Festival del Giornalismo e le “scelte culturali” di Palazzo dei Priori.

Riceviamo e pubblichiamo

Il teatrino mediatico che si è consumato in questa settimana tra il festival internazionale del giornalismo  e la coppia Bracco-Cernicchi, sarà qualcosa di memorabile per la cultura della nostra sonnolenta città. Soddisfatti dall’ampio menù di promesse della presentazione di Perugia a diventare capitale della cultura, e rimpinguati dai fiumi di cioccolata e turisti portati da Eurochocolate, ci sembrava che l’anno culturale 2013 dovesse chiudersi con brindisi ed applausi alle amministrazioni. Invece la bomba dell’annunciata cancellazione della prossima edizione del  è esplosa nelle mani di chi se la stava rimpallando.

Dalla carta stampata, dalle testate web locali e nazionali, passando per twitter e facebook, fino al testa a testa in live streaming, si è sentito di tutto dai due contendenti: attacchi virulenti, eccessivi e irosi; critiche reciproche; reciproci rimpianti; notti insonni; scongiuri e implorazioni; fino al distendersi momentaneo delle parti opposte per un’apertura ad una probabile trattativa.

Cosa succederà del festival internazionale del giornalismo lo si saprà la prossima settimana; cosa resterà della querelle nella memoria dei perugini non addetti ai lavori sarà sicuramente poco. Ma per chi opera e si appassiona alle politiche culturali di questa città quello che è successo è qualcosa di epocale, perché per la prima volta i cittadini hanno preso coscienza e hanno discusso sulle trame che governano i finanziamenti agli eventi e alle associazioni culturali.

L’intervento esplosivo di Arianna Ciccone e Chris Potter ha smontato l’impianto dell’assessorato alla cultura, non solo perché il Comune non ha trovato una formula di sostegno utile a far crescere il festival, ma soprattutto perché i due giovani organizzatori hanno posto una questione di merito: qual è la logica per cui si decide di favorire un evento piuttosto che un altro, un’associazione culturale piuttosto che un’altra?

Se esistesse una logica sensata e si tenesse conto di come l’eco del degrado di questa città travalica la stampa locale, fino ad arrivare oltre oceano (il caso Meredith è così seguito in America che dai numerosi talk show si è passati ai libri fino ad arrivare all’imminente produzione di un film hollywoodiano), gli investimenti andrebbero a chi sostiene e qualifica il nome della nostra città in tutto il mondo. Senza parlare della ricaduta economica diretta e indiretta sul turismo locale, perfettamente chiarita da Potter nei primi minuti della conferenza al Brufani.

Nonostante l’assessorato alla cultura affermi che i finanziamenti per il festival non possono aumentare, ci chiediamo quale sia stata la “ragion di stato” che ha consentito, al contrario, generose elargizioni al Circolo dei Lettori, all’ Accademia del Donca e persino al circolo ARCI di Ponte D’Oddi.

Al cittadino attento non sarà sfuggita la singolare attenzione riservata dall’amministrazione locale nel destinare fondi ad attività culturali di risonanza rionale piuttosto che ad eventi una di risonanza internazionale.

L’offerta culturale della città appartiene ad una scelta di discrezionalità amministrativa legittimamente esercitata e di cui gli elettori di Perugia terranno sicuramente conto: Palazzo dei Priori ha ritenuto prioritario lo svolgimento del Premio del Donca 2013 piuttosto che la presenza di Harper Reed, Mathew Ingram o Roberto Saviano, i quali, e su questo non v’è dubbio, non esprimeranno il proprio voto alle prossime amministrative 2015 in quanto non residenti.

Il Movimento 5 Stelle di Perugia, da sempre promotore delle iniziative e della partecipazione attiva dei cittadini non può che salutare con esultanza l’iniziativa di autofinanziarsi tramite crowdfounding con il sostegno della popolazione che crede in progetti di assoluto valore culturale: sarà un primo passo verso la consapevolezza.

MoVimento 5 Stelle Perugia

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