Buttare la croce addosso al prefetto Reppucci è una vigliaccata

Antonio Reppucci

Antonio Reppucci

Povero Reppucci, caduto nella trappola dell’oralità e tradito dal sentimento. Un giorno mi ha raccontato di provenire da una famiglia numerosa (“na barca de fiòli”), di aver sudato per arrivare alla laurea (“tozzi e boconi”), di non aver avuto vita facile.
Certo che è andato sopra le righe, ma per eccesso di sincerità e per amore del paradosso. Il registro linguistico usato è comune a quello della provocazione (nel senso di “pro-vocare” = chiamare in causa) di Sgarbi che, non a caso, è stato l’unico a difenderlo.
Anche nelle nostre campagne (e qui spunta il codice dell’oralità) una mamma che rimprovera il figlio esclama: “Si te chiappo, t amazzo”. Così, bambini e ragazzi non esitano ad affermare: “Si n so promosso, l mi babo m amazza!”, ben sapendo che non saranno vittima di nessun omicidio.
Parlare, poi, di “istigazione al suicidio” è risibile.
Dunque, forme figurate che la lingua perugina condivide con quella campana hanno portato fuori strada un uomo perbene.
Quanto all’intervista di Pasquale Punzi in cui il prefetto afferma che saremmo dei falsi (gli “ipocriti” del Vangelo), credo non abbia torto del tutto.
Reppucci: una persona perbene, sinceramente toccata da una situazione che condivide come padre, che si è lasciata andare facendo affermazioni che sentiamo al bar o in casa d’amici. Ma ha dimenticato la frase, vera e banalissima, secondo la quale “le parole sono pietre”. Poco prudente? Certamente!
Dannarlo per questo, è forse troppo. Gli altri non gli hanno dimostrato la “pietà” di cui aveva il cuore gonfio.
Tanti sepolcri imbiancati pensano di essersi scaricati la coscienza facendolo fuori. Peccato, per Perugia e per i nostri figli (che ogni tanto hanno bisogno di una tirata d’orecchi).
Compatisco certi commentatori o “madri coraggio” che mi fanno pena, ma che non riesco a giustificare del tutto. Forse… nessuno di noi può dirsi perfettamente innocente. E buttare la croce addosso al primo Reppucci che passa è una vigliaccata.

Sandro Allegrini

Commento: Ho avuto l’onore ed il piacere di conoscere il prefetto Reppucci, e mi ha sempre stupito per la franchezza dei suoi interventi, mai frasi paludate, ma dirette come stiletti, purtroppo in questa regione non lo hanno capito, anzi si ha l’impressione che molti si siano sentiti sollevati dopo la decisione del ministro Alfano di destituirlo dall’incarico. Voglio dirlo con franchezza, la levata di scudi contro Reppucci, di parte della cosiddetta società civile perugina puzza.  Le sue capacità e la voglia di fare hanno disturbato interessi consolidati? F.L.R.

 

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Una Risposta to “Buttare la croce addosso al prefetto Reppucci è una vigliaccata”

  1. Angelo Pennacchioni Says:

    F.L.R.chiude il suo commento con questa frase”… Le sue capacità ( di Reppucci) e la voglia di fare hanno disturbato interessi consolidati?
    E se provassimo a toglierlo quel punto dubitativo? Potrebbe conseguirne anche un buon consiglio per il premuroso ministro Alfano.

    "Mi piace"

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