PD – Con il “Votometro” vince Leonelli, perdono Marini e Boccali

di Ciuenlai

Le primarie sono quelle che sono; uno strumento ad uso interno dei (finti) partiti che così evitano come la peste, il sale della democrazia e cioè una discussione politica vera. Tu vai al Gazebo metti una croce sulla scheda e hai finito. Non hai nessuna possibilità di incidere su programmi, progetti, scala dei valori di quella forza politica. Devi accettare supinamente il programma del candidato che hai scelto. Lo chiamano abusivamente congresso, ma è solo una votazione.

Il Partito Democratico, per esempio, non ha effettuato alcun dibattito sulle linee politiche, ma in compenso ha votato; eccome se ha votato. Allora a inizio novembre primarie per stabilire chi andava al ballottaggio, a fine novembre quelle interne tra Renzi e Cuperlo, l’8 dicembre quelle aperte, sempre tra Renzi e Cuperlo, a inizio 2014 la competizione tra gli iscritti per i segretari regionali che  il 17 febbraio sono state allargate a tutti i cittadini. E non è finita perché a marzo si ricomincia con le primarie di partito e forse poi di coalizione per la scelta dei candidati a sindaco. Un iscritto al Pd non esce di casa se, oltre al portafoglio il telefonino e la carta igienica, non ha la scheda elettorale in tasca.

Il concetto di congresso è stato completamente annientato dal “votometro”. Ma che cos’ è un congresso? E’ un assise nella quale il gruppo dirigente uscente presenta al partito un rendiconto di quello che ha fatto e una proposta per il futuro. Chi fa parte di quel partito può essere d’accordo e quindi sostenere quella ipotesi, non essere d’accordo e mettere in campo un’ipotesi differente o essere d’accordo con una parte sola del documento e decidere di presentare degli emendamenti “migliorativi” al testo originale.  Su questo si apre una discussione di massa e al termine, ma solo al termine  di essa, quando saranno chiari linea politica e quadro valoriale di riferimento, si passerà alla scelta dei gruppi dirigenti che meglio possano rappresentare le scelte politiche del congresso. Prima di votare si discute e soprattutto si discute tra chi è del partito. Trovo singolare che ad eleggere il segretario del Pd siano anche degli elettori del centrodestra, di Sel, della sinistra cosiddetta radicale ecc.

Una volta questo lo chiamavamo “entrismo” e veniva combattuto aspramente. Ricordo che “partito” significa “di parte” e non prevede, nella sua gestione interna le “larghe intese”, a meno che non si voglia accreditare l’idea che le forze politiche  siano tutti uguali. Quindi non ci si deve meravigliare che la partecipazione cali a “rotta di collo”. E non è solo una questione di stanchezza o di disaffezione è l’inizio di un rifiuto perché si ha la netta impressione che “non serva a niente” se non alle persone in lizza. Infine, il tutto fa parte di quella raffinata strategia di lungo corso che tende a favorire l’astensionismo in modo che alle urne ci vada solo chi è interessato alla conservazione di questo sistema oligarchico. Un processo che, con l’arrivo di una legge elettorale che fa a pezzi il concetto più alto della democrazia e cioè quello della rappresentanza, andrà ancora avanti. E’ questo il quadro che ha portato Leonelli alla segreteria regionale del Pd. La partecipazione è stata bassa, ma non catastrofica.

Trovare 12 mila persone che dopo tutto questo tour de force tornano ai gazebo, non è poi così male. E , per quello che dicevo prima, ci si dovrà abituare a queste minoranze che si fanno maggioranze “bulgare”.  Sui risultati una sola annotazione. Fancelli è andato meglio del previsto. Lo dico non in riferimento a Leonelli, perché i suoi numeri sono significativi e importanti, ma in chiave Marini e Boccali. Hanno scelto di sostenere un renziano e di cambiare casacca. Ma i dati dicono che pochi dei “non renziani” li hanno seguiti.

La dote portata a Leonelli è stata praticamente nulla. I cuperliani sono rimasti con Fancelli. E non è un caso che i veri vincitori parlano di “asfaltatura degli amministratori doc dell’Umbria targati Pd”. Quindi anche di loro. Dopo la richiesta esplicita del responsabile nazionale degli enti locali del Pd Stefano Bonacini di cambiare cavallo a Perugia, un altro pesante macigno è caduto sulla prossima battaglia delle candidature.

 

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