Perugia: Spezie che si pietrificano e diventano gioielli.

Marine Arena con il proprietario di Bibliothè

Marine Arena con il proprietario di Bibliothè

L’idea, già brevettata, è venuta a Marine Arena, 36 anni, perugina che, dopo tredici anni, ha lasciato la sua attività da grafica pubblicitaria e si è data al disegno, la sua passione.

Papà perugino, mamma francese, Marine è sposata con un ingegnere, ha due bambini e un diploma all’Accademia di Belle Arti del capoluogo umbro, che non ha mai sfruttato.

“Per troppo tempo – dice – ho inibito la mia creatività. Da piccola amavo disegnare. Lo facevo anche sui banchi di scuola. E per fortuna non mi hanno mai rimproverata. Così, due anni prima di lasciare l’agenzia per cui lavoravo, ho iniziato a pensare di fare qualcosa di mio e liberare la mia fantasia. Un giorno passeggiavo a Perugia tra alcune bancarelle, che vendevano spezie, e ho sentito forte il profumo di noce moscata. Quasi per magia mi sono ritrovata a casa della mia bisnonna in abbr logoNormandia, tutta in legno. Una sensazione piacevole, di grande benessere, difficile da spiegare. Da quel giorno ho provato ad imprigionare quegli odori e a trasformarli in oggetti preziosi per la memoria. Ma ho faticato due anni per cercare di pietrificare i ricordi. Esperimenti e tentativi continui, fatti in casa, dove ho creato un piccolo laboratorio per provare e riprovare anche di notte. Non ho mai avuto basi di chimica o di ingegneria dei materiali. Ho cominciato a documentarmi, studiare. Lo facevo, continuando a lavorare da grafica e a curare la mia famiglia. Dovevo riuscirci. Anche abbrse, a dire la verità, ho sempre incontrato resistenze. Sai quante persone mi hanno dato della pazza quando ho deciso di lasciare un lavoro sicuro per provare a trasformare cannella, vaniglia, rosmarino, timo, peperoncino e paprika in bijoux? Ma sono andata avanti. In fondo ero sicura che ce l’avrei fatta. Due anni a dosare e a cercare la giusta alchimia. Ho iniziato con la resina sintetica, ma non era l’ideale, perché non trattiene la fragranza. Sono arrivata alla ceramica. Che bellezza, ci ero riuscita! Ho fatto vedere il mio primo gioiello profumato al mio papà, che mi ha sempre incoraggiata. Potevo andare avanti. Spezie ed erbe aromatiche nelle mie mani si trasformavano in oggetti d’arte. La mia prima perla alla paprika era per me. Avevo vinto la sfida ed ero troppo felice. Me la meritavo. Poi sono arrivati il brevetto e le mostre della mia collezione abbracci di spezie”. abbr2

Oggi Marine, cerca sponsor tra le aziende produttrici di spezie, da cui acquista la materia prima per le sue creazioni, tutte quante volontariamente asimmetriche. Dopo il laboratorio, vorrebbe aprire un negozio. Le piacerebbe vendere i suoi bijoux abbinati a vestiti particolari. Magari ecocompatibili.

Tra i progetti a lungo termine? “Sto contattando – ammette – aziende profumiere del Sud della Francia per acquistare e in futuro realizzare bottigliette minuscole di essenza, utili a fissare l’odore delle erbe aromatiche, che evapora prima rispetto a quello delle spezie. E poi vorrei creare una filiera del gioiello a chilometri zero. Ma vado piano. Già il mio grande sogno l’ho realizzato. E questo mi spinge a dire a tanti ragazzi, oggi delusi, di non schiacciare le proprie passioni, di non accontentarsi. Gli sforzi vengono ripagati. Ho sempre in mente la determinazione di Coco Chanel, che ha rivoluzionato la moda francese e creato un profumo unico, mescolando la fragranza di acqua di rosa, usato i primi dell’Ottocento dalle signore aristocratiche con quello di gelsomino di chi non poteva permettersi profumi costosi. Lei ha osato ed è riuscita. Io un po’ Coco, un po’ Marcel Proust, alla ricerca del tempo perduto”.

Gli ingredienti di un gioiello per una donna tosta? “Curry – risponde – misto al rosmarino per evocare i grandi spazi, la campagna e la cannella, dall’odore caldo e avvolgente, per tornare a sé. Naturellement.

Cinzia Ficco

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