Basta soldi a chi fa spettacoli per pochi amici, allora a chi?

Lettera aperta scritta da Maurizio Modesti, attore e socio del Teatro di Sacco di Perugia, come risposta all’intervento sul Corriere dell’Umbria del 15 gennaio scorso dell’Assessore Regionale alla Cultura Fabrizio Bracco.

Basta soldi a chi fa spettacoli per pochi amici, è un’affermazione importante se poi esce dalla sommessa voce di un assessore alla cultura, andrebbe approfondita;  capire per esempio quanti amici servono per non essere pochi?  Più di cento, meno di mille, cinquemila? Forse dei parametri precisi farebbero maggior chiarezza per chi vuole accedere ai contributi della Legge 17 ormai ridotti all’osso che non permettono alle tante realtà regionali che hanno scelto la cultura come professione di vivere. Se la politica è quella dei grandi numeri e grandi eventi bisogna avere il coraggio di affermarlo, certo per una città/regione candidata a capitale europea della cultura potrebbe sembrare strano non sostenere anche piccole attività culturali diffuse sul territorio che producono e educano il pubblico al teatro, la danza, la musica o il cinema, ma almeno sarebbe una decisione. Come può sembrare strano che un impresa culturale che dispone di un budget sostanzioso per produrre uno spettacolo teatrale importante non trovi supporto co-produttivo(a costo zero)  da un Teatro Stabile(del quale la regione è socio), impedendo di fatto la possibilità di avere una “visibilità più ampia ” anche fuori dall’Umbria. Può sembrare strano come la nostra regione, che ha tutte le caratteristiche di un set naturale oltre alla vicinanza con Roma, non sia dotata da anni di una Film Commission istituzionale. Può sembrare strano, ma nonostante la disponibilità di persone qualificate del settore che hanno più volte anche negli ultimi mesi  bussato agli uffici regionali e di SviluppUmbria portando progetti per il rilancio  e nuove produzioni cinematografiche, si è scelta la via di dare fondi solo ad una fiction ottima(magari ce ne fossero) come Don Matteo, ma che è presente in regione da molti anni Sembrerà strano, ma in conferenza stampa è stata più volte usata la parola “casualità” per spiegare come sia nata l’idea di investire 649.000 euro che hanno anche creato un”caso” tra Gubbio e Spoleto,  è quindi casuale, non fa parte di un piano strategico che individua nel cinema e televisione uno degli strumenti da perseguire per la promozione dell’Umbria. Sembrerà strano, ma con 649.000 euro si possono attrarre in Umbria almeno 4/5 produzioni nuove, con una particolarità però, che le Film Commission a fronte di questi contributi obbligano le produzioni ad avvalersi di personale tecnico e artistico locale, di strutture locali, pena la non erogazione del contributo, creando un ciclo virtuoso di lavoro e professionalità sempre crescente. Sembrerà strano, ma a fronte di tale investimento non si sa rispondere alla domanda se le famose ”pillole” che vanno in onda prima di ogni puntata per pubblicizzare l’Umbria, saranno viste anche all’estero oppure no. Sembrerà strano, ma non lo è perché questo sommessamente, con cortesia, piano piano sta esattamente accadendo.

 

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