sia essa generale o specifica” (art. 3 legge 6/8/13).
Siamo ad un punto di svolta in cui o ci si muove a livello europeo concertando una legislazione rivista e condivisa, o si fa di tutto per liberalizzare l’esercizio della professione, aumentando il nostro grado di competitività, per non essere sommersi dalle guide dell’UE, alle quali non potremo chiedere alcuna autorizzazione per lo svolgimento del proprio lavoro. C’è da augurarsi che si guardi alla luna e non al dito.

MoVimento 5 Stelle Perugia

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