UGL: “Sindacati e istituzioni ascoltino la rabbia dei lavoratori: dobbiamo dare risposte certe per evitare il caos”

 
 
di Enzo Gaudiosi, segretario generale regionale Ugl dell’Umbria
 
Nel giorno della manifestazione a Roma di una parte del movimento “9 dicembre” come sindacato Ugl dell’Umbria, fortemente rappresentativo delle forze di polizia, è doveroso fare alcune riflessioni sulla crisi, la rabbia giustificata delle persone cadute in povertà e la tutela dell’ordine pubblico. E’ fondamentale capire la protesta per prevenirla con azioni di dialogo, incanalarla in forme di rappresentanza non violente. Sono questi gli obiettivi che come Ugl sentiamo forti anche in Umbria dove si registra un tasso di disoccupazione record e soprattutto tanti giovani che non riescono ad entrare nel mercato del lavoro.  Obiettivi ineluttabile del sindacato e delle istituzioni se non vorranno anch’esso restare travolto dalla crescente sfiducia delle popolazioni.
 
Lo stesso gesto nobile compiuto dalle forze di polizia è in realtà una forma di protesta, singolare o criticabile quanto si vuole ma reale, concreto e soprattutto apprezzato dai manifestanti che improvvisamente                           ( finalmente!!! ) hanno potuto guardare negli occhi i poliziotti, scorgendo uno sguardo diverso, non rabbioso, quasi amico, sicuramente solidale e responsabile, che nessun casco o scudo potrà più nascondere.
 
Dal recente Rapporto sulla condizione economica e sociale dei lavoratori del comparto sicurezza, prende atto da Ugl,  si possono leggere a chiare lettere i numeri del disagio e gli effetti devastanti di una condizione economica e sociale da brivido, se si pensa alla delicatezza del ruolo svolto da queste persone per la collettività.
 
Lo stesso segretario nazionale di Ugl Polizia di Stato, Valter Mazzetti ha ribadito: “Togliersi il casco in segno di manifesta solidarietà e totale condivisone delle ragioni alla base della protesta è un atto che dimostra che la misura è colma per tutti”.
 
Non si tratta di venire meno ai propri doveri di fedeltà e di responsabilità istituzionale. Si tratta solo di uscire da uno schema stupido in cui, a prescindere da chi ti trovi di fronte e dalle sue ragioni,  operi in ragione della forza.
Mentre la politica, il governo cercherà nuove scuse per non occuparsi del crescente malessere, il sindacato non potrà sottrarsi dall’interpretare i mutamenti sociali in corso e l’aggravarsi di una condizione economica che richiama tutte le istituzioni alle proprie responsabilità. Fare finta di niente pensando che basti imbastire qualche polemica o  accennare alla fine della crisi servirà solo ad aumentare il risentimento e la rabbia e con essi la tentazione di utilizzare sempre maggiore violenza.
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