PERUGIA: la Residenza universitaria “diffusa”

perugia-scaleRiceviamo e pubblichiamo

Condivido alcune proposte di Paolo Baronti, di Cittadinanzattiva, per Perugia nella convinzione che ciò che rende una città autenticamente europea, più che le velleità strillate, sono i fatti. Fatti che si devono fondare e collegare alla cultura locale e ad un orientamento condiviso dell’intera società e dell’economia per una crescita sostenibile. La vicenda della residenza universitaria che stava sorgendo accanto al complesso di San Bevignate è invece un tipico esempio dello scollegamento esistente tra Amministrazione e città: abbiamo assistito ad una vera sollevazione da parte di una vastissima compagine di Associazioni, singoli cittadini, amministratori vari, che, tutti, hanno indicato tale opera come “uno scempio in un’area verde di enorme interesse culturale”.
San Bevignate è per moltissimi perugini un simbolo di valori e di eventi storici molto significativi e sono tutti convinti della “assoluta intangibilità” del sito e pertanto il progetto verrà sicuramente bloccato.
La Giuria per la scelta della cittá capitale europea della cultura 2019 ha indicato criteri molto chiari: sostenibilità e assenza di impatto ambientale, valori che sono alla base di un’ economia innovativa fondata anche sul riuso delle risorse esistenti.
La modalità totalmente rispondente a tali principi esiste già: la residenza universitaria diffusa. Si tratta semplicemente di applicare, all’accoglienza studentesca, il concetto dell’albergo diffuso, una formula turistica in cui l’Italia è all’avanguardia, pensata e realizzata all’inizio degli anni ’80 da uno dei massimi esperti di marketing territoriale, il prof. Giancarlo Dall’Ara che, tra l’altro, insegna all’Università di Perugia. L’albergo diffuso è una proposta concepita per offrire agli ospiti l’esperienza di vita di un centro storico di una città o di un paese, potendo contare su tutti i servizi alberghieri, cioè su accoglienza, assistenza, ristorazione, spazi e servizi comuni per gli ospiti, alloggiando in case e camere che distano non oltre 200 metri dal “cuore” dell’albergo diffuso: lo stabile nel quale sono situati la reception, gli ambienti comuni, l’area ristoro. L’AD è anche un modello di sviluppo del territorio che non crea impatto ambientale. Per dare vita ad un Albergo Diffuso infatti non è necessario costruire niente, dato che ci si limita a recuperare/ristrutturare e a mettere in rete quello che esiste già. Inoltre un AD funge da “presidio sociale” e anima i centri storici stimolando iniziative e coinvolgendo i produttori locali considerati come componente chiave dell’offerta. Un AD infatti, grazie all’autenticità della proposta, alla vicinanza delle strutture che lo compongono, e alla presenza di una comunità di residenti riesce a proporre più che un soggiorno, uno stile di vita.
Si tratta pertanto di individuare la zona del Centro storico più “disastrata” dai mutamenti succedutisi nella vita di Perugia negli ultimi trenta anni, e cioè il reticolo di vie poste sulla direttrice via Cartolari, via della Viola, via del Roscetto e realizzare lì la nuova residenza universitaria.
Ma evidentemente questa soluzione era troppo lontana dagli interessi che guidano i nostri governanti, tutti protesi al consumo sfrenato di territorio e alla cementificazione selvaggia.

Luisa Pignatta

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